2×04 – Friendzone di Natale: Notti bianche di F. Dostoevkij

Fedor Dostoevskij non ha bisogno di presentazioni: fu uno dei maggiori autori classici russi, lo scrittore del caos, tormentato e oppresso da una patologica malinconia come quella che affligge molti dei suoi personaggi. Nato a Mosca nel 1821, nel 1849 la sua vicinanza a gruppi sovversivi lo conduce al carcere dove riceve dopo un sommario processo la condanna a morte. La grazia arriva quando lo scrittore è già sul patibolo, e la pena viene commutata in lavori forzati. Come potete ben immaginare questo evento traumatico è profondamente segnante per lo scrittore. Nel 1854 è liberato dalla galera per buona condotta e finisce di scontare la pena servendo nell’esercito. Solo dopo due anni potrà tornare alla sua vita di prima, anche se niente sarà mai in grado di lenire la sofferenza portata dai traumi subiti. 

Nei suoi romanzi emerge tutta la pena e il dolore per l’umanità sconfitta e tormentata delle cui schiere si è trovato a far parte, ma anche l’amore per la vita che nonostante tutto Dostoevskij serba nel cuore. In ogni opera lo scrittore lascia un pezzo della sua anima: “Memorie della casa dei morti” è il primo romanzo che l’autore pubblica di ritorno dall’esilio, un memoriale della sua esperienza in Siberia, “I fratelli Karamazov” affonda le sue radici nel rapporto tormentato con il padre, in “Delitto e Castigo” confluiscono le riflessioni di Dostoevskij riguardo alla giustizia e al sistema giudiziario, il protagonista de “L’idiota” è epilettico, proprio come il suo autore, “Il giocatore” viene scritto in fretta e furia per saldare i debiti contratti proprio giocando d’azzardo. Oggi però abbiamo optato per un’opera forse anomala rispetto al resto della produzione dell’autore, ma che rientra comunque tra i capolavori più amati dello scrittore.

Le notti bianche è un racconto giovanile di Dostoevskij, pubblicato per la prima volta nel 1848. Il protagonista, un anonimo giovane aspirante scrittore d’indole malinconica e sognatrice, trascorre le notti estive girovagando per la città di San Pietroburgo, debolmente illuminata da un sole che da maggio a fine luglio non tramonta mai completamente oltre l’orizzonte. Durante il suo girovagare solitario incontra un’altra anima inquieta, la giovane Nasten’ka, tormentata dall’amore per un uomo che dopo averle promesso che sarebbe tornato da lei per sposarla dopo un anno si fa ancora attendere, lasciando la ragazza smarrita e piena di dubbi. Nelle poche notti che i due protagonisti trascorrono passeggiando insieme, il sognatore finisce per innamorarsi della ragazza, rendendosi conto finalmente di quanto sia stata vuota e triste la sua vita prima di quell’incontro. 

“Lo scrittore” afferma Ilenia Zodiaco nell’articolo pubblicato su il Libraio dedicato all’opera di Dostoevskij, “è un fantasma che si aggira nelle vite degli altri, un osservatore che tesse in segreto la sua rete, prende dalla realtà e trasforma, fa e disfa trame, ruba le sembianze e gli eventi dalla vita e li inserisce in un sogno di sua fattura. Perso nelle sue fantasticherie, spesso si dimentica del mondo reale.” I temi evocati dall’autore sono molteplici, e tremendamente attuali: la solitudine, l’incapacità di aprirsi alle persone che ci stanno intorno, l’immaturità sentimentale, la paura che alle volte ci porta a evitare di vivere veramente le emozioni che reprimiamo. 

Is he a nice person or a Nice Guy?

di Veronica Pallavera

Non si conosce il nome del protagonista e narratore de Le notti bianche. Di lui sappiamo solo che è un uomo povero – non un poveraccio, a mio avviso…ci dice di percepire uno stipendio esiguo, senza lavorare, con cui mantiene una piccola casa e una governante. Diciamo povero come può esserlo un dentista rispetto a Jeff Bezos, ecco. 

