2×06 – Il corgi, il ghiro e il potoo: La Belle Sauvage di P. Pullman

Il libro di questo mese è La Belle Sauvage, il primo della trilogia fantasy de Il libro della Polvere di Philip Pullman.

Philip Pullman è uno degli autori di punta della narrativa inglese per ragazzi. Nato nel 1946 a Norwich, nel nord est di Londra, Pullman passò gran parte dell’infanzia in giro per il mondo, seguendo il padre pilota. Negli anni dell’università, si stabilisce ad Oxford, dove studia letteratura, senza ottenere però grandi risultati. Alla fine degli studi, inizia ad insegnare alle scuole medie ed è lì che si innamora delle menti e delle fantasie dei pre-adolescenti. Inizia quindi a scrivere racconti per ragazzi, tra cui la Sally Lockheart Series, una serie dalle tinte noir ambientata alla fine del diciannovesimo secolo, in cui la protagonista sedicenne è un’orfana che risolve misteri. 

Il successo editoriale arriva negli anni 90, con la pubblicazione di Northern Lights, poi ripubblicato come The Golden Compass (La bussola d’oro), primo libro della trilogia fantasy di Queste Oscure Materie

Dopo il flop al botteghino del film del 2007, tratto da La bussola d’oro, Queste Oscure Materie è ritornata di recente all’attenzione del grande pubblico grazie alla serie HBO/BBC, in onda dal 2019 e racconta le avventure di un’orfana, Lyra, coraggiosa e impertinente, in un mondo schiacciato dalla censura del Magisterium. Questo mondo parallelo vagamente steampunk somiglia al nostro ma non del tutto: Oxford è ancora Oxford e ospita l’inizio della storia e il Grande Nord è dove succedono cose strepitose… la differenza principale sta negli esseri umani, che ovunque sono accompagnati da un animale, il daimon

I daimon non sono semplicemente animali da compagnia, ma la rappresentazione fisica dello spirito. La loro forma può cambiare a piacimento durante tutta l’infanzia, fino ad arrivare ad un momento di svolta esistenziale, la crescita. La stabilizzazione della forma del proprio daimon significa essere entrati in tutto e per tutto nel mondo degli adulti. 

Ma cosa c’entra tutto questo con Il libro della Polvere?

Il nostro caro Pullman, per quanto adorabile genio della letteratura per ragazzi, ha questa tendenza a “perdere pezzi” di spiegazioni in giro. Dopo aver introdotto la Polvere – rigorosamente maiuscola – già nella prima de La bussola d’oro, e avendola resa poi centro della ricerca di significato di tutta la trilogia, si è di fatto “dimenticato” di spiegare cosa effettivamente sia questa Polvere, limitandosi a riportare l’interpretazione bigotta e fuorviante che il Magisterium ne fa: il peccato, ovviamente, perchè tutto è peccato e siamo nati per soffrire. 

Comunque, tornando all’amico Pullman… Philip annunciò già nel 2003 di voler scrivere un nuovo libro, appunto Il libro della Polvere, per chiarire alcuni passaggi che gli erano sfuggiti nella trilogia originale. Nel 2005, sul suo blog, scrisse che si sarebbe trattato di un libro “davvero davvero lungo”. Durante la lavorazione del film, Pullman maturò l’idea di dividere il libro in due parti, una ambientata prima della trilogia originale e una dopo. Nel 2012 aveva scritto solamente 220 e a dicembre dichiarò a Wired di avere bisogno di tutto il 2013 e il 2014 per completare il primo libro. Nel 2016 fece voto di non tagliarsi i capelli fino a stesura completata. Pullman è chiaramente un millennial mancato. 

Nel febbraio 2017, Philip ci regala finalmente una data di uscita del primo volume, La Belle Sauvage, nell’ottobre del 2017, e chiarisce che si tratterà di una trilogia. 

Finora sono usciti i primi due volumi, La Belle Sauvage e Il Regno Segreto. Del terzo non si sa ancora nulla…speriamo che almeno l’amico Philip ne sappia qualcosa. 

