Bella la Nutella, bellissimi i diritti umani

di Martina Da Ros

Anni Sessanta, Piemonte, città di Alba.

Le Langhe, di cui la cittadina rappresenta uno dei punti nevralgici, sono conosciute in Italia per il ricordo della resistenza partigiana e per aver dato i Natali a Cesare Pavese e Beppe Fenoglio.

In quel decennio del Novecento, durante il boom economico, sono consacrate alla cultura nazionale per una creazione ben più allegra e ottimista: la Nutella.

Nel 1964 infatti l’imprenditore Michele Ferrero, di Dogliani, paesello vicino ad Alba e già noto per la sua produzione tradizionale dolciaria, perfeziona la ricetta di una crema zuccherata che chiama Nutella per creare un’assonanza tra l’inglese nut (noce) e –ella, che rimanda all’aggettivo italiano bella.
Ora il nome Nutella è talmente conosciuto che viene anche usato come sinonimo di “crema di nocciole”, anche quando non ci si riferisce a un prodotto della Ferrero.  
Perfino nella cultura di massa la Nutella ha assunto un ruolo riconoscibile: si pensi alle canzone degli anni Novanta Solo per te degli Articolo 31, Destra e Sinistra di Giorgio Gaber e Sex dei Negrita, di cui riportiamo i versi che ci interessano.

[…] e quante notti in bianco che abbiamo passato,
notti di discorsi, notti di stronzate,
di sesso e di rimorsi, di litigate,
al sapore di birra, Nutella e biscotti,
di sudore, di letti bagnati e disfatti
[…]
                    Articolo 31, Solo per te (1993)
[…] Se la cioccolata svizzera è di destra,
la Nutella è ancora di sinistra
[…]
                    Giorgio Gaber, Destra-sinistra (1994)  
[…] provare le ricette, collaudare la cucina,
usare la Nutella, usare la farina 
[…]
                    Negrita, Sex (1997)

Per le Langhe non è una novità utilizzare le nocciole nei dolci: già dal Settecento il regno del Piemonte figurava tra i più noti produttori di cioccolato, grazie all’importazione del cacao dalle colonie caraibiche spagnole e portoghesi.
Nel Novecento il pasticcere Pietro Ferrero, padre di Michele e fondatore dell’impresa dolciaria omonima, aveva inventato il Giandujot, la Supercrema e il Cremino, tutti dolcetti la cui base era composta da nocciole e cioccolato. La Nutella non poteva che essere la naturale erede dei suoi predecessori.
Dal 2007, per iniziativa della blogger statunitense Sara Rosso, si festeggia il 5 febbraio il World Nutella Day proprio per omaggiare la prelibatezza albese.

Tutto molto avvincente, w le Langhe, w le nocciole, w la Nutella. Ma cosa c’entra tutto questo con Fika?
Proprio qui vi volevamo.
Allora, intanto sono doverose le precisazioni: tra le parole che seguiranno, non ci sono tentativi di demonizzare, profanare, sminuire o altri verbi negativi che possano recare danno alla Nutella. Non è il nostro scopo, siamo amanti della crema della Ferrero e non abbiamo nessuna intenzione belligerante nei confronti di alcun prodotto dolciario. Quello che ci teniamo però a far sapere, visto che ci piace parlare di femminismo e ambiente, è l’impatto che la produzione di olio di palma e cacao hanno sulle popolazioni più svantaggiate e sul nostro Pianeta.

