#02×10 Noi come Nakata: non abbiamo capito niente | Kafka sulla spiaggia di H. Murakami

Haruki Murakami è nato nel ‘49 a Kyoto, in Giappone. I genitori sono due docenti, e il piccolo Haruki nasce durante il baby boom che ha investito il Giappone dopo la seconda guerra mondiale.

Nel ‘68 prova per la prima volta il test dell’università e dopo aver fallito, qui mi spiace ma non riesco a trovare una fonte attendibile ma è una cosa troppo strana e voglio dirla, trascorre un anno da ronin. Un ronin è un samurai rimasto senza padrone, o per la morte di quest’ultimo o perché ne ha perso la fiducia. Però letteralmente significa “uomo alla deriva”, magari lui intendeva che per un anno si è sfasciato in giro. Molto probabile visto come prosegue la storia: si iscrive alla facoltà di Lettere all’Università di Tokyo ma passa gran parte del tempo ubriaco, tanto che viene arrestato per ubriachezza molesta ed espulso dal dormitorio. Costretto ad andare a vivere in una zona della città lontana dall’università, frequenta sempre meno le lezioni, e nemmeno resta coinvolto nelle rivolte studentesche anche se devono aver influenzato il suo pensiero. Durante questi anni si sposa, molla l’università per un po’, apre un bar e lo riempie di foto di gatti. Nel ‘75 si laurea con una tesi sul cinema americano, gli avranno dato il proverbiale 60 e un calcio in culo perché a leggere la sua biografia ha fatto tutto meno che studiare, e comincia a dedicarsi alle sue grandi passioni, la musica e la scrittura. I proventi dei suoi primi tre libri, riuniti solitamente sotto il titolo La trilogia del Ratto, sono tali che può vendere il bar e vivere di scrittura. Vivrà per un po’ di tempo in Grecia e in Italia, durante il soggiorno a Roma vivrà una fase di blocco dello scrittore da cui uscirà faticosamente, ma poi la sua carriera proseguirà in maniera abbastanza lineare. Tra i suoi romanzi più famosi Norwegian Wood, 1Q84, e il libro di cui parliamo oggi, Kafka sulla spiaggia.

In questo romanzo del 2002, si alterna la narrazione di due storie che scorrono parallele, quella di Tamura Kafka, un ragazzo di 15 anni che, sotto falso nome, ha deciso di fuggire di casa per allontanarsi dal padre, un artista geniale ma terrificante, che ha lanciato sul figlio una maledizione, e quella del vecchio signor Nakata, un anziano che in seguito a un incidente subito da bambino è rimasto mentalmente disabile, incapace di leggere ma in grado in compenso di parlare la lingua dei gatti, talento che però lo porterà a essere coinvolto in uno spaventoso delitto… 

Un racconto in cui la magia e il sovrannaturale sono calati nella realtà, dove le influenze della cultura giapponese, ovviamente molto presenti, si intrecciano spessissimo con la mitologia e la cultura occidentale e in particolare della Grecia classica. 

Ma questo è Fika, un podcast dove parliamo di libri e femminismo, e non possiamo ignorare l’elefante nella stanza: se almeno personalmente non conosco il signor Murakami abbastanza bene da definirlo un misogino fatto e finito, e anche se questo è il primo libro che leggo di questo autore, sento di poter dire che qui abbiamo un bel problema con le donne. 

I personaggi femminili di Kafka sulla spiaggia esistono solo per essere oggetto di desiderio sessuale, oppure possibili sorelle/madri, o entrambe le cose. Anzi, ci sono dei personaggi femminili che non entrano in questo stereotipo: due femministe, rappresentate come esaltate, stupide e violente, brutte e vagamente mascoline, che vengono prontamente superate in intelligenza da un personaggio che si presenta come di genere maschile ma si scopre è in realtà ermafrodita. Questi due personaggi delle femministe arrabbiate sono una caricatura grottesca e sminuente, e tra l’altro totalmente gratuita, perché la comparsa di questi personaggi non ha nessuna utilità. Tra l’altro, la società giapponese è per quanto riguarda i ruoli di genere molto conservatrice, ha altissimi livelli di disuguaglianza, e le molestie di natura sessuale sono talmente frequenti che da ormai una ventina d’anni sulle metropolitane sono stati istituiti vagoni per sole donne, per proteggere le passeggere dai maniaci, per non parlare poi delle violenze sessuali che spesso non vengono nemmeno denunciate. Insomma, un contesto dove il femminismo serve davvero, e non andrebbe liquidato come un movimento formato da esaltate che si occupano di battaglie inutili. 