Dopo aver tanto parlato, possiamo finalmente narrarvi i fatti e le peripezie del libro che abbiamo letto La Belle Sauvage. Ci troviamo nuovamente ad Oxford, circa 10 anni prima dell’inizio de La bussola d’oro. Il protagonista è ancora un pre-adolescente, l’undicenne Malcolm, sveglio, curioso e affabile e il suo daimon, Asta. I suoi genitori possiedono e dirigono il Trout, un’osteria poco fuori dal centro, sulle rive del Tamigi, e il giovane Malcolm spesso lavora come cameriere. La vita scorre tranquilla come le acque del Tamigi, tra le chiacchiere degli accademici ospiti al Trout e le suore del convento di Santa Rosamunda, situato appena al di là del fiume. La quotidianità sembra turbarsi quando alle suore viene affidata una bambina di pochi mesi, Lyra, la cui presenza pare dover rimanere segreta. Chi è questa bambina? Perché molti la cercano? Vogliono farle del male? Già al primo sguardo, Malcolm viene rapito da questa bambina e capisce di essere disposto a fare qualsiasi cosa per proteggerla tanto che, quando una piena spaventosa e innaturale raggiungerà Oxford, Malcolm e Alice, la sguattera di cucina, si imbarcheranno in un viaggio impervio per portare la bambina al sicuro. 


Sono pazzi questi filosofi

di Federica Caslotti

I riferimenti alla cultura giudaico cristiana, oltre che alla storia della Chiesa in particolare nel suo lato più dispotico e autoritario, sono palesi nell’universo creato da Pullman, a cominciare dal titolo che ha dato alla trilogia originale di cui è protagonista Lyra: Queste oscure materie, His Dark Materials in lingua originale, è una citazione dal Paradiso Perduto, poema epico scritto nel XVII secolo da John Milton in cui si ripercorrono le vicende bibliche che dalla caduta di Lucifero hanno portato alla cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden (e no spoiler ma chi ha letto i libri sa). In particolare il verso fa riferimento alla Creazione dell’universo da parte di Dio che da “queste oscure materie”, gli elementi confusamente mescolati e senza forma, ordina la creazione di nuovi mondi.

Ma sono numerosissimi e pregni di significato anche i tanti riferimenti alla cultura e alla filosofia della Grecia classica. Partiamo da un oggetto molto importante sia nella trilogia originale che in questo romanzo, l’aletiometro: il nome deriva dal greco e significa letteralmente “misuratore di verità”. Gli aletiometri nell’universo di Pullman sono strumenti in grado di rispondere a qualunque domanda, nonostante l’interpretazione presenti due gradi di difficoltà. L’aletiometro infatti comunica tramite simboli disegnati sul quadrante che hanno ciascuno una miriade di significati, e in secondo luogo le risposte sono spesso criptiche e oscure. La parola aletheia (ἀλήθεια) non significa semplicemente verità: si può tradurre con “lo stato del non essere nascosto”. La radice è la stessa da cui deriva il nome Lete, il fiume degli inferi da cui le anime bevono per dimenticare la loro vita terrena. Quindi nella cultura greca la verità è un disvelamento, qualcosa che prima era nascosto e ora non lo è più. E di questo concetto di verità parla il filosofo Parmenide nel trattato Perí Physeos (Περί Φύσεως), che tradotto vorrebbe dire Sulla natura. Qui il filosofo elabora la sua teoria dell’Essere, vale a dire il principio e la radice dell’esistenza, ciò che semplicemente è e non può non essere. La verità sulla natura di tutto l’universo materiale gli viene svelata dalla dea Dyke, la dea della giustizia, che lo invita ad allontanarsi dalle altre dottrine mendaci e a predicare la Verità.

