E fattela una risata! Le donne sono meno divertenti degli uomini?

di Margherita Buccilli

Il programma di cultura pop che ci ha tenuto incollati agli schermi nelle ultime due settimane è stato sicuramente “LOL – Chi ride è fuori” condotto da Fedez e Mara Maionchi. Tra gli elementi che hanno contribuito al successo clamoroso della trasmissione comica, deve sicuramente individuarsi la semplicità delle regole e la spontaneità con cui i comici si sono sfidati all’ultima risata.

LOL è riuscito a rappresentare la comicità italiana nella sua massima estensione, raggruppando comici e comiche provenienti, non solo da diverse realtà quali per esempio la televisione, il teatro, la radio e il mondo di internet, ma anche da epoche differenti di comicità, andando a ricoprire un ampio spettro di età e competenze in materia.

Uno humor, aggraziato, semplice, a tratti ai limiti del non-sense (d’altronde perché Elio era vestito da gioconda?? A parte che son cazzi suoi…) ha reso particolarmente apprezzabile che, dopo anni di comicità prettamente basata su battute e volgarità di basso livello e stereotipi sessuali di genere, lo stesso sia stato pienamente rispettoso sia delle donne che delle altre categorie discriminate storicamente.

E sono state le stesse donne ad aver rivestito un ruolo centrale all’interno del programma, a partire dalla stessa co-conduttrice Maionchi – il cui talento è conosciuto e riconosciuto – che nell’ultima puntata si è resa vera e propria parte attiva della trasmissione, per arrivare alle concorrenti Michela Giraud, Caterina Guzzanti e Katia Follesa, protagoniste della scena, che si sono confermate maestre di comicità. 

Nonostante siano state loro tre a rappresentare, per questa stagione, il mondo della comicità femminile, l’Italia può vantare un novero di comiche di spessore elevato. Teresa Mannino, Geppy Cucciari, Virginia Raffaele, Paola Cortellesi o l’intramontabile Luciana Littizzetto sono solo alcuni dei nomi delle donne che hanno popolato i nostri schermi, fissi e portatili regalandoci numerose risate.

Eppure, anche quello della comicità è un mondo fortemente caratterizzato dalla presenza della figura maschile. Basti pensare ai numerosi comici che per anni hanno popolato le trasmissioni televisive, radiofoniche e teatrali, in numero nettamente superiore a quello delle donne che frequentavano gli stessi ambienti: la lista dei loro nomi potrebbe essere infinita.

Nettamente superiori sono anche le battute di comici diventate, negli anni, iconiche e virali, al punto di trasformarsi in un vero e proprio brand, alla stregua di un marchio, stampato su magliette, cover, tazze e merchandise vario.

Viene da chiedersi, quasi spontaneamente: ma le donne sono meno divertenti degli uomini? Sono per caso meno simpatiche?

Una prima risposta si trova in un articolo del Corriere della Sera risalente al lontano 2007, secondo cui questa diversa capacità tra uomini e donne di suscitare l’ilarità nel sesso opposto è dovuta a delle (asserite) caratteristiche “naturali, innate”. Secondo il giornale questa differenza che “anche una ricerca scientifica conferma”, sarebbe legata al motivo per cui la comicità costituirebbe una sorta di “arma” che l’uomo ha dovuto sviluppare per attrarre la donna. La donna, riporta sempre il Corriere, non avrebbe bisogno di ricorrere alla simpatia per attrarre il maschio in quanto quest’ultimo sarebbe già attratto dalla donna in sé, dotata di altre caratteristiche attrattive tra cui (udite udite) la bellezza. Insomma, è una spiegazione mascherata di scientificità del vecchio detto maschilista “per farla innamorare devi farla ridere”. 

Leggere le parole del giornale, dopo un primo shock iniziale, fa quasi sorridere, soprattutto perché, a soli 14 anni di differenza, i concetti ivi espressi ce li siamo lasciati alle spalle e non perché “non si può più dire niente” ma perché è stata sviluppata una maggiore sensibilità che ci ha permesso di riconoscere becere cattiverie e dannosi stereotipi per quello che sono, e di abbandonarli.

Secondo una ricerca della Stanford University School of Medicine, le donne sarebbero più predisposte degli uomini a cogliere i feedback comici. Che è come dire che non sono gli uomini ad essere particolarmente simpatici, ma le donne ad essere fisiologicamente più propense alla risata.

Sempre secondo i ricercatori della Stanford, esisterebbe anche una motivazione di natura biologica legata al fatto che, la sensazione provata dopo una risata sia diversa negli uomini e nelle donne: le seconde, infatti parrebbero sentirsi più appagate.

In ogni caso, le ricerche sopra esposte andrebbero, però, lette alla luce di un altro dato – addirittura più rilevante – ricavato non da una fonte medica, bensì prettamente statistica.

Qualche anno fa, uno dei redattori del blog “L’Oltreuomo” aveva rivolto al proprio pubblico maschile due domande: cosa trovi divertente e cosa trovi poco attraente in una donna.

È curioso notare come le risposte date all’una e all’altra domanda fossero praticamente coincidenti: peti e rutti, volgarità e difetti fisici.