Questa rappresentazione mi ha a tal punto infastidita che mi sono messa a cercare se altri avessero notato questa cosa, e in realtà è opinione abbastanza diffusa che il nostro eroe non faccia un bel servizio alla figura della donna. Persino la scrittrice Mieko Kawakami, una delle autrici più promettenti della scena giapponese contemporanea, che si è detta molto ispirata nel suo lavoro da Murakami e che ha con lo scrittore un rapporto di stima reciproca, ha denunciato questo aspetto problematico delle opere dello scrittore, e si è anche confrontata con lui sul tema, in un’intervista dove sostanzialmente lei lo incalza con degli esempi dai suoi libri e lui fa il vago.

Questo vuol dire che il libro non ci deve piacere? Assolutamente no. Il sessismo e le altre forme di discriminazione sono così presenti nella nostra società che molto probabilmente sono più le opere che ne contengono degli esempi rispetto a quelle che le condannano, però è ora che ne parliamo chiaramente, ed è anche ora di ritenere gli autori responsabili di quello che scrivono

FONTI:

Literary Hub, A Feminist Critique of Murakami Novels, With Murakami Himself, con Mieko Kawakami

Osusume Books, MURAKAMI’S MISOGYNY, THE ELEPHANT IN THE ROOM

Literary Hub, Acts of Recognition: On the Women Characters of Haruki Murakami, di Mieko Kawakami

The Guardian, Mieko Kawakami: ‘Women are no longer content to shut up’, di David McNeill

Reddit, r/menwritingwomen, Role of women in Kafka on the Shore by Haruki Murakami


Piovono pesci!

di Camilla Magnani

Questo libro mi ha insegnato molte cose. La prima è che essenzialmente non ho capito niente, la seconda è che il mondo è davvero un luogo strano ed interessante.

Ma io, da quanto in effetti ho scoperto dell’esistenza di Tristan da Cunha, un po’ lo sospettavo già.

Murakami, poi, almeno per me, è una garanzia. Inoltre, quando mi è stato detto che in questo libro piovevano pesci non ho saputo assolutamente resistere.

Kafka sembra il racconto di un sogno, dove da un momento all’altro accetti benissimo che il realismo possa tranquillamente andare a farsi benedire.

 Chi ha letto Kafka sulla spiaggia sa benissimo che le piogge di pesci si verificano solo per volontà molto speciali. Ma, signore e signori, se non lo sapeste, i pesci dal cielo possono cadere davvero. Oggi vi racconterò alcuni spettacoli davvero strani, interessanti e spesso inesplicabili, che la natura ci riserva.

Ci sono luoghi, tendenzialmente in luoghi particolarmente caldi, dove regolarmente piovono pesci. Alcuni, addirittura ci contano proprio su questa particolare precipitazione. Tra maggio e giugno a Yoro, un piccolo paese dell’Honduras, piovono pesci.

Questo misterioso fatto è di facile spiegazione per gli abitanti. Un prete arrivato nella zona, Padre Jose Manuel Subirana, vedendo quanto terribilmente soffrissero la fame le popolazioni dell’area, pregò per tre giorni e tre notti affinché accadesse un miracolo.

E, quella che è stata ribattezzata Lluvia de Peces, in effetti, non ci si va molto lontano. Tra l’altro, gli abitanti di Yoro, incredibili esperti di business e pubbliche relazioni, sono riusciti a fare di questo evento la loro forza. Dal 1998, infatti, a Yoro si tiene il festival del pesce dove si tiene anche un concorso di bellezza per giovani ragazze. Chi vince ottiene il titolo di Miss senorita Lluvia de Peces (Miss Pioggia di Pesci) e deve presentarsi sui carri da parata del festival vestita da sirena.

E non è nemmeno l’unico posto dove questo evento accade. È successo anche in Thailandia o in India e pure in Canada o negli Stati Uniti, ma pure Plinio il Giovane ai tempi dei romani aveva scritto di temporali di pesci.

Ah, e i pesci non sono nemmeno l’unico animale a piovere dal cielo. Anche ragni, rane e apparentemente a Bath, Inghilterra nel 1894 c’è stata una pioggia di meduse.

Quindi direi che, mi dispiace amici di Yoro, ma l’opzione religiosa è da escludere.

Ma quale potrebbe essere la spiegazione scientifica?