Altro concetto importantissimo è quello del daimon. Per Pullman, il daimon è l’anima della persona che invece di risiedere all’interno del corpo ha una forma fisica esterna, mutevole nei bambini e che successivamente si stabilizza in una forma animale rappresentativa del carattere della persona. Nella cultura della Grecia classica il daimon è un essere a metà tra il piano umano e divino e se nella cultura religiosa si pone a ostacolo tra queste due dimensioni, in filosofia è invece il tramite, ciò che permette all’uomo di comunicare col divino. Anche Socrate parla del daimon, definendolo una “guida divina”, che lo assiste in ogni decisione. Nell’Apologia di Socrate, Platone riporta queste parole del suo maestro:

«C’è dentro di me non so che spirito divino e demonico; […] Ed è come una voce che io ho dentro sin da fanciullo; la quale, ogni volta che mi si fa sentire, sempre mi dissuade da qualcosa che sto per compiere, e non mi fa mai proposte.»

Arriviamo alla parte più criptica dell’universo creato da Philip Pullman, e cioè la Polvere.

Nel romanzo La belle sauvage viene rivelato un altro nome per la polvere, cioè particella di Rusakov, dal nome del ricercatore che l’avrebbe scoperta. Sarebbero particelle attratte dalla coscienza umana, che quindi non permeano solo oggetti creati tramite l’ingegno ma sarebbero anche attratte dagli esseri umani, in particolare dopo il raggiungimento della pubertà, quindi, nell’universo di Lyra, dopo che il daimon si è stabilizzato. Il Magisterium, poiché la Bibbia in questo universo sostiene che i daimon di Adamo ed Eva abbiano smesso di mutare solo dopo che questi avevano assaggiato il frutto proibito, ritiene che la Polvere sia legata al Peccato Originale e per questo punta a distruggerla o quantomeno a impedire che abbia influenza sull’uomo, quando è chiaro che invece abbia avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione umana.

Rischiando di fare un piccolo spoiler ma cercando di essere il più vaga possibile, c’è un altro nome con cui la Polvere viene chiamata, Ombre, un riferimento al “Mito della caverna” narrato nella Repubblica di Platone. I prigionieri della Caverna rappresentano nel mito di Platone l’uomo che nella sua vita terrena ha la possibilità di vedere solo il riflesso della verità, cioè le ombre proiettate da oggetti reali sulla parete della caverna. E infatti il macchinario che permette di rendere visibili le particelle-ombra si chiama proprio “la Caverna”. Ma, secondo me, c’è un altro possibile riferimento.

Nella filosofia greca uno dei temi che ritornano più di frequente è quello della ricerca dell’archè (ἀρχή), cioè del principio da cui ha avuto origine il mondo.

Tra questi Anassimandro propone come origine l’apeiron (ἄπειρον), parola che si può tradurre con “infinito” o “indefinito”. Secondo alcuni traduttori però, un’altra possibile traduzione sarebbe “pulviscolo”, e addirittura il filologo Giovanni Semerano sostiene che la traduzione di aperiron come “infinito” sia frutto di un equivoco, e che una traduzione più fedele sarebbe proprio “terra” o “polvere”.

Tutti questi riferimenti sono chiari e abbastanza espliciti, invece La belle sauvage introduce nuovi elementi che prima non erano mai stati menzionati. Si parla infatti del Regno Segreto, un piano di esistenza sovrapponibile al nostro, che però solo in determinate circostanze può avere un’influenza diretta sul nostro mondo e viceversa. Il nome che gli viene dato nel romanzo, “the secret commonwealth”, fa riferimento a un libro scritto alla fine del Seicento dal reverendo Robert Kirk, prelato scozzese che aveva redatto una raccolta di leggende riguardanti le fate e i folletti scozzesi. Il regno segreto è il titolo del seguito de La belle sauvage, ma anche in questo romanzo viene suggerito che la piena del fiume è stata causata da “la congregazione segreta” (errore del traduttore che non ha colto il riferimento). E troviamo soprattutto nella seconda metà del libro molti personaggi ed episodi che si possono legare al folklore delle isole britanniche. Nelle leggende le fate rapiscono i bambini, incantano i mortali in modo che dimentichino il mondo da cui provengono e restino intrappolati nel loro regno, incapaci di vedere gli orrori che si celano dietro la bella apparenza della magia delle fate. A differenza dei riferimenti citati in precedenza, tutti questi elementi almeno fino ad ora non sono stati approfonditi, ma d’altra parte se i primi appartengono alla cultura accademica, questi invece vengono dalla saggezza popolare, dalle favole, materia mutevole, di cui si fatica ad afferrare la sostanza.


