#02×09 L’uomo nel labirinto | Piranesi di S. Clarke

Possa il tuo percorso essere sicuro, il pavimento intatto e possa la Casa riempire i tuoi occhi di Bellezza

Susanna Clarke è nata il 1 novembre 1958 a Nottingham, in Inghilterra. Figlia di un ministro metodista, i suoi scrittori preferiti sono Sir Arthur Conan Doyle, Charles Dickens e Jane Austen. Si laurea a Oxford nel 1981 in Filosofia, politica ed economia. In caso qualcuno se lo stesse chiedendo no non è una di quelle laureate prodigio che fanno sognare i giornalisti italiani (“Nel 2020 invece di deprimermi ho preso 3 lauree” semicit.), “Filosofia, politica ed economia” è una facoltà interdisciplinare. È stata insegnante di lingua inglese a Torino e a Bilbao, ha lavorato per diversi anni in editoria, ma è diventata famosa a livello internazionale con il suo primo romanzo, pubblicato nel 2004 e intitolato Jonathan Strange & il signor Norrell un romanzo fantasy ambientato durante la Regency Era ma in una timeline alternativa, in cui la magia esiste, e dopo essere scomparsa per secoli sembra essersi risvegliata, con conseguenze imprevedibili. 

Il romanzo, che mescola personaggi storici a invenzioni fantastiche e ricorda nello stile la prosa di Jane Austen, ha avuto un enorme successo ed è ritenuto dai fan uno dei migliori fantasy contemporanei. Purtroppo l’autrice è poi sparita dai radar, non pubblicando nulla se non alcuni racconti sempre ambientati nello stesso universo per i successivi 15 anni. Nel 2006 Susanna Clarke ha dichiarato di soffrire di Sindrome da fatica cronica, una malattia che le è stata diagnosticata proprio mentre stava scrivendo il suo romanzo d’esordio. La scrittrice imputa proprio a questa condizione la sua difficoltà nello scrivere con regolarità. 

Ma finalmente nel 2020 Susanna Clarke è tornata con una storia completamente nuova, il romanzo di cui vi parliamo oggi: Piranesi.

Il protagonista, che dà il titolo al romanzo, è un giovane studioso. L’oggetto dei suoi studi è la Casa, un palazzo immenso e magnifico, popolato da statue di marmo, i cui saloni sono in parte sommersi dal mare o presidiati da basse nuvole. La Casa è il mondo in cui vive Piranesi e di cui è l’unico abitante vivente, eccezion fatta per l’Altro, l’unico essere umano con cui ha rapporti, e che ha bisogno del suo aiuto per realizzare un rituale, che gli permetterà di accedere a una conoscenza antica e perduta, che potrebbe garantirgli immenso potere. 

La storia è narrata dal punto di vista di Piranesi, il quale nel suo diario annota tutto ciò che di rilevante avviene nella Casa, ma fin da subito si percepisce che c’è qualcosa che non va: dove si rifugia l’Altro quando non è con Piranesi? Perché nella Casa non ci sono altri abitanti, sebbene Piranesi abbia trovato tredici cadaveri, che testimoniano che ci sono state altre persone prima di loro? La situazione si complica quando l’Altro comunica a Piranesi che un’altra persona si aggira nei saloni labirintici della Casa, una persona malvagia col potere di far perdere la ragione a Piranesi semplicemente rivolgendogli la parola. Ma sarà davvero così? E Piranesi può davvero fidarsi dell’Altro? 

Il nome Piranesi è insolito, e infatti scopriamo molto presto nella narrazione che questo non è il vero nome del protagonista, ma un soprannome, datogli dall’Altro. 

Giovanni Battista Piranesi, detto anche Giambattista è stato un incisore, architetto e teorico dell’architettura vissuto tra il 1720 e il 1778. Nato a Venezia, la gran parte del suo lavoro è ispirata all’architettura classica romana, e spesso si diletta nel capriccio, un genere artistico che in pittura o nel disegno vede la giustapposizione di elementi artistici molto lontani tra loro per stile, epoca o posizione geografica. un capriccio è quindi un esempio di architettura impossibile. Opera molto famosa e influente di questo artista sono le Invenzioni capricciose di carceri, che raffigurano saloni immensi, labirintici, che sembrano non avere mai fine e che si ripetono all’infinito


Labirinti e dintorni

di Camilla Magnani

Borges disse: “Un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini; la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine”

Insomma, in poche parole, la vita ci riserva poche gioie e se possiamo incasinarci ancora un po’, non perdiamo certo l’occasione.

