Livia Drusilla, ritratto di una “domina” romana

di Ilaria di Cugno

«Tua moglie è l’uomo più intelligente di Roma»

Basterebbe questa frase per riassumere l’importanza e la considerazione che hanno caratterizzato nel I secolo a.C. Livia Drusilla, la protagonista di Domina, la serie prodotta da Sky Studios e da Fifty Fathoms. Scritta da Simon Burke, è disponibile per intero dal 14 maggio su Sky e in streaming su Sky Go e su Now.
Eppure questa volta non ci troviamo di fronte a un personaggio di fantasia.
Il dubbio, in fin dei conti, è del tutto lecito. D’altro canto sono sempre stati il cinema e la televisione ad averci abituat* al racconto delle gesta di uomini valorosi realmente esistiti nell’antichità: dai più longevi kolossal e peplum alle più recenti serie televisive, protagonisti indiscussi della storia greca e romana sono sempre stati i maschi.
Ecco che invece Domina arriva finalmente a fornirci non solo il ritratto di Livia Drusilla, una delle più importanti e influenti matrone romane, ma anche quello di altre donne sue contemporanee di qualunque ceto
Accade dunque che, nel corso degli 8 episodi, lo schema sociale della donna patrizia vista come soggetto obbediente all’ordine patriarcale nelle mani del pater familias e predisposta fin dall’infanzia a divenire moglie e madre rispettabile sia totalmente soggiogato da donne sagaci, ambiziose, vendicative e vere e proprie burattinaie delle strategie e dei giochi di potere degli uomini.

Dunque chi era davvero Livia Drusilla?

La fabula si apre sulla scia dell’assassinio di Giulio Cesare e si protrae per tutto il periodo del passaggio dalla Repubblica all’Impero. 
Una giovanissima Livia Drusilla da poco sposa del cugino Tiberio Claudio Nerone è costretta a lasciare Roma insieme al marito e al primogenito Tiberio per sfuggire alle persecuzioni nei confronti dei cesaricidi di cui la sua gens ha fatto parte. 
Solo anni più tardi, in seguito all’amnistia dei proscritti del 39 a.C., Livia e la sua famiglia riescono a fare ritorno a Roma. Qui, un giovane Ottaviano, dopo averla incontrata, decide di divorziare dalla neo-sposa Scribonia e, dopo aver fatto divorziare Livia da Tiberio Claudio Nerone, la prende in moglie. Un’unione che segna l’ascesa di Livia come una delle più autorevoli nobildonne romane prima e Augusta dell’Impero poi.