Sono pazzi questi clericali

di Veronica Pallavera

Queste Oscure Materie è una trilogia per ragazzi ma, fin dal titolo, è facile capire che la concezione di letteratura per ragazzi di Pullman non sia affatto semplicistica nè poco stimolante. Queste Oscure Materie viene infatti da un verso de Il Paradiso Perduto di John Milton a cui Pullman si appassionò già nell’adolescenza. Un bambino tranquillo, insomma. 

La scelta del titolo viene primariamente ricondotta al riferimento che viene fatto alla Materia Oscura, nel corso della Trilogia. Ne La lama sottile, secondo volume, l’astrofisica ricercatrice Mary Malone assimila i suoi studi sulla Materia Oscura con le conoscenze di Lyra sulla Polvere, giungendo alla conclusione che si tratti di fatto della stessa materia. 

Le analogie a Il Paradiso Perduto tuttavia non finiscono qui ma si spingono in profondità e, secondo la Chiesa Cattolica, persino nell’eresia

Ora, io non sono mai d’accordo coi Cattolici però, ecco, a mettermi nei loro panni, un po’ li capisco. 

Mi impegno a non fare spoiler ma a darvi una sorta di trailer de Il cannocchiale d’ambra, ultimo libro della Trilogia, lanciando nell’etere informazioni che, invece di rovinarvi la lettura/visione, vadano a solleticare il piccolo blasfemo che si cela dietro i vostri occhietti curiosi. 

Ne Il Cannocchiale d’Ambra lo scontro tra Bene e Male viene spostato nelle “alte sfere”, una sorta di Regno dei Cieli, popolato dalle Coscienze Angeliche e dall’Autorità, non un Dio buono e paterno, ma un’entità autoritaria ed egemone che, soprattutto, non è più alta per natura rispetto a tutte le creature a lui sottoposte ma, al contrario, ha raggiunto la sua posizione di potere con la coercizione e mantiene questo potere grazie all’ignoranza di tutte le creature che, se scoprissero la sua vera natura, potrebbero rovesciarlo

Lo scontro del mondo creato da Pullman non è semplicemente quello del Bene contro il Male, ma più genericamente tra coloro che aspirano alla libera conoscenza e quelli che tentano di impedirlo. 

Pullman stesso dichiarò in un’intervista che:

«Il mio è un atto d’accusa alla teocrazia, che non sempre è solo religiosa. Non era forse teocratica l’Unione Sovietica di Stalin? Il libro sacro era Il Capitale, il KGB l’Inquisizione, la classe privilegiata il partito.»

E’ tuttavia fuori di dubbio che il Magisterium, organo di controllo onnipresente in entrambe le Trilogie, sia una affatto velata metafora della Chiesa Cattolica, presentata come potente e oscurantista. 

Ne La Belle Sauvage assistiamo alla sempre maggiore infiltrazione del Magisterium negli apparati scolastici. Partendo da una situazione di relativa laicità della conoscenza, simile a quello che viviamo oggi nei paesi occidentali, che però ci appare in fragile equilibrio. è per mantenere questo equilibrio che agisce Oakley Street, un’agenzia governativa segreta, volta a contrastare alcuni organi del Magisterium, come la Corte Concistoriale di Disciplina, una sorta di Inquisizione che si occupa di “arginare e prevenire” comportamenti eretici, e l’insidiosa Lega di Sant’Alessandro, infiltrata nel sistema scolastico, che recluta bambini ed adolescenti per vegliare sull’ortodossia di ciò che viene loro insegnato, mettendoli di fatto contro insegnanti e genitori. 

