Louise Bourgeois – Amore e sofferenza

Amore e sofferenza sono stati i temi cardine dell’arte del Novecento, e Louise Bourgeois li ha incarnati entrambi.

Nasce a Parigi, il 25 dicembre 1911. Figlia di Louis Bourgeois, fedifrago e autoritario, e di Joséphine Fauriaux, succube e muta di fronte ai tradimenti del marito, le sue manine di bambina sono messe immediatamente al servizio dell’arte: i genitori, restauratori di arazzi, fanno lavorare lei e i fratelli nel loro laboratorio. Tra i compiti della piccola Louise, quello di ritagliare i genitali delle figure ritratte, lasciando dei buchi che sarebbero stati in seguito rammendati: minuscoli peni di stoffa si accumulano in apposite ceste nel laboratorio, per non turbare la sensibilità dei danarosi committenti.

Al trauma della guerra si aggiunge nel 1919 l’influenza spagnola, che colpisce la madre. La piccola Louise si ritrova a dover accudire la donna, che non si riprenderà mai del tutto, mentre il padre è impegnato a inseguire le sottane di Sadie, la giovane governante assunta per accudire i bambini.

Ansia, rabbia, paura dell’abbandono mettono le radici nel cuore di Louise, che cerca negli studi quel rigore e quella logica che nella sua vita mancano: è brava Louise, e ama la matematica, perché in matematica ci sono leggi, le cose vanno come devono andare. Non ci sono ingiustizie in matematica, non devi fare da madre a tua madre mentre tuo padre le mette le corna.

Joséphine muore nel ’32, mentre la figlia riesce a entrare alla facoltà di Matematica della Sorbona. Louise ha 21 anni e dopo una vita passata a essere forte per gli altri, crolla: cade in una profonda depressione, che le impedisce di portare avanti gli studi. Ma scopre nell’arte un modo per incanalare la sua sofferenza: frequenta corsi all’Académie de la Grande-Chaumière, all’École des Beaux-Arts e all’École du Louvre, e diventa allieva del pittore Fernand Léger.

Nel ’38 sposa il critico d’arte Robert Goldwater, e con lui si trasferisce negli USA, e lì comincia a esprimere la sua vena artistica più dirompente, inquietante, violenta. Dipingere non le basta, e diventa scultrice, sfrutta i più diversi materiali, legno, plastica, lattice, metallo, per dar forma alle sue angosce, le sue fantasie, che richiamano tutte ossessivamente l’infanzia.

«A tavola, quando ero molto piccola, sentivo la gente litigare: il padre diceva qualcosa, la madre sceglieva di difendersi. Per sfuggire ai battibecchi, ho iniziato a modellare il pane morbido con le dita. Con l’impasto del pane francese – a volte era ancora caldo – facevo delle piccole figure. E le mettevo in fila sul tavolo e questa è stata davvero la mia prima scultura»

Il padre colpevole di aver distrutto la famiglia, la madre accusata di essere debole, di averla abbandonata, l’atmosfera claustrofobica della casa, rifugio e prigione: questi i fantasmi che perseguitano Louise, che si materializzano nelle Cells, stanze piccole, asfissianti, solitamente dominate da un letto circondato da ingombranti oggetti dalla forma fallica, che lo spettatore può spiare solo dall’esterno, diventando testimone di diversi tipi di dolore.

Solo nel ’74, quasi vent’anni dopo la morte improvvisa di Louis, l’artista riesce a fare apertamente i conti con l’eredità lasciatale dal padre. In The Destruction of the Father realizza finalmente la sua fantasia infantile dello smembramento dell’uomo che ai suoi occhi ha fatto a pezzi la sua famiglia, rovinando la sua infanzia: pezzi di carne macellata, immersi nel gesso e disposti a suggerire un banchetto cannibale. Louise realizza la sua vendetta, da vittima si fa, attraverso l’arte, carnefice.

Louise Bourgeois — Destruction of the Father (1974)- Louise...

Resta un altro fantasma con cui fare i conti: Joséphine è vista dalla figlia sì come vittima, ma anche colpevole, di essere stata troppo debole, troppo molle, di non aver saputo reagire di averla abbandonata. La riconciliazione con la memoria della madre arriva finalmente solo nel 1999, con la serie di sculture intitolate Maman.

 «Il ragno è un’ode a mia madre. Lei era la mia migliore amica. Come un ragno, mia madre era una tessitrice. La mia famiglia era nel settore del restauro di arazzi e mia madre si occupava del laboratorio. Come i ragni, mia madre era molto brava. I ragni sono presenze amichevoli che mangiano le zanzare. Sappiamo che le zanzare diffondono malattie e per questo sono indesiderati. Così, i ragni sono protettivi e pronti, proprio come mia madre. […] Il ragno è un riparatore. Se colpisci la tela di un ragno, lei non si arrabbia. La tesse e la ripara.»

Maman è un gigantesco ragno d bronzo, che ospita nel suo addome 32 sfere di marmo, a simboleggiare le uova. Come Maman protegge le sue uova, così protegge i suoi figli, chiunque cerchi riparo tra le sue lunghe zampe.

Louise Bourgeois si è spenta il 31 maggio 2010. Amore e sofferenza sono stati i sentimenti contraddittori che hanno plasmato la sua vita e la sua arte: «Si nasce soli. Si muore da soli. Il valore dello spazio in mezzo è dato dalla fiducia, e dall’amore».


FONTI:

Nel 2014 ho passato un anno all’Accademia di Belle Arti di Brera. Lì ho frequentato un corso di Storia dell’Arte Contemporanea. L’anno dopo mi sono iscritta a Lettere: non ho più il libretto con i voti, non so se ho tenuto gli appunti, non ricordo il nome della professoressa. Purtroppo, quel corso è l’unica fonte che ho riguardo alle ceste di peni ritagliati in gioventù da Louise Bourgeois.

The Easton Foundation

Artecracy, Maman. L’omaggio di Louise Bourgeois alla maternità, di Angelica Porcu

NYT, Louise Bourgeois, Influential Sculptor, Dies at 98, di Holland Cotter


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