Sin dall’inizio vero e proprio del libro, ci accorgiamo che Piranesi, il nostro protagonista, vive in una casa un po’ strana. Un luogo misterioso che ha imparato a conoscere a memoria, ma in cui è immensamente difficile non perdersi. In poche parole, un labirinto.

Sin dall’antichità il concetto di labirinto sembra ricorrente, non solo, chiaramente, nell’architettura, ma anche nella letteratura, come simbolo di perdizione, un’esperienza di sfida rischiosa, un viaggio alla ricerca del centro, la comprensione della molteplicità del reale.

In questo senso il labirinto viene usato anche in diverse opere d’arte. Pensate a Picasso, Pollock o Escher, ci sono, per esempio, diverse novelle di Borges dedicate al tema; ma rimanendo in Italia pensate il labirinto ne Il nome della rosa di Umberto Eco, raffigurato spesso e volentieri sulla copertina del libro. E più recentemente, come non pensare al dedalo che Harry deve attraversare per il Torneo Tre Maghi in Harry Potter e il Calice di Fuoco, o alla famosissima scena finale di Shining.

Con l’avvento della religione cristiana, poi, i labirinti sono spesso stati rappresentati in edifici religiosi, come simbolo dell’intricata strada che l’uomo deve percorrere per arrivare a Dio.

Alcuni labirinti, addirittura, vengono utilizzati dagli scienziati in esperimenti psicologici, spesso sui topi, per capire l’intelligenza degli animali. E chi ha letto Guida Galattica Per Gli Autostoppisti sa come tutto questo andrà a finire.

Ma non tutti i labirinti erano come ce li immaginiamo oggi: ossia un percorso con un’entrata e un’uscita.

Quelli antichi erano definiti “unicorsali” perché avevano un solo percorso che portava al centro del labirinto stesso e poi una volta arrivati lì si faceva la strada a ritroso. Quindi praticamente se ti sentivi un genio per essere finalmente arrivato a destinazione, poi ti sentivi ancora un cretino se ti perdevi di nuovo nella stessa identica strada.

Ora invece quello a cui anche io penso immediatamente quando si parla di labirinti, quello che ci immaginiamo è il labirinto “multicorsale”, dove il centro e l’uscita si possono raggiungere in diversi modi, con diversi percorsi, pieni di bivi e vicoli ciechi.

Inoltre, la maggior parte dei labirinti classici, non solo avevano uno schema fisso a tre,sette, undici o quindici strutture circolari o quadrate o cerchi concentrici, ma cominciavano a destra, mentre i labirinti moderni, oltre ad avere le forme più disparate, vengono progettati con l’entrata a sinistra, probabilmente per un senso di progressione.

Dovete considerare che ad oggi, la maggior parte degli schemi labirintici, soprattutto quelli dell’antichità, esistono solo in forma disegnata o decorativa. Spesso li possiamo trovare all’interno di chiese, come San Michele a Pavia, o in mosaici pavimentali romani. Una interessante eccezione che vale la pena menzionare, tuttavia, è il labirinto etrusco di Porsenna a Chiusi che si trova sì, nel complesso architettonico di una cattedrale, ma è un vero e proprio labirinto fatto di cunicoli sotterranei.

La parola labirinto, proviene dal greco labýrinthos che a sua volta viene dalla parola labrys, un’ascia dalla doppia lama, e -into suffisso che sta per luogo. Quindi “Luogo-Palazzo dell’ascia a doppia lama”. Questo particolare oggetto ci riporta alla costruzione del primo labirinto per eccellenza, quello del palazzo di Cnosso a Creta.

L’ascia dalla doppia lama, infatti, era il simbolo del re di Creta, Minosse.

