Bocca di Rosa e lo slut shaming: siamo ancora delle schifose se facciamo sesso?

di Martina Da Ros

L’11 gennaio 1999 ci lasciava Fabrizio De André, uno dei cantautori più noti della musica italiana.
Nel 1967 aveva inciso una sue canzoni più ascoltate, Bocca di Rosa, il cui testo famosissimo narra la storia di una ragazza che vive la propria sessualità con piacere e disinibizione, dettagli che scatenano l’ira delle altre donne del borgo e l’approvazione degli uomini.
La fonte di Bocca di Rosa non è chiara: secondo alcuni De André si sarebbe ispirato al testo di Georges Brassens Brave Margot, mentre altri pensano che abbia riprodotto in Bocca di Rosa alcuni tratti di due prostitute da lui frequentate in quel periodo, sia una certa Marilyn sia Liliana Tasso, nota col nome di Maritza, che sarà anche protagonista del romanzo di De André Un destino ridicolo.

La verità è che a noi non interessa tanto se Bocca di Rosa sia un personaggio di fantasia nato per polemica contro gli stereotipi sociali o se sia un personaggio davvero esistito, ciò che colpisce è l’attualità di alcuni versi della canzone, di cui riproponiamo qui il link a YouTube:

Bocca di Rosa è rappresentata come una donna che si dedica al sesso non per costrizione o lavoro, ma solo perché le va di farlo, senza interessarsi alla vita amorosa dei partner da lei scelti, che passano per degli uomini abbastanza passivi e succubi del suo fascino. A inveire sono le altre donne del paesino, che la accreditano come schifosa, chiedendo addirittura l’intervento dei carabinieri perché venga allontanata dal borgo. La fama della donna è però così nota che già alla stazione successiva viene accolta come una VIP anche da insospettabili come il parroco, che non si fa problemi a portarla in processione insieme alla Vergine.
Noi non consigliamo ai lettori di qualunque genere di intromettersi in relazioni matrimoniali, non per moralismo ma una mera questione pratica: è più sfiancante, difficile e complicato, meglio cercarsi qualcuno di libero con cui divertirsi.
Nel 2008 l’enciclopedia Treccani ha riportato il termine Bocca di Rosa come sinonimo di prostituta, nonostante nella canzone sia esplicitato che la donna non avesse scelto l’amore per lavoro.
Bocca di Rosa si presta pertanto a essere un esempio di slut shaming

Che cos’è lo slut shaming?
Scrive Wikipedia: Il termine slut-shaming (in italiano umiliazione da sgualdrina o stigma della puttana) è un neologismo nato in ambito filosofico femminista per definire l’atto di far sentire una donna colpevole o inferiore per determinati comportamenti o desideri sessuali che si discostino alle aspettative di genere. Nonostante queste ultime variano da cultura a cultura e si evolvono nel tempo, ci sono fattori che rimangono uguali, come il codice di abbigliamento della donna, la provocazione sessuale anche nel caso di stupro o la perdita della verginità. Secondo i dati Istat raccolti nel 2018 e diffusi il 25 novembre 2019 persiste il pregiudizio che la donna sia responsabile, per esempio, della violenza sessuale subita. Il 39,3% della popolazione ritiene che una donna sia in grado di sottrarsi a un rapporto se lo vuole davvero e secondo il 7,2% le donne spesso negano il consenso al rapporto sessuale ma in realtà intendono darlo e per il 6.2% le donne “serie” non vengono violentate. Cosa significa “serie”? Che si vestono in modo adeguato alle norme imposte alla società, che non hanno avuto un numero di partner sessuali sconvenienti, che non escono di sera per andare al cinema o che non possiedono senso dell’umorismo? 

La cultura della “colpa” ci arriva da tempi molto lontani. Il podcast “Cara, sei maschilista”, propone una puntata del tutto incentrata sullo slut shaming e le conduttrici spiegano che parrebbe avere origini lontanissime, addirittura databili nel periodo in cui l’uomo ha smesso di essere un cacciatore nomade per diventare un agricoltore stanziale e quindi era necessaria la certezza della paternità del figlio in modo da assicurare un erede.
Di certo anche la cultura cristiana, in tutte le sue professioni, ha contribuito non poco al mito della donna casta e pura. Si pensi alla Vergine Maria, la cui accezione principale è proprio quella di essere rimasta vergine e, per questo motivo, meritevole di rispetto, ammirazione e lode. In contrapposizione alla sua immagine vi è Maria Maddalena, la prostituta più famosa della Bibbia, che ha avuto in Gesù Cristo la possibilità di essere perdonata per le sue colpe (sessuali).
Nel 2021 ha ancora senso parlare di verginità? Una volta appurato che l’imene è una membrana elastica che può lacerarsi oppure no durante i primi rapporti sessuali, ma che può anche rompersi a causa di traumi subiti durante le normali attività sportive, sarebbe ora di smetterla di spiegare la verginità alle ragazze come un valore. La scelta di non avere rapporti sessuali fino al matrimonio è rispettabile, ma nello stesso modo in cui lo è quella di concedersi a più partner, consenzienti, senza dover dare giustificazioni o senza sentirsi in obbligo di nascondere il numero per evitare giudizi o critiche offensive.
La verginità non si perde e nessuno la vince

Un discorso simile vale anche per il vestiario: molte donne si sentono costrette a limitare la pelle esposta agli sguardi altrui per evitare commenti indiscreti o vere e proprie molestie verbali. Le scollature, gli abiti corti o i tacchi alti non autorizzano nessun comportamento violento né apprezzamenti non richiesti. Non è nemmeno più ammissibile che le donne il cui vestiario non corrisponde ai canoni della castità sociale, che comunque non deve essere eccessiva altrimenti l’appellativo di “suora” è dietro l’angolo, possano essere connotate come poco serie, provocatrici, donne che “se la cercano” e anche “puttane”, parola che include tutte le sue varianti dialettali e regionali.

Sempre con lo scopo di educarci contro lo slut shaming, sarebbe anche il caso di smetterla di attribuire epiteti relativi alla prostituzione quando si tratta di insultare una donna. Addirittura, quando si vuole offendere un ragazzo in modo pesante, ci si appella al mestiere presunto professato dalla madre. Dovremmo ripeterlo tutti insieme: non c’è niente di male se una donna vuole scoprirsi il corpo con abiti scollati e succinti, se vuole fare tantissimo sesso, se parla molto di sesso e/o se si masturba. Proviamo a crescere, che da Bocca di Rosa nel 1967 sono trascorsi un sacco di anni e se facciamo tanto sesso siamo ancora delle schifose.

Fonti:
https://lines.it/cose-da-ragazze/prima-volta/imene-questo-sconosciuto

https://www.istat.it/it/archivio/235994

https://www.treccani.it/vocabolario/bocca-di-rosa_(Neologismi)/

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/01/04/addio-alla-graziosa-ultimo-trans-di-de.html

https://www.ilsecoloxix.it/cultura-e-spettacoli/2010/06/15/news/addio-bocca-di-rosa-ma-eri-davvero-tu-1.33100769

PODCAST:


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