A ben vedere, tali risposte non sorprendono: da che mondo è mondo il genere umano trova esilaranti peti e volgarità. Gli stessi greci, maestri della comicità, riempivano le loro commedie di volgarità, di battute con cui venivano presi in giro i difetti fisici oltre a rutti e peti disseminati durante tutta la durata dell’opera teatrale. 

E il pubblico si sbellicava dalle risate, perché? Parrebbe esserci una motivazione innata, quasi atavica, del perché l’uomo li trovi divertenti, svincolata da qualsiasi logica (non a caso Sofocle apre le sue “Nuvole” con l’immagine del protagonista che, nel sonno, dà aria alla propria pancia e, sempre per lo stesso motivo, molti secoli dopo i rutti, i peti e le volgarità più becere e sguaiate faranno la fortuna di un’intera corrente cinematografica).

Non sorprende, purtroppo, neanche la risposta alla seconda domanda: infatti le caratteristiche illustrate che rendono “poco attraente” una donna sono quelle stesse caratteristiche che, per antonomasia, sono considerate essere “poco femminili”.

Ed ecco individuato il problema di fondo: ancora una volta, è il costrutto sociale della femminilità

La femminilità – in estrema sintesi – è quell’insieme di aspettative legate al comportamento, all’aspetto fisico, alla sessualità, al modo di fare che la società ha costruito intorno alla donna. 

Il concetto di femminilità non è qualcosa di innato: nessun* nasce sapendo, o aspettandosi, che una donna si vesta, si atteggi, si comporti in un certo modo, studi e prediliga certe discipline o che faccia un certo lavoro, così come non può essere innata l’aspettativa che una donna “certe parole, certe cose non le dica” o “certe cose” non le faccia. Si tratta di costrutti sociali la cui nascita e sedimentazione è stata permessa dal patriarcato nel corso dei secoli.

È chiaro che quindi, nel momento in cui la società si aspetta dalla donna un certo comportamento e/o linguaggio, su di lei si trova a gravare il peso di questa aspettativa. E quindi, la stessa si comporterà di conseguenza e, quella libertà di utilizzare nel proprio linguaggio parole, termini, espressioni che agli uomini sono concessi, alla donna sarà preclusa. 

Quante volte abbiamo sentito dire che “le donne che dicono le parolacce non mi piacciono” o “le donne volgari sono poco femminili”; la stessa aspettativa di linguaggio e comportamento, però, non è demandata all’uomo. L’uomo che dice le parolacce o fa “gestacci” è persino simpatico. 

Un esempio di ciò è dato dalle numerose critiche mosse nei confronti di Littizzetto, uno dei volti comici femminili più iconici di sempre, la quale ha da sempre costellato i propri monologhi e sketch di un linguaggio colorito, venendo considerata “brava ma volgare” mentre, quelle stesse critiche a numerosi comici uomini, il cui linguaggio è analogo a quello utilizzato da Littizzetto, non sono state avanzate.

Rileggendo, quindi, i dati scientifici inizialmente riportati alla luce di queste considerazioni, è ora spontaneo chiedersi se davvero le donne sono meno simpatiche degli uomini o se siamo stati portati a crederlo.

Un’altra critica che spesso viene mossa alle comiche è quella che, generalmente, se gli uomini fanno ridere tutti, le donne fanno ridere solo le donne. Il motivo può essere, banalmente, individuato nelle diverse tematiche trattate da comici e comiche. 

Le comiche spesso affrontano tematiche più impegnate quali, ad esempio quelle stesse legate al patriarcato, alla discriminazione femminile, alla mascolinità tossica. Si pensi per esempio alla giovanissima comica del mondo dello stand-up Valeria Pusceddu che nei suoi spettacoli affronta la mascolinità tossica portando uomini e donne, con un sorriso amaro, a rifletterci; o ancora a Teresa Mannino che sul palco di Zelig, già dieci anni fa, aveva portato le tematiche oggi tanto care al movimento femminista. 

La comicità maschile invece è molto più varia ed estesa, spazia dalla sfera della comicità no-sense, alla comicità costellata di batture più volgari, a quella del politicamente incorretto. 

È come se alle donne non fosse concesso di far ridere per voler ridere: da loro, infatti, ci si aspetta sempre un livello di maturità, anche nella comicità, che agli uomini non è richiesto di dimostrare. 

Le difficoltà che può trovarsi ad affrontare una donna, non saranno poi nuove a coloro i quali ne sono già venuti a conoscenza tramite la visione de “La Fantastica Signora Maisel” la serie comedy di Amazon Prime che già nel 2017 aveva portato sugli schermi la difficile carriera della comica degli anni Cinquanta.

Non è vero, quindi, che le donne sono meno simpatiche degli uomini, non è vero che agli uomini non piaccia avere una partner divertente: è la società che, di nuovo, impone determinate aspettative nella compagine sociale.

La tanto agognata parità di genere, non sarà certo raggiunta riempendosi la bocca di parolacce. Non sarà di certo raggiunta smontando i costrutti e le aspettative sociali. Non sarà di certo raggiunta incolpando la femminilità. Non è, infatti, la femminilità ad essere il problema, ma lo è l’averla eletta a metro di giudizio di valore, e la tanto agognata parità di genere sarà raggiunta solo quando smetterà di esserlo. 


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