Leggenda vuole che il nostro Minosse non fosse particolarmente amato dai suoi sudditi, e così cercando la legittimazione suprema, Minosse prega Poseidone affinchè gli dia un segno.

Poseidone, che come tutti gli dei greci è particolarmente criptico nei segni ma non nelle punizioni, gli invia un toro bianco a patto che venga sacrificato in suo onore.

Minosse, felicissimo per il toro, se lo vuole tenere e quindi ne sacrifica un altro.

E Poseidone in pratica gli dice “Ti piace vincere facile?” e quindi sceglie una punizione esemplare: fa sì che la moglie di Minosse si innamori del toro bianco, ci si accoppi e abbia un figlio. E questo figlio metà toro e metà umano sarà l’incubo di Minosse: il Minotauro.

Ed è proprio per lui che Minosse chiede al leggendario architetto Dedalo, di costruire la più intricata delle prigioni. Sappiamo poi dal mito di Teseo e Arianna che il Minotauro venne sconfitto eccetera eccetera.

Ma torniamo al labirinto. Per anni non solo la storia, ma pure il luogo è stato considerato frutto di fantasia. Una decina di anni fa, tuttavia, una spedizione capitanata dall’università di Oxford, in seguito a degli scavi, ha scoperto che probabilmente il labirinto esisteva, ma si trovava a Gortyna 30 km più a sud di Cnosso. E in molti sapevano dell’esistenza di questo altro sito, 4 km di gallerie sotterranee intricatissime. Addirittura i nazisti vi avevano nascosto delle munizioni!

Tuttavia, quello di Cnosso è probabilmente quello più famoso, ma non dimentichiamoci che non è l’unico! E soprattutto, “Il labirinto di Cnosso non esiste” come ci dice l’infuriato utente “Ci_pa Cremona” su Tripadvisor!

Anche se ovviamente la cultura classica, anche in Piranesi, è forse la prima che associamo alla costruzione di labirinti, non è per forza la più prolifica.

Come dicevamo, per diverse culture e società il labirinto ha assunto una diversa funzione simbolica.

Ci sono casi in cui il labirinto è il contatto tra l’uomo e la natura. In Svezia, ad esempio, i vichinghi costruirono molti dei loro labirinti nel punto esatto in cui il sole tramonta il giorno del solstizio d’estate.

Proprio per questo legame stretto tra uomo e natura, sempre in Svezia, alcuni labirinti furono costruiti anche più tardi, attorno al 1500. I pescatori ogni giorno, prima di salire sulle barche percorrevano i labirinti in modo propiziatorio. Infatti si pensava che questo rituale potesse garantire un buon mare, vento a favore, molto pesce e soprattutto il labirinto riusciva a impedire ai temuti troll di seguire i pescatori in barca. Infatti, il pescatore, furbo, avrebbe terminato il labirinto e sarebbe corso sulla barca, lasciandosi alle spalle i troll, persi nel labirinto.

Il primo maggio invece, che è anche la giornata mondiale dei labirinti!, nel nord europa, specialmente nelle isole britanniche, si festeggia Beltane, una festa pagana gaelica dove le persone accendono un falò e ballano attorno agli alberi di maggio, sulla cima dei quali partiva un nastro legato poi con un fiocco ai partecipanti. Per alcune coreografie il palo veniva messo all’uscita di un labirinto e i danzatori, legati ad esso da un lungo nastro, devono percorrere il labirinto creando un bellissimo effetto di intarsi colorati tra i fiocchi.

Alcuni antichi labirinti rinvenuti in Russia spingono gli storici a credere che il labirinto fosse usato come calendario. In diversi momenti dell’anno solare, la luce andava a toccare diverse linee del labirinto creando anche un gioco di ombre di diversa lunghezza, servendo, appunto, da indicatore di tempo. Alcuni labirinti/calendari sono stati ritrovati anche in Europa, in Spagna, ad esempio.

In altri luoghi, tra cui anche l’Italia, il labirinto è diventato, come già menzionato, una metafora religiosa.