Non saprei dire se sia un caso fortunato che la storia ci abbia lasciato tanti dettagli sulla vita di Livia Drusilla, ma mi piace pensare che siano sintomo dell’enorme peso che questa donna ha avuto nel corso della sua vita.
Velleio Patercolo, Svetonio, Tacito e Dione Cassio nelle loro opere hanno snocciolato numerosi dati biografici, mentre una vasta gamma di rappresentazioni iconografiche sono ancora oggi disseminate in ogni ex provincia dell’Impero Romano.
Nata nel 58 a.C., Livia è erede delle più prestigiose gentes romanae – la Claudia e la Livia – avversarie di Cesare e sostenitrici dei suoi uccisori Bruto e Cassio. A soli quindici anni viene appunto data in sposa al cugino di primo grado Tiberio Claudio Nerone, ma l’avvento del secondo triumvirato li costringe a fuggire da Roma e a riparare presso Sesto Pompeo in Sicilia. In seguito alla pace di quest’ultimo con Ottaviano e Antonio e all’amnistia del 39 a.C., Livia e Tiberio Claudio Nerone possono finalmente fare ritorno a Roma.
Tacito ci racconta nei suoi Annales che Ottaviano alla sola vista di Livia se ne innamora e, essendo ricambiato, la chiede immediatamente in moglie. Un’unione che, romanticismo e colpi di fulmine a parte, in realtà giova ad entrambi: Ottaviano può così infatti avere l’appoggio di non una, ma ben di due nobilissime gentes fino ad allora sue nemiche e può d’ora in avanti presentarsi non più solo come il figlio (adottivo) di Cesare e triumviro, ma come pacificatore universale, difensore dell’Italia intera e sommo magistrato che ha a cuore i problemi dei cittadini.
Livia, dal canto suo, può ristabilire lo status, i diritti di nascita e il denaro mancati in seguito all’esilio e alla morte del padre Marco Livio Druso Claudiano avvenuta a Filippi nel 42. a.C., entrando inoltre a far parte della gens Giulia. Questa è solo la prima di una serie di azioni astute caratterizzate da un atteggiamento subdolo e spietato che si susseguono nel corso della sua vita, tanto da farle valere l’appellativo di Ulixes stolatum – Ulisse in gonnella – da parte del pronipote Caligola (Svetonio, Vita dei Cesari, Libro IV Caligola, 23).
L’unione comunque si rivela più solida del previsto, tanto che Livia, nonostante sia impossibilitata a generare un erede diretto per Ottaviano, non è costretta a subire un divorzio, malgrado le norme dell’epoca lo esigessero. Inoltre i testi la tramandano non solo come la più che fidata sostenitrice di Ottaviano, ma anche come la mente brillante a cui lui chiedeva costantemente consiglio e, al tempo stesso, colei che nell’ombra tirava le fila della politica di allora, appoggiando da una parte il marito e dall’altra perseguendo i propri obiettivi personali.
Alla morte di Ottaviano nel 14 a.C., Livia ottiene il nome di Augusta, ereditando a pieno titolo tutti i beni, i poteri e le libertà del marito, mentre qualche anno dopo il Senato decide di conferirle il titolo di Mater Patriae, qualifica però ritirata successivamente dal figlio Tiberio una volta salito al potere grazie all’adozione da parte di Ottaviano.

Sky Atlantic HD Domina - Speciale

Ma quale era la reale condizione delle spose romane?

All’epoca del matrimonio di Livia Drusilla con Ottaviano (39-38 a.C.) le donne del ceto dirigente romano erano per lo più oggetto di scambio matrimoniale tra gli uomini per la realizzazione dei loro scopi politici
Il matrimonio, così come l’eventuale divorzio, veniva deciso dagli uomini e alle donne non si richiedeva nemmeno il consenso. All’età di quattordici o quindici anni, età minima fissata dalla legge, le ragazze venivano immediatamente date in spose e il loro unico obiettivo di vita era quello di generare un erede possibilmente maschio
Le richieste di divorzio non erano nemmeno così sporadiche, ma, anzi, avvenivano più frequentemente di quanto si possa immaginare.

Basti pensare che, come anche Domina ci racconta, nel 40 a.C. Ottaviano sposa la già pluridivorziata Scribonia, zia della moglie di Sesto Pompeo, per tenere a bada la flotta di quest’ultimo che dalla Sicilia minacciava di affamare Roma. Un matrimonio che comunque ha vita brevissima, dal momento che, dopo la nascita di una sola figlia femmina (disonore!), Ottaviano si rende conto di poter ottenere, come abbiamo già visto, più benefici dall’unione con Livia Drusilla.

Ma a questa storia potremmo aggiungerne tante altre ben più terribili, come ad esempio quella di Tullia, la figlia di Cicerone che, nonostante la morte a poco più che trent’anni, si sposa per ben tre volte, sedotta e abbandonata a causa dei calcoli del padre e dei mariti.
E come non parlare del tentativo di Cesare nel 54 a.C. di dare in moglie a Pompeo la figlia quindicenne Ottavia minore, sorella di Ottaviano, e intanto sposarsi lui con la figlia di Pompeo, già fidanzata a Fausto Cornelio Sulla, per evitare il suo distacco politico.