Molte teorie sono state formulate per capire davvero che cosa succeda in questi casi. Anche perché tra l’altro sfiga vuole che apparentemente praticamente nessuno scienziato abbia mai assistito al fenomeno e in generale, ovviamente, chiunque abiti in un luogo dove piovono pesci si assicura di essere in un posto ben sicuro prima dell’evento. Quindi, pure i testimoni chiave, sembrano essere poco affidabili.

 Una spiegazione valida potrebbero essere le trombe d’acqua. Un forte vento, come quello di una tromba d’aria, passa su un mare, un fiume o un lago e oltre ad aspirare l’acqua aspira pure gli abitanti delle acque, per poi ricatapultarli per terra da un’altra parte.

In molti casi questa può effettivamente essere la soluzione del caso ma qui il fatto curioso è che i pesci della Lluvia de Peces di Yoro sono pesci di corsi d’acqua che si trovano a ben 200km dalla città. Quindi la domanda sorge spontanea, è proprio così che sono arrivati li?

Nel 1970 un team del National Geographic si è fatto la stessa identica domanda e ha teorizzato una nuova spiegazione: probabilmente i pesci in realtà vivono in fiumi sotterranei e quindi un evento meteorologico importante come una tempesta o una piena li farebbe affiorare sulle strade. Questa ipotesi sembra essere supportata, per lo meno a Yoro, dal fatto che si è scoperto che tutti i pesci misteriosamente apparsi siano tutti ciechi.

Nel deserto della Namibia, dove è stato girato tra l’altro un film come Mad Max Fury Road, c’è un fenomeno davvero interessante. Parlo dei Cerchi delle Fate, ossia delle aree circolari di varia misura di terreno completamente vuoto, spoglio, apparse misteriosamente in mezzo alla vegetazione. Le più piccole possono anche solo avere il diametro di un metro, ma le più grandi arrivano fino a quaranta e i cerchi possono restare dove sono anche per 75 anni. A volte il pattern di cerchi ricopre intere aree.

Molti scienziati nel corso degli ultimi quaranta anni hanno cercato di spiegare questo fenomeno. Anche perché apparentemente la sabbia all’interno dei cerchi appare più umida e più densa di gas naturali rispetto all’esterno. Ma, soprattutto, all’interno dei cerchi delle fate la attrazione magnetica è molto bassa quindi se passiamo con una calamita all’interno del cerchio, il magnete attrarrà molta più sabbia di quanta ne attrarrebbe fuori.

Ma quindi, sono state le fate a creare questi cerchi? O gli alieni?

Anche se ovviamente la causa aliena è ancora nell’elenco apparente degli scienziati, ci sono diverse spiegazioni.

A quanto pare la più fondata è basata sulle termiti. Esse mangerebbero le radici della vegetazione che cresce dopo le piogge lasciando i cerchi spogli e la sabbia umida anche nelle stagioni più secche. Questo accumulo di acqua fa anche crescere le piante sul bordo del cerchio in maniera più rigogliosa.

Per questo motivo un’altra opzione potrebbe essere la riorganizzazione del terreno per cui le piante competono tra loro per arrivare alle risorse naturali necessarie tra cui, appunto, l’acqua.

E forse perché non sono una scienziata ma mi diverto a raccontarvi fatti strani, ora vi parlo della versione che io preferisco di tutte le storie, ossia quella degli abitanti del posto.

Ovviamente anche qui l’intervento divino è la spiegazione, nel caso aveste qualche dubbio.

E nello specifico, i cerchi sarebbero l’intervento del dio Mukuru, il creatore supremo delle popolazioni Himba e Herero, colui che porta la pioggia e guarisce i malati.

Ma c’è un plot twist. Un’altra teoria vorrebbe che i cerchi fossero causati dal respiro velenoso di un drago che vive nel sottosuolo.

Visto che tra l’altro questi cerchi sembrano essere stati recentemente scoperti anche in Australia, in Sudan e in Kenya, sarei proprio curiosa di sapere le loro versioni della storia anche se sospetto che nessuno sia in grado di battere la storia del drago.

Ah, tra l’altro, la riserva naturale della Namibia che racchiude questi cerchi li ha addirittura messi in vendita a cinquanta dollari l’uno. È un’adozione fittizia ovviamente, per aiutare la ricerca e proteggere la zona, ma se volete fare un regalo interessante ne sarete comunque ufficialmente i titolari e riceverete anche le coordinate per poterlo vedere e coccolare su Google Earth.

Dai cerchi delle fate alla Porta dell’Inferno in Turkmenistan. Avvertenza: questa a differenza degli altri fenomeni di cui abbiamo parlato, è una cavolata del tutto umana.