Nelle aree influenzate dalla religione cattolica, il labirinto simboleggia il complesso e tortuoso viaggio dell’uomo nella sua scoperta di Dio.

Un esempio perfetto di questa metafora è il labirinto presente nella navata centrale della Cattedrale di Chartres in Francia. È particolarmente popolare perché si trova sulla via del cammino di Santiago per coloro che partono da Parigi. Quello della cattedrale di Chartres è un labirinto unicorsale costruito nel XII secolo e anche qui il giorno del solstizio d’estate, attorno a mezzogiorno, un raggio di luce filtra attraverso le vetrate e colpisce la pietra più bianca di tutto il labirinto.

In Italia i labirinti dedicati alla religione cattolica possono essere trovati, come dicevamo, a San Michele a Pavia, nel portico della cattedrale di San Martino a Lucca, nell’ex convento di San Francesco ad Alatri e nella cattedrale di San Vitale a Ravenna.

Ma la religione cattolica non è l’unica che ha usato i labirinti. In Arizona, per la popolazione nativa americana dell’area, chiamata O’odham, The man in the Maze, l’uomo del labirinto, è associato a I’itoi, il dio creatore. I’Itoi, secondo le loro credenze, vivrebbe in un labirinto sotterraneo sotto il monte Baboquivari. Alcune leggende lasciano intendere che I’itoi avesse bisogno di un labirinto per tenere lontani i propri nemici e gli O’odham sentono ancora un legame speciale con il labirinto, che per loro simboleggia la vita, piena di vicoli ciechi, di strade impervie e scelte complesse, che con un po’ di speranza possono portare verso il centro.

Ma cosa fare se volete provare l’esperienza del labirinto? Proprio come il sito di Tristan de Cunha dell’altra volta, anche oggi ho trovato un sito meraviglioso che ho letto da cima a fondo per esaudire tutti i vostri desideri. Il sito in questione è The Labyrinth Society, un gruppo di aficionados dei labirinti, che ci insegna la vita l’universo e tutto quanto sui labirinti. E io ci ho scoperto cose interessantissime.

Sapete che potete scoprire dove si trova il labirinto più vicino a voi? La Labyrinth Society ha creato il World Wide Labyrinth Locator dove potrete inserire il vostro indirizzo e potete scoprire se siete vicini a una raffigurazione di un labirinto o ad un labirinto da percorrere a piedi. Io ho scoperto di essere vicina a ben due labirinti. Chissà magari li proverò.

Sul sito della Labyrinth Society tra l’altro ho scoperto che non solo esistono aziende che costruiscono labirinti, fissi o temporanei, ma che ci sono anche tecniche per costruire un labirinto faidate. Quindi se vi annoiate, ora sapete cosa fare.

È stato interessante, tra l’altro, scoprire che i labirinti sono spesso usati in diversi contesti. Ad esempio, alcune persone usano il labirinto per esprimere i propri voti nuziali. Proprio come nelle ceremonie pagane, gli sposi vengono uniti attraverso la legatura delle mani e mentre percorrono ciascuno dei sette cerchi del labirinto classico dovranno riflettere sul matrimonio, obiettivi per il futuro ecc… Insomma, se non vi perdete o non decidete di scappare, può anche essere un’idea interessante.

Ma ancora più interessante è l’idea di utilizzare il labirinto nelle prigioni. Ebbene sì, la Labyrinth Society ci informa che sono stati attivati diversi progetti introdurre i percorsi labirinti come svago occasionali all’interno dei sistemi penitenziari. Dopo aver pensato per un momento all’ironia di rinchiudere un detenuto in un labirinto farlo divertire, la Labyrinth Society mi ha convinta. In effetti, un labirinto è un modo per tenere occupata e attiva la mente e può anche essere un luogo tranquillo e di meditazione per un detenuto che spesso si trova in un ambiente rumoroso e opprimente.

Quindi sì, viva i labirinti, in qualsiasi forma e situazione.