Dicevamo, di lui sappiamo che non è benestante, che – pur vivendo a Pietroburgo da tempo – non ha un giro di amici o conoscenti con cui passare il tempo e che è un sognatore. Preferisce alla compagnia delle persone quella dei palazzi, si perde in fantasticherie e si trova troppo spesso a pensare che la sua vita se ne voli via come una visione. 

Il nostro uomo è un Freak, un Nerd prima di Star Wars. Nonostante l’aria pomposa con cui si racconta, gli voglio bene per questo. 

Purtuttavia! Quando Nasten’ka entra in scena, nel suo approccio a lei, ho iniziato a percepire un odore sgradevole: l’odore di Nice Guy. 

Urban Dictionary definisce il Nice Guy maiuscolo (da non confondere con nice guy minuscolo, cioè un uomo effettivamente gentile) come una persona con la credenza che essere un essere umano decente renda automaticamente meritevoli di favori sessuali. 

Spoiler: questa credenza non ti rende un essere umano decente. 

Quali sono i campanelli di ALLARME NICE GUY?

  • Il Nice Guy ha un solo Grande Amore e quando crede di averlo trovato, se ne ossessiona ancor prima di sapere se i suoi sentimenti sono ricambiati. 
  • È convinto che una relazione “di successo” tra un uomo e una donna debba comprendere il sesso: ogni forma di amicizia è vista come frustrante o come un mezzo per un fine. 
  • Crede che la Vera Felicità possa venire unicamente dalla vita amorosa. 
  • Considera la gentilezza una merce di scambio per ottenere sesso. Io sono gentile con te e tu me la dai. Simple as that. 
  • Non sa gestire il rifiuto. Le sue reazioni sono essenzialmente due: “No means try harder” oppure “Se non mi vuoi, sei troia”.

Il Nice Guy è quasi sempre un romantico, timido e impacciato; guarda il suo Amore da lontano, senza essere in grado di dichiararsi e questo spesso lo porta a covare rancore verso chi invece ci prova e ci riesce. È molto spesso l’Amico, il Confidente che deve lottare contro il Fiko, l’uomo che non deve chiedere mai. 

Nei vari articoli che ho consultato viene sempre citato Dukie di Pretty in Pink come il prototipo del genere ma, non avendo io mai visto Pretty in Pink (mi scuso con gli anni 80), ne citerò un altro per farvi capire: Dawson Leery.

Sono almeno un milione i motivi per cui Dawson è passato alla storia come uno dei personaggi più odiosi di tutti gli anni 2000, ma forse la cosa peggiore è il suo atteggiamento nei confronti di Jen, proprio all’inizio della serie: Jen è bella e bionda, si è appena trasferita da New York e Dawson il sognatore già al primo sguardo la incorona a regina del suo cuore. Non sa nulla di lei, è solo una bella ragazza in minigonna, eppure lui si lancia in grandi voli pindarici sulla sua purezza e integrità. Quando poi Jen gli rivela di non essere affatto pura e di essere finita dalla nonna in quel posto dimenticato da dio che è Capeside proprio per questo, il sogno di Dawson improvvisamente si spezza. Non è quella che lui credeva. 

Altro esempio anni Zero di Nice Guy è sicuramente Dean Forester, da Gilmore Girls.

Dean non è schivo e timido, ma sicuramente si porta in giro quell’aura angelica mentre sputa sentenze. È spesso possessivo con Rory, invadente e, dopo l’entrata in scena di Jess Mariano [fischio di apprezzamento] non fa che rimarcare quanto Jess sia il “cattivo ragazzo”, uno da evitare. Non forse il peggiore dei Nice Guy – e di certo non il peggiore tra i fidanzati di Rory – ciao Huntzberger, maledetto figlio di papà, però un buon esempio per spiegare quanto fastidioso possa rivelarsi un “ragazzo d’oro”. 