Negli anni ’70 dei ricercatori sovietici decisero di trivellare un’area nei dintorni di Darvaza nel deserto del Karakum, alla ricerca di petrolio

Poco dopo l’inizio dei lavori gli operatori incontrarono una sacca piena di gas naturale che causò il cedimento del terreno. Cedimento che inghiottì addirittura tutti i macchinari usati per la trivellazione. Spaventati dai gas presenti nel pozzo e da una loro possibile fuoriuscita gli scienziati decisero di incendiare la voragine che si era andata a creare sperando che le riserve di gas si esaurissero in fretta.

Ebbene ancora oggi, dopo esattamente cinquant’anni, il cratere largo 20 metri e profondo 70, continua a bruciare. Lo spettacolo è stranamente suggestivo sinceramente. In mezzo al deserto dove non cresce assolutamente nulla, da un momento all’altro vedi questo buco enorme pieno di lingue di fuoco da cui tra l’altro pare siano attrattissimi i ragni che arrivano a radunarsi in moltissimi per entrare nella Porta dell’inferno.

Persino un uomo, in una spedizione del National Geographic, ci è entrato per scoprire di più sulle proprietà del suolo.

E se capitate in Turkmenistan potete pure andarlo a vedere. Il cratere infatti è ormai un’attrazione turistica e pure un’area di campeggio selvaggio.

Per ultimo invece vi racconto qualcosa di particolarmente adorabile. I granchi rossi australiani dell’isola di Natale non possono essere trovati da nessuna parte al mondo. Seguendo il calendario lunare, specialmente per la riproduzione, durante la stagione delle piogge, tra ottobre e novembre, in migliaia migrano in aree più aride dando luogo ad uno spettacolo incredibile.

Immaginatevi ora migliaia di granchi che attraversano un’autostrada o salgono su un ponte durante il viaggio.

L’isola infatti si prepara alla migrazione e ogni anno migliaia di rangers aiutano i granchi ad attraversare la strada e a non finire sotto le macchine. Il traffico talvolta viene bloccato per garantire ai granchi strade libere e sicure. Sono stati pure costruiti corsie e tunnel ai lati delle strade esclusivamente per i granchi.

Quindi in conclusione, se in alcuni casi è stato l’essere umano a danneggiare la natura e in altri la natura ci ha riservato misteriose sorprese, mi piace pensare che anche noi a volte possiamo fare lo stesso e aiutare tutto ciò che ci circonda a vivere in pace. 

FONTI:

Wikipedia – Lluvia de Peces

Rain of animals

Raining Jellyfish (1894) – Mysterious Britain & Ireland

Every Year, the Sky ‘Rains Fish.’ Explanations Vary. (Published 2017)

Lluvia de Peces (Rain of Fish) – Yoro, Honduras

Cerchi delle fate

Mukuru

Expedition to the mysterious fairy circles in the Namib Desert / Sudo Null IT News

Fairy circles: What’s your theory?

Found: Fairy Circles in Australia

Scientists Have a New Idea About the Origins of Namibia’s Fairy Circles

Visiting the Mysterious Fairy Circles of the Namib Desert

Mysterious fairy circles in Namibian desert explained at last

George Kourounis first to descend into Turkmenistan’s Door to Hell pit of fire

La Porta dell’Inferno è un cratere infuocato che brucia in Turkmenistan da 45 anni

Entering the ‘Door to Hell’

Behind the scenes of the red crab migration — Christmas Island 2012

Christmas Island Red Crab

Red crab migration | Christmas Island National Park


Musetti mostricetti – I gatti che NON vorresti come amici

di Federica Caslotti

Hai mai sentito parlare dello Hakutaku

Secondo la leggenda, sono grossi animali simili a buoi, con 9 occhi: tre sulla testa e tre su ciascuno dei due fianchi. Sono considerati esseri estremamente saggi, che parlano la lingua degli umani ma si manifestano solo durante i regni di sovrani saggi e virtuosi. La leggenda è originaria della Cina, dove si dice che l’imperatore Huang Di abbia incontrato uno di questi animali, che l’ha istruito sui nomi di tutti i mostri esistenti, da quelli benevoli a quelli malvagi, e sui modi per proteggersi da essi. L’imperatore scrisse un libro con questi insegnamenti, e, in onore della saggia creatura, li raccolse in un libro, che intitolò “Libro dello Hakutaku”. Questa tradizione sarebbe arrivata fino in Giappone: qui il mitico libro riuniva tutti gli yokai esistenti. Cosa sono gli yokai? Il nome significa “apparizioni mostruose”, esseri sovrannaturali di varia indole, in alcuni casi benigna, in altri, eeeh…

Questo libro originario è andato perduto, e dal periodo Edo vari artisti hanno cercato di riprodurlo, ricomponendo le storie dei vari yokai da citazioni provenienti da altre fonti. 