A mio parere, è proprio la Lega di Sant’Alessandro ad allargare la metafora: creando squadrismo e senso di appartenenza in persone che, per età, sono alla disperata ricerca di identità e significato, ne fa un’armata strumentale, pericolosa e particolarmente triste che non si fa alcuna fatica a collegare alla gioventù hitleriana o ai nostrani balilla. 

Insomma, Pullman ci racconta la discesa negli Inferi della dittatura e la lotta a questa, e lo fa tanto bene da aver ricevuto i complimenti dell’Arcivescovo di Canterbury, massima carica della Chiesa Anglicana, che ha suggerito persino l’introduzione di Queste Oscure Materie nei programmi scolastici, per allontanare i ragazzi dai pericoli che l’ideologia e la teocrazia possono comportare alla libertà. 


Sono pazzi questi oxfordiani

di Camilla Magnani

A volte pare che il prestigio di un’università sia direttamente proporzionale al numero di tradizioni e storie assurde ad essa legate.

E Oxford non è da meno.

Che siate o non siate (come la sottoscritta) appena arrivati nel magico universo di Pullman, ciò che probabilmente avrete notato è che non c’è Pullman senza Oxford e non c’è Oxford senza Pullman.

Vabbè che Pullman d’altra parte giocava un po’ in casa visto che lui ad Oxford è talmente di casa che tra poco le tasse comunali i cittadini le pagano a lui.

L’università di Oxford è una delle più antiche al mondo. Un centro di studi esisteva già nel 1096, ma tra quella data e la fondazione ufficiale nel 1231 praticamente ne succedono di tutti i colori.

È il 1167 e Enrico II decide che tutti gli studiosi che fino ad allora avevano viaggiato a Parigi per potersi istruire non lo avrebbero più potuto fare. Ovviamente dovendosene stare tutti in Inghilterra, il centro di studi crebbe velocemente fino ad avere pure studenti stranieri.

Ma l’idillio dura poco: i conflitti tra town and gown, ossia i cittadini e gli studiosi sin da subito sembrano particolarmente accesi. Il culmine arriva nel 1209, appunto, alcuni studenti furono impiccati per aver ucciso una donna, probabilmente la loro padrona di casa. O meglio, un ragazzo aveva commesso l’omicidio, ma dato che la polizia ha trovato anche altre persone in casa con lui quando è andato ad arrestarlo, sono stati condannati tutti.

In seguito a questo fatto orribile l’università fu smantellata e, con alcuni degli alunni e professori di Oxford, venne costruita Cambridge, eterna rivale della prima università.

Oxford fu ristabilita ufficialmente e, in realtà, per la prima volta pochi anni dopo, nel 1231, ma le lotte con i cittadini sono andate avanti per secoli.

Sia in quegli anni che in quelli successivi già esistevano fazioni ad Oxford, sempre e profondamente influenzate dalla politica e dalla religione. Tra l’altro praticamente fino a più o meno 200 anni fa o studiavi religione a Oxford o te ne stavi a casa.

Ed è anche per questo che vengono creati diversi college, praticamente la colonna portante dell’Università. Ora sono in tutto 38 e dal diciannovesimo secolo accolgono anche le donne, mentre è solo da qualche anno che tutti i college devono essere misti. Il primo ad essere fondato è stato lo University College nel 1249 e lo seguono circa una ventina di anni dopo il Merton e il prestigiosissimo Balliol.

Quest’ultimo è praticamente uno dei college più importanti al mondo ed ha sfornato ben quattro primi ministri britannici, tra cui Boris Johnson (beh, Oxford in generale ne ha sfornati addirittura 27).

Ora, immaginatevi Boris Johnson che prende parte alla tradizionale corsa delle tartarughe del Balliol.

Raga giuro è una cosa serissima. La prima tartaruga, la tartaruga originale, ha vissuto al Balliol per più di quarant’anni e si chiamava Rosa, in onore di Rosa Luxemburg.