Ah, ma prima di concludere voglio darvi un ultimo suggerimento se deciderete di dilettarvi in una passeggiata labirintica. In molti labirinti, ma non in tutti, sembra essere molto efficiente la regola della mano destra o sinistra. Se il labirinto in cui vi trovate ha pareti complessivamente collegate, è molto probabile che tenendo la vostra mano su una delle due pareti (probabilmente meglio quella destra) e seguendo il percorso, troverete l’uscita facilmente.

Esistono poi diversi algoritmi che potrebbero aiutarvi ad arrivare alla fine. Ma in fondo, se non ci si perde un po’ che gusto c’è?

FONTI:

Indagini e misteri.it, Il Labirinto tra storia e mitologia

Dal mito alla realtà Il vero labirinto non era a Cnosso – la Repubblica.it

il labirinto del minotauro non esiste – Recensioni su Il Palazzo di Cnosso, Knosos – Tripadvisor

Il labirinto, topos letterario ed artistico…luogo di riflessione – Art Counseling Venezia

Wikipedia, Summer Solstice

Wikipedia, Labirinto

Parol.it, Semantica ed estetica del labirinto

The Labyrinth Society: The Labyrinth Society

World-Wide Labyrinth Locator – Welcome

Geomancy.org, Vikings & Sweden – Old Labyrinths

Wikipedia, I’itoi

Wikipedia, Algoritmi per la risoluzione di labirinti


Ti sei perso?

di Federica Caslotti

Visto che nel mondo di Piranesi la gente appare e scompare oggi ti parlo di persone scomparse, mondi paralleli e altre amenità.

Ultimamente su TikTok impazzano le teorie cospirazioniste legate alle centinaia di misteriose sparizioni nei parchi nazionali del Nord America. Persone che improvvisamente spariscono senza lasciare traccia, o vengono ritrovate morte, a grandissime distanze da dove sono state viste l’ultima volta. C’è chi dà la colpa a Bigfoot, lo scontroso scimmione che tutti conosciamo, altri incolpano gli alieni o varie leggende locali, ma i casi più strani riguardano le persone che vengono ritrovate vive, che non riescono o non vogliono dire cosa sia loro successo e dove siano state. David Paulides, ex poliziotto oggi scrittore e investigatore, ha pubblicato un libro intitolato Missing 411 in cui indaga le sparizioni: secondo lui la maggior parte dei casi di persone scomparse avvengono vicino a corsi d’acqua, appena dopo la sparizione le condizioni meteo peggiorano cancellando le tracce, e di solito nelle vicinanze ci sono cespugli di bacche commestibili. Ed è sempre lui a far corrispondere i luoghi in cui le sparizioni sono più comuni con vasti sistemi di caverne e gallerie sotterranee esistenti in Nord America. Cosa vuol dire tutto questo? Be’, Paulides cita il caso di un bambino di tre anni, scomparso per diverse ore, che una volta ritrovato rivela alla nonna che stare nel bosco con l’altra nonna non gli è piaciuto per niente: il bambino sostiene che una sosia della nonna l’abbia condotto in una caverna, ma che questa sosia fosse un robot, e volesse visitarlo. Dopo la visita l’avrebbe riportato sul sentiero dove sarebbe stato ritrovato. Adesso non sto dicendo che un bambino di tre anni sia un testimone inaffidabile, però…

Ma dove vanno a finire queste persone scomparse? Ebbene, forse la risposta si può trovare in quei casi di persone che invece sono comparse dal nulla.

Luglio 1954: all’aeroporto Haneda di Tokyo un uomo ben vestito esibisce un passaporto che attesta la sua provenienza da un Paese chiamato Taured. Tutti i suoi documenti sembrano autentici, l’unico problema è che Taured non esiste. Essendo il ‘54 la situazione nel mondo con la Guerra Fredda non era tanto distesa, e in ogni caso non potevano imbarcarlo con dei documenti almeno apparentemente falsi. L’uomo si altera non poco e quando gli viene chiesto di indicare Taured sulla mappa lui indica Andorra, mostrandosi sconcertato nello scoprire che anche sull’atlante la sua nazione non è citata. Mentre la polizia indaga, all’uomo viene chiesto di pernottare in un albergo in città. Ma il mattino seguente la sua camera viene trovata vuota: l’uomo non può essere uscito, la camera si trovava al 15esimo piano, e se anche si fosse buttato si sarebbe trovata qualche traccia. Speriamo sia in qualche modo tornato al suo mondo, dove Taured esiste, e dove può raccontare di essersi trovato in uno strano mondo dove esiste un luogo chiamato Andorra…

