Pillola rossa, pillola blu

Ovvero: come ha fatto Matrix a diventare il manifesto dell’alt-right? E soprattutto, possiamo ancora salvarlo?

di Federica Caslotti

Sono passati ventidue anni dall’uscita nelle sale di Matrix, capolavoro del genere cyberpunk nonché uno dei film più influenti della storia del cinema. In due decenni di vita, è probabilmente stato anche uno dei film che hanno assunto più significati diversi: da moderno retelling del “mito della caverna” platonico, a metafora per la transessualità, significato divenuto più evidente con il coming out di Lana Wachowski nel 2012 e della sorella Lilly nel 2016 come transessuali, fino a interpretazioni più recenti di cui… Be’, avremmo fatto a meno.

Com’è stato possibile che il film diretto da due donne transgender diventasse un cult per l’alt-right e i più feroci misogini di Reddit e 4chan? Addentriamoci in questo universo da cui avrei preferito stare il più lontano possibile, e vediamo quanto è profonda la tana del Bianconiglio.

Partiamo dall’inizio: di cosa parla Matrix?

Dietro l’ambientazione distopica e futuristica si nasconde la storia più antica del mondo, quella di un popolo in pericolo e di un eroe eletto suo malgrado a salvarlo. L’avventura di Neo si sovrappone perfettamente al “viaggio dell’eroe”, descritto da Joseph Campbell nel saggio L’eroe dai mille volti. Una struttura antica ma sempre attuale e che continua a risuonare con il fruitore contemporaneo, così come il significato profondo e il messaggio: cosa è reale, e cosa non lo è? Qual è il senso della nostra vita, il nostro scopo? Perché la nostra esistenza appare così vuota, e come possiamo salvarci?

Il film rivela che la realtà in cui vive Neo (Keanu Reeves), quella in cui viviamo tutti noi, altro non è che una simulazione, usata per tenere gli esseri umani in schiavitù. A Neo viene offerta la scelta: restare nella simulazione e dimenticare tutto quello che ha scoperto, pillola blu, o affrontare il dolore provocato dal risveglio e i pericoli della nuova vita come combattente per la libertà, pillola rossa.

Le analogie con il mito socratico della “Caverna” sono palesi: ne La Repubblica, Platone descrive una caverna in cui gli uomini sono tenuti prigionieri. L’unico contatto che essi hanno con il mondo esterno sono ombre di oggetti proiettate contro la parete della loro prigione. Questi prigionieri sono incatenati in modo che non possano né fuggire né voltarsi per osservare da dove vengano le ombre, e non hanno mai conosciuto nulla al di fuori di quello che vedono nella caverna, che quindi è per loro l’unica realtà possibile. Ora immaginiamo, dice Socrate, di liberare uno di questi prigionieri, e mostrargli per la prima volta il mondo esterno. La luce del sole lo ferirà, camminare gli causerà dolore, ma poi si renderà conto di cosa c’è fuori dalla caverna, e quanto grande sia stato l’inganno di cui è stato vittima insieme ai suoi compagni di prigionia. E quando si sarà abituato allo splendore del sole, questo prigioniero non proverà il desiderio e anzi la necessità di salvare gli altri prigionieri? Ma questi, secondo il grande filosofo, potrebbero non accettare il suo insegnamento, e addirittura potrebbero uccidere costui che vuole distruggere il loro mondo di certezze.

Socrate si riferisce al “mondo delle idee”, alla capacità di andare oltre l’apparenza delle cose per comprenderne la vera essenza e il vero significato. In Matrix invece la metafora si fa reale: il mondo non è reale, niente di quello che vedi o provi esiste davvero, è una grande allucinazione creata da una macchina. Ricorda il solipsismo, la teoria filosofica secondo la quale l’individuo pensante può affermare con certezza solo la propria esistenza, poiché tutto il resto potrebbe non essere altro che una creazione della sua mente, e ogni tentativo di smentire questo dubbio si rivela inutile, poiché ogni stimolo proveniente dal mondo esterno passa necessariamente dal suo cervello.

Ma c’è un’altra citazione, questa volta esplicita all’interno del film: all’inizio della pellicola Neo usa una copia del libro Simulacri e simulazione di Jean Baudrillard (edito in Italia da Pgreco) per nascondere il suo software illegale. In questo saggio il filosofo francese parla di come il consumismo abbia creato delle imitazioni di cose reali che però con la modernità hanno perso il loro significato, diventando simulazioni della pratica originaria. Una delle maggiori influenze di Baudrillard è Marx, e l’idea che l’umanità intera sia schiava inconsapevole di un’intelligenza artificiale che non vuole che le sue vittime scoprano la verità non può non rievocare la teoria secondo la quale lo sfruttamento della classe operaia è possibile solo perché quest’ultima non si rende conto di essere sfruttata.

