Sii fiera, sei una donna: la storia delle Streghe della Notte

di Camilla Magnani

Marina Raskova

È il 1941 e la Seconda Guerra Mondiale sta per entrare nella sua fase più delicata. Alleanze che cambiano e nemici incombenti sono ciò che spinge Marina Raskova, giovane aviatrice ed eroina dell’URSS, a chiedere a Stalin di creare un reggimento totalmente femminile. Le donne vogliono combattere per la propria patria, in migliaia hanno scritto alla Raskova dicendo di essere pronte a sacrificarsi pur di sconfiggere il nemico tedesco. 

Nonostante un’iniziale titubanza di Stalin, le donne sovietiche non demordono e si dimostrano pronte a combattere, con o senza consenso. Alcune, addirittura, sono arrivate al punto di rubare aerei pur di lottare.

Ed è così che nascono tre unità di aviazione femminile, il 586° reggimento aviazione da combattimento , il 587° reggimento  bombardamento e il 588° reggimento bombardamento notturno. Ed è proprio quest’ultima unità che poi verrà soprannominata dal nemico nazista “Streghe della Notte”.

L’8 settembre 1941, Marina Raskova infiamma la nazione tenendo un discorso via radio esortando le donne a resistere ed arruolarsi perché ora possono combattere al pari di qualsiasi altro uomo.

Ragazze da tutta l’Unione Sovietica si arruolano e si sottopongono ad un addestramento durissimo. Un training che richiederebbe anni viene condensato in sei mesi pieni di complicazioni. Le uniche uniformi disponibili erano disegnate per soldati uomini e quindi scomodissime; inoltre le ragazze sin dall’inizio si ritrovano decisamente mal equipaggiate. 

Non possiedono strumentazione, nessuna radio, nessun radar e nessun paracadute. Gli unici aerei che possono usare sono i Polikarpov Po-2, fatti di legno e tela, usati solitamente per attività agricole e quindi sprovvisti di qualsiasi arma. Le ragazze della squadra di bombardamento notturno, tutte di età tra i 17 e i 26 anni, tuttavia, non si perdono d’animo e trasformano le debolezze del veicolo in forza d’azione. I Po-2 sono fragili e non hanno protezioni, ma anche silenziosi e quindi perfetti per volare sopra le teste degli ignari nemici e sganciare bombe a sorpresa durante la notte. Proprio per questo vengono soprannominate dai tedeschi Nachthaxen, Streghe della Notte, nome che le ragazze, orgogliosamente decidono di fare proprio.

Le Streghe della Notte con uno dei loro Polikarpov Po-2

Il freddo russo (che tocca anche i -50 durante l’inverno) non le spaventa , le ragazze ferrate in ingegneria e meccanica si occupano di riparare i velivoli e le aviatrici dormono al loro fianco, a volte persino in buche nel terreno. Dormono accanto ai propri aerei, con il ghiaccio nei capelli, sempre in allerta, attendendo il via libera per iniziare le loro missioni (a volte fino a diciotto per notte) o restare a terra ad aspettare e sperare di vedere le proprie “sorelle” tornare. 

La formazione è sempre costituita da tre aerei e i voli si svolgono sempre in coppia: pilota e navigatrice siedono fianco a fianco volando sul Caucaso, nascoste solo dal buio della notte. 

I tedeschi le temono così tanto che arrivano persino a credere che le Streghe assumano pillole speciali per essere in grado di vedere di notte, e l’esercito garantisce automaticamente una Croce di Ferro a qualsiasi componente della Wermacht in grado di abbatterle. 

Le missioni delle Streghe, però, sono pericolosissime. Non solo spessissimo le bombe si incastravano e la navigatrice doveva arrampicarsi fuori dalla cabina di pilotaggio per sganciare l’ordigno a mani nude, ma il maggiore problema delle Streghe della Notte era costituito dai velivoli. Non solo erano scoperti e quindi lasciavano le ragazze costantemente esposte, ma erano così leggeri e lenti che potevano essere abbattuti persino da un fucile. Inoltre, essendo fatti di tela, prendevano fuoco molto facilmente. Tutto ciò si complicava ulteriormente se si considera che le ragazze non avevano paracaduti.

Marina Raskova, infatti, muore nel 1943, precipitando con il suo aereo in una notte di nebbia. 

Francobollo commemorativo russo con l’eroina Marina Raskova

Purtroppo i tedeschi dopo essere stati presi di sorpresa molte volte, riescono a scoprire i punti di debolezza delle Streghe della Notte e iniziano a colpirle dall’alto con i caccia. 

Nonostante questo, le ragazze non si danno per vinte e continuano l’avanzata verso Occidente fino alla fine della guerra.

Quando il conflitto giunge al termine, il contributo di Marina Raskova e delle altre Streghe della Notte viene immediatamente riconosciuto. I loro ventitremila voli hanno fatto sì che ben ventiquattro ragazze del 588° reggimento venissero decorate con la Stella d’Oro di eroe dell’Unione Sovietica. 

Nonostante questo, poco dopo vennero congedate con l’ordine di servire il Paese come madri e mogli. 

Una vita normale, una “vita da donna”, dopo aver vissuto da eroine. 

L’URSS non negò mai l’indiscutibile importanza delle Streghe della Notte e degli altri due reggimenti femminili all’interno del conflitto, tuttavia, continuò comunque a reclutare solo e unicamente uomini per il suo esercito. 

Ma le donne, come dimostra questa storia, non si scoraggiano facilmente. Anche durante la guerra, le aviatrici, per combattere il sessismo, dipingevano fiori sulle ali degli aerei dei loro colleghi uomini e usavano le matite di navigazione come eye-liner e rossetti.

Il primo comandamento delle Streghe della Notte era “Sii fiera, sei una donna”. Marina Raskova ha sempre incoraggiato le sue ragazze a non preoccuparsi di sembrare più simili a uomini o meno femminili, anche con i capelli rasati e uniformi militari che imponeva il loro lavoro. Questo non le avrebbe mai rese meno donne. Amare i vestiti ed essere un buon pilota, come la logica suggerisce, non dovrebbero essere due cose incompatibili. Ma chissà come mai spesso alle donne non è riservato il lusso di poter amare qualcosa di tipicamente femminile ed essere considerata naturalmente brava in un lavoro che storicamente è considerato maschile. 

Se volete approfondire questo argomento, non solo per quanto riguarda la realtà, ma anche per la letteratura, vi rimando ad uno dei nostri ultimi post su Instagram. 

La storia, per fortuna, ci ha sempre dimostrato che gli ideali non hanno sesso e, soprattutto per la storia delle Streghe della Notte, ciò che era importante era la libertà e combattere fino alla vittoria, restando sempre fedeli a sè stessi. 

Nei loro tre anni di voli, le Streghe della Notte diventarono come sorelle e nelle notti in cui il tempo non era ideale per volare si riunivano per cantare e ballare insieme prima delle dure notti di lavoro dove purtroppo in molte sono state costrette a guardare le proprie amiche bruciare vive in aria. 

Mentre si trovavano ancora al fronte, alcune Streghe si fecero una promessa: qualora fossero tornate vive dalla guerra si sarebbero incontrate ogni 2 maggio alle 12:00 di fronte al teatro Bol’šoj di Mosca. 

Incontro del 2 Maggio 2006

E così è sempre stato, diventando una tradizione. Ora che tutte queste eroine non ci sono più, sono i loro figli ad incontrarsi ogni anno, mantenendo viva la memoria di queste donne che hanno dimostrato che niente è impossibile.

Fonti

http://www.madrerussia.com/le-streghe-della-notte/


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