Scandalosa Colette

di Federica Caslotti

Come deve sentirsi potente l’autore di un romanzo che si rivela un caso letterario: la gente che parla dei tuoi personaggi come se fossero vivi, la folla che ti esalta, ti corteggia, i lettori che vorrebbero essere come il tuo eroe o la tua eroina… E quanto deve essere frustrante vedere un’altra persona che se ne prende il merito, e riceve tutto questo amore al posto tuo.

È quello che è successo per quarant’anni a Sidonie-Gabrielle Colette.

Sidonie Gabrielle Colette

Colette à Paris

Nata in Borgogna nel 1873, cresce libera e a contatto con la natura, educata principalmente dalla madre, Sidonie Landoy, già divorziata, atea e anticonformista. A vent’anni sposa il trentaquattrenne Henri Gauthier-Villars, amico di famiglia, famoso scrittore, libertino e giornalista, nonché grande sfruttatore di giovani talenti: nella sua “officina letteraria” raccoglie autori emergenti, che chiama affettuosamente “schiavi”, i cui scritti vengono poi pubblicati sotto il suo pseudonimo, Willy. E presto fa entrare anche la sua giovane e bella sposina nella filiera. Per Colette la scrittura non è naturale: deve impegnarsi, rimaneggiare il testo, mettere in fila le parole con cura, e quando il marito rifiuta il suo scritto, la delusione è grande. Era stato Willy stesso a spingerla a scrivere della sua infanzia in Borgogna, delle marachelle commesse con le amiche, e ora ritiene che il suo testo non sia pubblicabile. Le avventure semi-autobiografiche della piccola Colette restano in un cassetto per quattro anni, prima che Willy le ritrovi e le rivaluti. Si dedica a un editing scrupoloso, consigliando a Colette di rendere più “piccanti” le avventure della ragazzina protagonista…

«Non potreste rendere un po’ piccanti queste bambinate? Per esempio, fra Claudine e una delle sue compagne, un’amicizia troppo tenera…». 

Da sinistra: Polaire, Willy e Colette

Così all’alba del nuovo secolo esce Claudine a scuola, naturalmente firmato Willy, e lo scandalo suscitato è solo secondo al successo. Quella di Claudine diventa una saga letteraria, in cui Colette continua a riversare la sua vita e le sue esperienze: in Claudine a Parigi la protagonista, ora diciassettenne, seduce il maturo e affascinante Renaud, alter ego del marito, mentre in Claudine innamorata rappresenta il ménage à trois tra lei stessa, Willy/Renaud e Georgie Raoul-Duval, moglie di un miliardario americano, rappresentata dal personaggio della bella Rézy, contesa tra i due coniugi nella finzione letteraria come nella vita reale. Georgie si affretta a far ritirare il romanzo dalle librerie, ma questo non fa che aumentare la curiosità e il fermento intorno alla serie.

Claudine non è solo un personaggio: è un tipo, simbolo di una femminilità inedita, scandalosa e amorale, «la prima teenager del secolo» come la definirà la scrittrice e biografa statunitense Judith Thurman, e quando le avventure di Claudine sbarcano a teatro il personaggio assume anche un aspetto definito: quello di Polaire, pseudonimo di  Émilie Marie Bouchaud, attrice di teatro famosa per le forme minute “da adolescente” («Ha la vita così sottile che posso circondarla con le mani» commenta compiaciuto Willy) e il caschetto riccio, acconciatura che Willy spinge la stessa Colette, peraltro molto somigliante all’attrice, ad adottare.

Divisa scolastica, caschetto e aria da monella, le “gemelle” Colette e Polaire posano spesso travestite da Claudine insieme a Willy, che mentre si prende tutti i meriti della moglie e gioca a fare “lo zio burbero” con un “rapporto ambiguo” con le nipotine, lancia una linea di prodotti dedicati al personaggio che gli ha regalato fama e successo: creme, cosmetici, capi d’abbigliamento… Claudine diventa un marchio, le ragazze vogliono essere lei, in tutti i bordelli c’è almeno una Claudine. E, finalmente, Colette comincia ad averne le tasche piene.

Rêve d’Égypte

Colette amoureuse

È il 1906, i rapporti con Willy si fanno sempre più tesi: lui oltre a sfruttare il talento di Colette non ha mai smesso di tradirla, e lei ha conosciuto la duchessa Mathilde de Morny, detta Missy: nipote di Napoleone III e dichiaratamente lesbica, dopo il divorzio dal primo marito si taglia i capelli e adotta abiti maschili. Sebbene Missy sia protetta dal suo status sociale, non ha certo una vita facile. Ma sappiamo che per Colette lo scandalo è il sale della vita, e le chiacchiere generate dalla loro relazione non fanno che renderla più audace e compiaciuta. Colette è decisa a separarsi dal marito e a rendersi indipendente: comincia a prendere lezioni di danza e recitazione, e nel 1907 è pronta a portare in scena al Moulin Rouge la pantomima Rêve d’Égypte, in cui Missy interpreta un egittologo e Colette la mummia che, di fronte agli occhi increduli di lui, torna in vita. La prima dello spettacolo rischia di degenerare in un linciaggio quando le due donne si baciano sul palco, e le repliche saranno annullate per non generare problemi di ordine pubblico. La loro relazione durerà dal 1906 al 1910. Non poter chiedere a Colette di sposarla sarà uno dei grandi rimpianti di Missy.