Feature Friday: 5 Reasons That We're Obsessed With Sense8 Creators Lana & Lilly  Wachowski

Lilly e Lana Wachowski erano ancora in the closet ai tempi dell’uscita del film, ma già dopo il coming out di Lana molti articoli accademici hanno riletto l’opera più popolare delle due registe come una metafora dell’esperienza transgender.

In Matrix i protagonisti trascendono i limiti della corporeità, spingendo la loro mente oltre i limiti di possibile e impossibile, reale e immaginario. I personaggi rifiutano i nomi con cui sono nati e ne scelgono di nuovi, spesso gender neutral (durante il loro primo incontro, Neo rivela a Trinity (Carrie-Anne Moss) di essersi aspettato che lei fosse un uomo, al ché lei risponde che “lo pensano quasi tutti”). Le registe avrebbero voluto che il personaggio di Switch (Belinda McClory) avesse aspetto femminile solo nel Matrix e maschile nel mondo di Zion, da cui la scelta del nome, rendendola un’esplicita metafora per la transessualità. L’idea fu accantonata dopo le pressioni dei produttori, che temevano che gli spettatori non avrebbero capito.

Lilly Wachowski ha affermato che il tema principale del film è il desiderio di trasformazione, anche se veniva da un “closeted point of view”. Molte persone trans e non binary arrivano a comprendere la loro identità di genere dopo molti anni di riflessione su se stessɜ, e capita che in questi anni non ci sia una piena e immediata consapevolezza di sé, quanto piuttosto una serie di sensazioni che, retrospettivamente, possono essere lette come sintomi del disagio legato alla disforia. La stessa sensazione che prova Neo da tutta la vita: quella che ci sia qualcosa che non va, nel mondo o in lui stesso, una sensazione che diventa una consapevolezza e resta nel cervello come una scheggia, qualcosa che c’è ma si fatica a raggiungere. E anche la scelta che è obbligato a fare, quella tra la sua vita “normale” in cui è Thomas A. Anderson, e il suo “vero” io, Neo, potrebbe rappresentare la “doppia identità” che molte persone queer hanno dovuto o devono mantenere per i più diversi motivi.

Casualmente, o forse no, gli estrogeni prescritti alle donne trans negli USA negli anni Novanta erano pillole di colore rosso.

C’è un’altra categoria di persone però per le quali è molto facile identificarsi nei temi proposti da Matrix. Neo è un emarginato sociale, un genio del computer, e nonostante tutti i significati che possiamo leggere nella sua storia, resta un eroe (almeno apparentemente) bianco, eterosessuale e cisgender, come tutti gli altri protagonisti dei film d’azione anni Novanta. Matrix è un film che parla di internet, e internet è diventato un punto di aggregazione anche per conservatori, reazionari di estrema destra, incel e misogini che vedono nel progresso della società e nei diritti accordati a donne e minoranze una minaccia. Per queste persone, il Matrix, la gabbia in cui gli uomini sono prigionieri, sono gli ideali progressisti, quando è chiaro che esso invece rappresenti l’eteronormatività, il conservatorismo, la società patriarcale, le catene che storicamente ci trasciniamo da millenni e che dobbiamo abbattere per liberarci. La pillola rossa non rappresenta le bislacche teorie del complotto che attribuiscono al femminismo tutti i mali del mondo, ma al contrario è il femminismo stesso, in particolare il femminismo intersezionale.

Le opere d’arte parlano in modo diverso a ciascuno di noi, e non possiamo impedire a qualcuno di leggere Matrix in un certo modo, per quanto risulti campato per aria. Nel 2021 uscirà un nuovo capitolo della saga: basterà un film diretto da una donna, Lana Wachowski, transessuale, queer, e attivista dei diritti LGBTQ+ a strappare Matrix alle grinfie dell’alt-right?


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FONTI:

Vox.com, How The Matrix universalized a trans experience — and helped me accept my own

BBC, The Matrix is a ‘trans metaphor’, Lilly Wachowski says

Moviemaker.com, The Red Pill: The Fight to Save a Matrix Metaphor From the Alt-Right


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