A giugno tutti gli anni le tartarughe di diversi college vengono portate al Corpus Christi College per l’eccezionale corsa delle tartarughe, dove Rosa si è distinta per molti anni.

Ma nel 2004 Rosa è scomparsa! Giuro che se cercate su internet ci sono articoli di giornale che ne parlano in maniera particolarmente sentita, creando anche teorie del complotto secondo cui la tartaruga sarebbe stata rapita dagli acerrimi nemici del Trinity College.

Ma niente paura, al Balliol sono state donate nuove tartarughe a cui vengono riservati praticamente trattamenti reali visto che ogni anno viene eletto un o una “Comrade Tortoise” che è praticamente il cameriere personale della tartaruga da quel che mi è parso di capire. Pare che la carica continui ad essere in uso anche quando non c’è effettivamente nessuna tartaruga di cui prendersi cura.

Ma sono moltissimi gli animali che affollano la città universitaria. Allora, prima di tutto c’è da dire che il Balliol non è l’unico college dove le tartarughe spopolano. Anzi, pare essere praticamente la mascotte preferita. Addirittura qualche anno fa il Brasenose college ha proposto all’unione studenti di spendere 200 sterline per poter comprare una tartaruga, ottenendo più di 100 voti a favore.

Il giornale Oxford Student riporta le convincenti parole Elli Thomas “Io non vedo il bisogno di giustificare l’acquisto di una tartaruga se non per il fatto che sono fantastiche” insistendo sul fatto che avere una tartaruga avrebbe dato un più alto profilo al college perché secondo la Thomas le tartarughe “non sono un lusso ma una necessità”.

Inutile dire che ora il Brasenose è il fiero padrone di una adorabile tartaruga di nome Jeffrey.

Come se non fosse abbastanza alcune tartarughe hanno merchandise personalizzato all’interno dei gift shop del college e addirittura Aris, la tartaruga del St. Peter’s, ha due carers e una pagina Instagram. Io la amo, andatela a seguire.

Chi mi conosce sa che però quella che sarebbe stata la mia preferita era la tartaruga che per anni ha abitato il St. Anne’s e che è morta l’anno scorso: Tortellini.

Comunque c’è da dire che Oxford è un’università che tiene particolarmente a questa tradizione, tanto da annunciare sui propri canali social di aver adottato i vari animali che già formalmente vivono con i suoi studenti.

Poco tempo fa infatti è stato adottato dal University College, Clement Cat-lee, un gatto randagio che prende il suo nome da Clement Attlee ex primo ministro del Regno Unito e ovviamente studente del University College.

Tra l’altro ovviamente ci sono diversi animali di cui gli studenti possono prendersi cura.

Amate i cani? Nessun problema. Se siete studenti al Dean’s College potete fare richiesta di portare a spasso Pippa o potete sempre seguire le gesta di Catherine, il fantasioso nome del cane del St. Catherine’s College.

Molto più pragmatici con i nomi sono invece quelli del New College che hanno un gatto che si chiama Fish.

Oxford si sa è molto prestigiosa, e a quanto pare entrarci essendo una tartaruga è molto più semplice ed economico che entrarci come essere umano, ma se c’è un college dove è praticamente impossibile entrare è il college frequentato da Lawrence d’Arabia, l’All Souls College. Ogni anno fanno entrare una o due persone al massimo e appena entri puoi fregiarti del diritto di far parte dell’organo governativo del college.

Eh beh, grazie, siamo in tre.

E visto che di solito più la gente è geniale, più appare folle, ecco a voi che nel college più esclusivo e misterioso al mondo si nasconde una delle tradizioni più assurde che io abbia mai sentito.

Solo 75 persone al mondo possono essere parte dell’All Souls e si può entrare solo se si è già in possesso praticamente di un milione di titoli accademici. Una volta lì hai vitto e alloggio garantiti con uno stipendio di 1400 sterline a vita.