Colette e Missy

Colette ha sempre collezionato amanti, di ambo i sessi, e dopo il divorzio con Willy e la fine della relazione con Missy non si ferma di certo, e aggiunge al curriculum altri due matrimoni. Da quello con il barone Henry de Jouvenel, folgorato da una delle sue performance teatrali in cui si esibisce coperta solo di una cascata di gioielli, nasce la sua prima e unica figlia: Colette Renée de Jouvenel, detta “Bel-Gazou”. A dispetto dello strettissimo rapporto che aveva avuto con Sido, Colette sarà una madre fredda e assente. Avrà invece un rapporto molto intimo (e discutibile) con il primo figlio adolescente del marito, Bertrand, con il quale lei, di più di trent’anni più anziana, intreccerà una relazione.

Diventata adulta e intervistata su cosa volesse dire avere una madre così celebre, Colette de Jouvenel dirà:

«Ci vuole una vita intera, per guarire da una madre come Colette.»

Colette s’en va

Dopo il divorzio da Willy si apre un nuovo periodo di feroci battaglie legali: quelle per ottenere i diritti sui suoi romanzi. Ottiene una percentuale, e il suo nome accanto a quello dell’ex marito. La sua attività di scrittrice continua, guadagnandole sempre più onori e riconoscimenti, parallelamente alla sempre più audace e scandalosa carriera da attrice di music-hall. Le performance di Colette diventano un ostacolo per la scalata politica del marito, e l’aumentare delle chiacchiere intorno alla sua relazione col figliastro, alimentate dalla stessa autrice che da esse trae spunto per il suo romanzo Chéri, porta anche la relazione con Jouvenel al capolinea.

Viaggia molto, per piacere e per seguire la rappresentazione delle varie pièce teatrali cui prende parte come interprete, regista o sceneggiatrice (per la maggior parte tratte dalle sue opere). A Montecarlo conosce Maurice Goudeket, commerciante di perle che diventerà il suo terzo marito, e nel ’32 si imbarca in una nuova avventura, improvvisandosi estetista: lancia una sua linea di prodotti e apre un istituto di bellezza. Le dame parigine fanno a gara per ricevere i suoi servigi. Nel frattempo continua a collezionare riconoscimenti per i suoi meriti letterari: insignita della Legion d’onore, viene eletta dell’Académie royale belge de langue et de littérature françaises, dell’Académie Goncourt, seconda donna nella Storia a fregiarsi di questa onorificenza e di cui diventerà presidentessa, e del National Institute of Art and Letters di New York.

Trascorre gli anni della guerra nella sua casa parigina, tormentata dall’artrite che nei suoi ultimi anni di vita la costringerà in sedia a rotelle. Mentre la figlia si unisce alla Resistenza, Colette sfrutta tutte le sue conoscenze per salvare Goudeket, ebreo, dai campi di concentramento.

Ormai semi-paralizzata, Colette trascorre gli ultimi anni della vita a ricevere elogi dal divano-letto su cui scrive e passa la maggior parte del tempo. Il suo genio è definitivamente consacrato, la sua scrittura destinata a sopravviverle. Alla sua morte, nel 1954, sebbene la Chiesa le rifiuti i funerali religiosi, la Francia la onora con i funerali di stato, prima donna a riceverli dopo l’attrice Sarah Bernhardt.

Dobbiamo essere cauti nel definire Colette una “icona femminista”. Alle suffragette sue contemporanee riservava disprezzo e commenti al vetriolo, ma dopotutto lei era riuscita a farsi strada e creare il suo posto nel bel mondo dominato dagli uomini, grazie alle sue amicizie altolocate e al denaro lei, come le persone cui era più legata, godevano comunque di tutti i privilegi che potevano desiderare, quindi cosa le importava che le altre donne ottenessero lo stesso? Pur essendo lei stessa stata vittima di ingiustizie, sfruttata da Willy prima e disprezzata per la sua relazione con Missy poi, è sempre caduta in piedi. Ma oggi dovremmo avere una maggiore consapevolezza, dovremmo sapere che le ingiustizie vanno combattute anche quando non ci riguardano direttamente, e dovremmo anche superare questa paura di essere viste come “una di quelle femministe”. Essere one of the guys non ha salvato Colette, e non salverà noi.


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