Domina - NOW

È anche per queste ragioni che Livia si avvicina a Ottaviano con la convinzione di poter riscattare la propria condizione femminile, pretendendo il riconoscimento della sua presenza sia morale sia politica, elevandosi a un grado pari a quello dell’Imperatore e arrivando alla realizzazione di una sorta di parità tra i coniugi se non di fronte alla legge, almeno di fronte all’unità familiare.
Elevandosi allo stesso livello di Augusto, la donna acquista con Livia una funzione sacra di fondatrice dell’Impero e di divinità benefica per i popoli. Non si tratta di una funzione isolata: a partire dagli ultimi anni di vita di Augusto i casi di donne trattate come merce sono sempre più rari, mentre aumentano i casi di divorzio a favore di matrimoni non di convenienza. La più grande vittoria però risiede nella prima possibilità delle donne di poter scegliere chi sposare.

Chi sono le altre donne di Domina?

Oltre a Livia Drusilla, la serie ruota attorno alle donne che le sono vicine, cercando di portare sullo schermo dei personaggi che nel corso della Storia hanno sempre trovato poco spazio. È qui che, a fronte di una forte accuratezza storica, la serie inizia a prendersi certe libertà narrative per caratterizzare alcuni personaggi la cui vita, a differenza dei ben più famosi uomini, è poco, anzi per nulla, tramandata all’interno dei testi latini.
In particolare Antigone, uno tra i pochi personaggi realmente non esistiti, ricopre il ruolo prima della schiava e poi della fedele consigliera di Livia. È una donna intelligente, esperta di erbe e veleni e il suo personaggio all’interno della serie è fondamentale per la sopravvivenza e la crescita di Livia. 
Dall’altro lato invece sono presenti le antagoniste di Livia Drusilla, a partire da Scribonia, la prima moglie di Ottaviano, che vediamo intenta a offrire più volte sacrifici agli Dei per propiziare la propria vendetta nei confronti di Ottaviano e della nuova moglie. 
Fondamentale la presenza di Ottavia minore, la sorella maggiore di Ottaviano e madre di Marcello, che esercita un forte potere sul fratello e di Giulia, la figlia di primo letto di Ottaviano, promessa sposa prima a Marcello, poi ad Agrippa e infine a Tiberio. 
Quello che comunque emerge è che tutte, a prescindere dal loro rango, sono manipolatrici, di grande intelligenza e astuzia. 

Livia Drusilla gets the Game of Thrones treatment in Domina | Times2 | The  Sunday Times

Ma è vero che Livia Drusilla fu artefice di numerosi delitti?

L’immagine di donna morigerata e lungimirante di Livia Drusilla si macchia, non solo in Domina, ma anche nel corso della Storia di alcuni sospetti relativi alla morte di differenti esponenti della nobiltà romana, sospetti che le valgono l’allontanamento e il rifiuto del figlio Tiberio.
Il primo omicidio di cui viene tacciata è sicuramente quello di Marcello, figlio di Ottavia minore e erede designato di Ottaviano, morto in circostanze poco chiare nel 23 a.C. È inoltre vero che la Storia riporta anche che i figli di Giulia morirono tutti come mosche dopo l’adozione di Ottaviano. 
Le ragioni che l’avrebbero spinta ad architettare questi efferati delitti si pensa risiedano nell’impossibilità di Tiberio di poter acquisire il potere diretto, cosa che invece Livia pretendeva per il suo primogenito.
Non ci sono certezze rispetto a questi fatti: Tacito e Cassio Dione affermano che la domina non ne fosse totalmente estranea, mentre Svetonio non riporta alcuna notizia.
La verità probabilmente non la scopriremo mai, ma è anche vero che come qualcuno ha detto “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.”

Guarda Domina su Now 

FONTI:

V. A. Siragio 1979, Livia Drusilla. Una nuova condizione femminile, in “Invigilata Lucernis” 1, pp. 171 ss.
Svetonio, Vita dei Cesari, Libro IV Caligola, 23
theguardian.com Domina: this Roman epic fills a gory, horny, Game of Thrones-shaped hole
tvblog.it Domina, l’altra metà del potere accende il period drama di Sky, tra alti e bassi: la recensione in anteprima
wired.it Domina, storia della donna che dettò legge (anche col sangue) nell’antica Roma
movieplayer.it, Domina, la recensione: la serie Sky sulle donne che cambiarono la storia alla corte di Augusto


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