Non è un caso che entrambi gli esempi che vi ho citato provengano dagli anni 2000. Infatti, il trope ha avuto grande fortuna dagli anni 80, fino al 2010 circa, quando è iniziato un processo di decostruzione: (500) days of Summer (in italiano (500) giorni insieme) ha per protagonista Tom, il prototipo di Nice Guy. Tom ha modellato la sua idea di relazione e romanticismo su canzoni e film, ha gusti un po’ eccentrici, una vita privata non molto movimentata e il sogno accantonato di fare l’architetto. Quando incontra Summer per la prima volta se ne innamora all’istante. Da quel momento, non importa quanto lei risulti cinica e restia ad intraprendere una relazione, Tom si innamorerà di lei sempre di più. Il narratore tuttavia ci avvisa già all’inizio: questa non è una storia d’amore. Il film, infatti, non vuole raccontarci la dolce storia di Tom che conquista Summer ma ci mostra come l’infatuazione di Tom non sia altro che la proiezione di tutte le sue fantasie di amore e felicità e queste fantasie non possono fare altro che portarlo a sbattere contro un muro di realtà. 

Ancora più in là si è spinta la serie Netflix You, dove il protagonista agisce da Nice Guy con la ragazza dei suoi sogni, ma segretamente altri non è che uno stalker e un assassino. Quando si dice “tutto per una ragazza”. 

Ma quindi, è quanto è tossico il Nice Guy? 

Il Nice Guy è tossico prima di tutto per se stesso e lo dico sentendomi molto tirata in causa. Proiettare fantasie sulle persone è una pessima abitudine, nutre le insicurezze, rende rancorosi e distanti, completamente scollati dalla realtà. 

Ciò significa che non possono esistere ragazzi effettivamente bravi?

Chiaramente no. Quello che distingue un Nice Guy maiuscolo da un nice guy minuscolo è la capacità di vivere nella realtà e, soprattutto, di non mettere i propri bisogni e le proprie fantasie in cima alla piramide delle priorità. 

Dato che non ho intenzione di svelare il finale de Le notti bianche in questa sede, vi lascio con una domanda: alla luce di tutto ciò che si è detto, il Protagonista è un Nice Guy o una brava persona? 

Rispondeteci come vi aggrada: con un commento su Instagram, con un messaggio privato o con un commento alla trascrizione del podcast!

Dolci favole di Natale (più o meno)

di Federica Caslotti

Tutti amano il natale. O almeno, così ci verrebbe da pensare. Sapete chi odiava il natale? Stalin

Esatto: come tutte le feste religiose, il Natale è stato abolito in russia dal ‘29, insieme all’albero di natale che però nel 35 è tornato in auge come “albero di Capodanno”. Le celebrazioni da allora fino al crollo dell’unione sovietica si sono quindi spostate alla notte tra il 13 e il 14 gennaio, diventando l’occasione per mangiare, ubriacarsi, scambiarsi regali…

Ma attenzione, perché a portare i regali non sono né San Nicola protettore dei bambini né il vecchiaccio capitalista sponsor della coca cola, bensì Ded Moroz, ovvero Nonno Gelo, e sua nipote, Snegurochka, la fanciulla di neve. E questi due personaggi non sono stati inventati all’indomani della rivoluzione, ma sono bensì antichi personaggi del folklore, protagonisti di fiabe tradizionali. 

In una delle fiabe che vedono tra i personaggi principali lo spirito del Gelo, la protagonista è una ragazza orfana di madre. Il padre come nella migliore tradizione delle fiabe, sposa una donna che ha già una figlia, e vede la figliastra come il fumo negli occhi. Arriva il giorno in cui la matrigna, non potendo più soffrire la presenza della ragazza, impone al padre di abbandonarla nel bosco, in balia del gelo. Mentre la poveretta, rassegnata, aspetta la morte, Morozko, lo spirito dell’inverno, le si avvicina, e le chiede se senta freddo. La ragazza, remissiva ed educata, nega, dicendo di stare molto bene, grazie tante, cocktail e ombrellino. E per ricompensarla il Gelo la ricopre di oro, argento e coperte che la tengono al caldo. Vedendo tornare la figliastra non solo viva, ma anche carica di ricchezze, la matrigna ha la splendida idea di abbandonare anche sua figlia nello stesso punto, la quale però interpellata dal Gelo risponde che in realtà non è che nella tundra gelata si stia proprio benissimo e gradirebbe qualcosa per coprirsi. Il Gelo, furibondo, congela la ragazza, uccidendola. Non mi è chiaro il messaggio di questa favola, anzi se lo sapete fatecelo sapere, ma nel dubbio se uno strano individuo vi chiede se avete freddo rispondete di no. 