Più spaventoso è il caso di Carol Chase McElheney, una ragazza statunitense che mentre guidava verso Perris nel 2006 aveva deciso di fare una deviazione per visitare Riverside, la cittadina dove vive la la sua famiglia. Carol però si ritrova in una città che non riconosce, molto più cupa e sporca, dove anche le persone hanno l’aria strana e inquietante. Carol cerca il cimitero, e non lo trova. Cerca la sua vecchia scuola, e la trova abbandonata, demolita, piena di graffiti. Anche la via più centrale, con i negozi e i ristoranti, sembra essere diventata un quartiere malfamato. Carol decide di non parlare con nessuno, perché dice di avere la sensazione che parlando con una di quelle persone resterà bloccata lì, se ne va e non ritorna fino alla morte di suo padre, un paio di anni dopo, quando trova però tutto a posto come ricordava dalla sua infanzia. Carol è convinta di essere per sbaglio finita in un universo parallelo.

Un’altra storia che vorrei raccontarti è una che secondo me a te piacerà tantissimo: 2009, un uomo che si fa chiamare James Richards è in viaggio con la sua cagnolina. Durante un pit stop dell’animale, la cagnolina comincia a inseguire un coniglietto e James per inseguirla inciampa e batte la testa. Quando si riprende, al suo fianco c’è uno strano uomo che dice di chiamarsi Jonas e di essere un viaggiatore interdimensionale. E come farebbe chiunque in questi casi James si mette a parlare di pop culture. I due scoprono di essere entrambi amanti dei Beatles, che esistono in entrambe le dimensioni, ma nel mondo di Jonas i Beatles sono ancora tutti vivi e vegeti, non si sono mai sciolti e continuano a fare musica insieme. James da questo incontro guadagna una cassetta (perché nel mondo di Jonas i CD esistono ma non sono mai diventati popolari) dell’ultimo album dei Beatles. James ha caricato queste canzoni sul web, e le potete ascoltare qui.

Ma ci sono anche dei pazzi che volontariamente cercano di viaggiare in una dimensione parallela, e il web ha dato loro un’occasione di splendere. Sempre su TikTok è tornato in auge un giochino horror che richiede solo un edificio di 10 piani dotato di ascensore. Ecco come si esegue.

E sulla stessa piattaforma un utente sostiene di essere nel 2027 e di essere l’unica persona vivente al mondo. Dice di chiamarsi Javier, vive a Valencia, e sostiene di essersi svegliato in ospedale il 13 febbraio 2027 e di non ricordare cosa sia successo, ma  di essere l’unico essere umano in circolazione. La mia teoria è che filmando durante il lockdown abbia avuto molte occasioni di filmare una città insolitamente deserta, e che quindi per quanto i video siano ben fatti la spiegazione sia molto semplice. Ma forse chissà, Javier, come Piranesi, è perso in un mondo gigantesco, vuoto e difficile da comprendere. E forse qualcuno dovrebbe cercare di riportarlo a casa… 


CONCLUSIONI

Piranesi è un romanzo elegante, insolito e coltissimo. Susanna Clarke fa riferimenti all’occultismo, alla classicità, alla storia dell’arte. La scelta di far narrare la storia a Piranesi, un narratore inaffidabile poiché la Casa gioca degli scherzi nella sua mente, rende la trama ancora più intrigante e coinvolgente anche se, sinceramente, a un certo punto avrei voluto poter leggere il punto di vista di tutti i personaggi, non solo quello di Piranesi. Molti dicono che la trama si sfilaccia andando avanti, io invece l’ho trovata molto ben calibrata. Forse non è perfetto da tutti i punti di vista, ma nessun romanzo lo è, e dall’arte non bisogna pretendere la perfezione, ma che ti lasci qualcosa.


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