E anche io possiedo una versione di questo libro, illustrata e curata da Matthew Meyer, e ho pensato, visto il ruolo importante che hanno i gatti nel romanzo di Murakami, perché non parlarvi dei vari yokai che compaiono in forma di gatto? 

Bene, a questo proposito, Matthew Meyer si è rivelato completamente inutile, perché non ne ha citato neanche uno. Quindi mi sono dovuta arrangiare.

(Mi correggo, poi ho trovato un sito, yokai.com, da quel che ho capito realizzato sempre da Matthew. E qui ho trovato i gatti.)

Cominciamo dal bakeneko. Come molti altri esseri nel folklore nipponico, il bakeneko era in origine un gatto normale, ma, per diverse vicissitudini, è asceso a status di yokai. Un gatto comune può diventare un bakeneko se ha più di 12 anni, se è insolitamente grande, se mangia troppo olio per le lampade (infatti sono esseri connessi al fuoco, e sono rappresentati con una fiammella sulla punta della coda) o se ha una coda molto lunga. Si dice che il Japanese Bobtail, una razza di gatti, sia stata selezionata per avere un codino piccolissimo proprio per evitare che il micio invecchiando diventasse uno yokai, perché senza coda il gatto non poteva apprendere la magia. Ma come fa un bakeneko una volta che è diventato tale? 

Il nome significa “gatto cambiato”, e infatti la sua caratteristica è la capacità di mutare forma, prendendo aspetto umano e tornando poi alle sembianze feline, e possono anche parlare. E penserai “che bello, potrò parlare col mio gatto” e invece no, perché sebbene molti racconti parlino del bakeneko come di un essere un po’ dispettoso al massimo ci sono anche storie in cui il gatto mangia il suo padrone per prenderne le sembianze, e vivere la sua vita al suo posto…

Il bakeneko ha a sua volta tre sottocategorie: c’è la nekomusume, che significa “figlia del gatto” ed è un bakeneko che ha preso l’aspetto di una ragazza, molto popolare, oggi la cat-girl attira molto, o almeno così dicono.

Poi c’è il kasha, che si può tradurre con “carro infuocato”. è un gatto enorme, che cammina su due zampe, e la sua occupazione è rubare cadaveri, per mangiarli o farli risorgere come “zombie”, diciamo. Sono anche considerati messaggeri dall’inferno, e in Giappone era usanza non permettere ai gatti di avvicinarsi alle bare, perché si credeva che il morto sulla cui bara si fosse posato un gatto sarebbe tornato tra i vivi. 

L’aspetto più benevolo che può assumere il bakeneko è il manekineko, il gatto portafortuna, talmente portafortuna che anche solo la sua immagine è sufficiente, ed è il micione che vedete rappresentato in quelle statuine a forma di gatto che nei negozi gestiti di solito da cinesi o giapponesi ha la zampina sollevata e in alcuni casi la muove su e giù come a fare segno ai clienti di entrare. Una statuina di un manekineko con la zampina destra alzata attira più denaro, la zampina sinistra attira più clienti.

Ma il bakeneko e i suoi cuccioli non sono gli unici yokai felini esistenti in giappone. Ce n’è un altro,ed è probabilmente il meno benevolo di tutti: il nekomata.

Si distingue dal bakeneko perché lui di code ne ha ben due. Come il bakeneko, il nekomata nasce come gatto comune, ma invecchiando comincia a sviluppare i suoi poteri magici. 

Man mano che acquisiscono i loro poteri soprannaturali, i Nekomata iniziano a crescere di dimensioni. Camminano sulle loro zampe posteriori e usano un linguaggio umano.

Una volta ottenuti i loro poteri, alcuni Nekomata scappano dalle loro città per nascondersi nelle profondità delle montagne. Diventano grandi mostri divoratori di esseri umani. Ci sono anche racconti in cui imparano la negromanzia. Poi perseguitano i loro vecchi proprietari con visite di parenti morti. Possono evocare palle di fuoco, proprio come il bakeneko. Tuttavia, a differenza del bakeneko, i nekomata usano questa capacità per appiccare intenzionalmente grandi incendi, uccidendo molte persone. 

Ma perché fanno così? Si dice che un gatto maltrattato abbia più possibilità di trasformarsi in nekomata. Quindi, state attenti a come trattate i vostri gatti…


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