Cominciamo allora dalla questione più spinosa: l’olio di palma. Magari vi ricorderete di quando nel 2015 la ministra dell’ambiente francese Ségolène Royal aveva dichiarato, a proposito della Nutella: “dovremmo smettere di mangiarla: contiene olio di palma”, spiegando che la produzione dell’olio vegetale in questione era una delle maggiori cause di deforestazione. La Ferrero aveva subito risposto dicendo che l’olio di palma utilizzato dall’azienda era certificato e sostenibile.
Il 2015 ha rappresentato l’apice della consapevolezza occidentale sull’uso dell’ olio palma e si erano diffuse le credenze più assurde: si diceva che bloccasse le vene e le arterie impedendo la circolazione sanguigna, che facesse aumentare di peso in maniera esponenziale e che predisponesse al diabete anche se assunto in minime quantità. In effetti si parlava poco delle sue conseguenze sull’ambiente, come invece aveva fatto Royal, ma il fatto curioso è che in un momento in cui la maggioranza dei prodotti al supermercato iniziava ad avvalersi della scritta “senza olio di palma”, la Ferrero continuò a usarlo per le proprie ricette. Basta ragionare di intelligenza per capire che qualsiasi produzione intensiva, che sia olio di palma o foraggio o avocado, è nociva per l’ambiente. La produzione sostenibile mira a prevenire i danni della deforestazione con una coltivazione più responsabile. Nel caso dell’olio di palma, uno dei centri più devastati dalla sua produzione è l’Indonesia, dove la popolazione vive i danni ambientali non trovando più la stessa disponibilità delle risorse del passato e respirando l’aria contaminata dagli incendi che servono per abbattere la foresta in favore delle coltivazioni. Inoltre nemmeno gli animali se la passano alla grande: gli oranghi, le tigri e i rinoceronti di Sumatra sono a rischio di estinzione a causa della deforestazione. Il problema di carattere culturale, poi, è lo stesso della produzione di cacao: le imprese dei continenti americano ed europeo approfittano della condizione di sviluppo precario delle aree del sud-est asiatico e dell’Africa occidentale per trarre profitto dal lavoro dei contadini. Per un maggior approfondimento sul tema della coltivazione del cacao consigliamo la visione dell’episodio “Cioccolato amaro” della serie Rotten, disponibile su Netflix, in cui viene spiegata la piramide di sfruttamento lavorativo e ambientale che di fatto costringe i contadini della Costa d’Avorio a scegliere se produrre cacao o se morire di fame.

E le donne?
Come l’ecofemminismo ci insegna, le donne sono tra le categorie più esposte alle conseguenze dell’inquinamento e dello sfruttamento ambientale. Nel caso del cacao, la produzione è quasi sempre maschile, con l’esclusione della popolazione femminile dalla possibilità di lavorare e, quindi, di raggiungere l’autonomia economica, in un circolo vizioso che impedisce alle bambine di andare a scuola e alle adulte di poter vivere in modo indipendente. Nel caso dell’olio di palma, invece, il ruolo delle donne è ancora più complicato all’apparenza: trattandosi delle deputate alla gestione di casa e figli, quando vivono in prossimità delle piantagioni, sono a più stretto contatto con gli agenti inquinanti e non è raro che il loro ruolo le costringa a sfiancanti corse (a piedi, spesso non hanno accesso all’uso della macchina) all’ospedale perché un figlio fatica a respirare a causa degli incendi.
Un reportage che racconta con efficacia (anche) l’effetto degli incendi sulla popolazione lo trovate qui:

E, a proposito di donne, per concludere vi diamo uno spunto di riflessione: nel 2019 fece notizia l’esito della classifica annuale di Universum, che collocava la Ferrero in vetta come “azienda più ambita dalle donne manager”. Suona bello, vero? Be’ invece è un po’ subdolo. Fa notizia che un’azienda sia ambita dalle donne, non che ci lavorino dentro. Non ci sono dati oggettivi relativi alla presenza femminile all’interno della Ferrero. Sul sito dell’azienda sono riportati diagrammi indicativi delle età lavorative e delle posizioni geografiche, ma quando si parla di donne l’unico dato reperibile è:

Presenza femminile e maschile: rispetto all’anno precedente, cresce la presenza femminile nella popolazione dei senior manager.

Fonte: https://www.ferrerocsr.com/dipendenti-ferrero

Cliccare per credere.

Fonti:

https://www.lastampa.it/cuneo/2019/12/05/news/la-ferrero-e-l-azienda-piu-ambita-anche-dalle-donne-manager-la-maggioranza-sogna-di-lavorare-li-1.38070483
https://www.nutella.com/it/it/scopri-nutella/sostenibilita/olio-di-palma
https://www.treccani.it/90anni/parole/1964-nutella.html#:~:text=Marchio%20registrato%20di%20una%20crema,Nasce%20quest’anno.&text=Inizialmente%20furono%20la%20pasta%20gianduia,poi%20la%20Supercrema%20(1949).


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