Ecco, e che faranno mai sti studiosi? Sta créme de la créme di cervelloni?

Apparentemente ogni 100 anni gli All Souls-iani si riuniscono per una cerimonia in cui viene cantata una canzoncina chiamata “The Mallard Song”, la canzone del germano. Ma vabbè, se fosse solo questo direte, ma che vuoi che sia, io ho cantato Osteria Numero Uno almeno mille volte.

Allora, durante questa soirèe tutti gli accademici girano al buio in gruppo all’interno del college, illuminati solo da fiaccole. A capo della processione c’è il “Lord Mallard”, “Il lord anatra” praticamente, che viene portato su una sedia ed è seguito da una persona che si porta in giro un germano di legno attaccato ad un palo.

Ma perché? A quanto pare quando il college è stato fondato nel 1437, completamente senza spiegazione si dice che un germano enorme abbia preso il volo dalle fondamenta dell’edificio.

Purtroppo se vi siete persi la celebrazione del 2001 dovrete aspettare fino al 2101 prima di sentire la canzone del germano di nuovo.

Comunque, dato a quanto pare uno dei requisiti per entrare in questo college è essere fuori di testa, il test di ingresso per l’All Souls è considerato il più difficile del mondo. Bisogna essere intelligenti, avere un milione di titoli, ma soprattutto essere originali. Volete sentire una delle domande che sono state poste all’esame di ammissione in uno degli scorsi anni? Così, per curiosità.

Does the moral character of an orgy change when the participants wear Nazi uniforms?

Pensi che le caratteristiche morali di un’orgia cambierebbero se i partecipanti indossassero uniformi naziste?

Ma a proposito di Hitler, un altro fatto curioso che ho scoperto riguardo ad Oxford è il fatto che sia sempre stata misteriosamente risparmiata da qualsiasi bombardamento nazista durante la seconda guerra mondiale. No ma non sto scherzando! Letteralmente i tedeschi avrebbero potuto fare terra bruciata intorno ad Oxford, lasciandola completamente intonsa. Ed è ovviamente stato voluto perché il dolce Adolf, certissimo di poter conquistare i territori oltre alla Manica, sognava così in grande da aver pure già deciso quale città porre a capitale della nuova conquista. Ebbene sì, la nostra cara vecchia Oxford. Chissà se ad Hitler piacevano le tartarughe.

Ma lo sapete, tra l’altro che Oxford ha praticamente il suo “Big Ben”? Beh, non si chiama Ben ma Tom, appartiene alla Christ Church ed il suono delle sue campane scandisce la vita della città. Tuttavia, visto che in una città di studiosi non si può mai fare niente a caso, figuratevi cosa è successo quando nel 1852 qualcuno si è accorto che Oxford è in realtà 5 minuti e due secondi indietro rispetto all’ora segnata dal meridiano di Greenwich, che per convenzione segna l’ora per tutto il Paese e oltre. Ma Oxford no. Great Tom ci ricorda ogni sera alle 9:05, l’Oxford Time, facendo ben 101 rintocchi in memoria dei 100 studenti che hanno fondato l’Università più uno che ha chiesto di essere aggiunto al conto. Così a caso. Tra l’altro su internet ho trovato le storie di alcuni poveri campanari del passato che continuavano a perdere il conto e quindi chissà quanto si sono rotti i coglioni i vicini.

E visto che ad Oxford a quanto pare piace rendere proprie le tradizioni altrui, anche Oxford ha il proprio ponte dei sospiri. Prima costruito a Cambridge e prima ovviamente costruito a Venezia. Viene attraversato dagli studenti appena prima.

FONTI:

http://nottinghamaction.org.uk/editor-s-diary/the-oxbridge-murder/

https://www.ox.ac.uk/about/organisation/history

https://www.ox.ac.uk/local-community/engagement/part-of-oxford/history

https://www.chch.ox.ac.uk/visiting-christ-church/tom-quad

https://www.oxford-royale.com/articles/amazing-oxford-traditions/


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