La storia di Snegurochka è se possibile ancora più tragica. In realtà esistono due versioni, ma io ho scelto quella più truce. 

In questa versione la fanciulla di neve non è la nipotina del Gelo, come invece è tradizionalmente rappresentata per le celebrazioni invernali, ma la figlia stessa della personificazione dell’inverno e della Primavera. La ragazza è bellissima, ma essendo fatta di neve non è in grado di provare alcuna emozione umana. Quando l’umano Mizgir si innamora di lei, abbandonando la sua sposa mortale, Snegurochka implora la madre di donarle la capacità di provare amore e passione come gli umani, ma non appena riceve questo dono, il calore che suscita in lei il sentimento dell’amore la fa sciogliere, uccidendola. La morte della fanciulla simboleggia però un’occasione lieta: la fine dell’inverno, l’arrivo della bella stagione e la rinascita del sole.

Pick up artists

di Camilla Magnani

Amici, amiche. Il 2020, per chi è in cerca di una relazione amorosa non è stato un granchè, si sa. Stabilire un rapporto senza sapere quando e come ci si potrà vedere è una bella sfida, ma soprattutto una bella sfiga.

Mentre leggevo Le notti bianche, mi è venuto un mente qualcosa a cui forse nessuno dovrebbe pensare mentre si legge un classico come Dostoevsky, il grande e talentuoso scrittore russo: i pick up artist. E sperando in un 2021 un po’ più spumeggiante, mi sembra giusto che, sia che siate già a conoscenza di questo magico universo, sia se, non avete la più pallida idea di che cosa io stia parlando, vi aspettano minuti di sensazionale rivelazione.

Mamma mia che hype uh?

Allora, prima di tutto vorrei spiegarmi. Perchè durante la lettura di un classico della letteratura russa mi sono ricordata dell’esistenza degli esperti di rimorchio?

Ora vi leggerò una frase che mi è stata di ispirazione. Il nostro protagonista incontra per la prima volta Nastenka e le dice “Adesso sono in preda a una sorta di paura. è proprio un sogno, ma io persino in sogno non potevo supporre che un giorno avrei parlato con una donna” e poi continua “Sono del tutto disavvezzo alle donne; ovvero, non mi ci sono mai avvezzato; io sono solo… Non so nemmeno come si parla con loro”

Povera stellina.

Tranquilli single di tutte le galassie, oggi vi racconto di chi ha fatto di persone come il nostro protagonista, il suo pane quotidiano. Solo una avvertenza: don’t try this at home.

Cominciamo col dire che pick-up artist o dating coach, per intenderci Will Smith in Hitch, è una professione nuova, con un nome molto trendy ma a dirla tutta non è niente di nuovo sotto il sole.

Sin dall’antichità i manuali di seduzione si sprecano, proprio perché l’amore e gli imbranati in amore probabilmente hanno la stessa età ed esistevano già anche ai tempi dei dinosauri.

Nella maggior parte dei casi, i dating coach si concentrano sugli approcci uomo-donna e lavorano attraverso community sui social, seminari o talvolta, proprio come Hitch ad esempio, direttamente con la persona che li assume. 

Alla base di tutto questo c’è l’idea che la seduzione sia una scienza, teoria e pratica di cui i possono studiare le regole e la messa in atto per non sbagliare mai nemmeno un colpo. 

Tutte queste leggi della seduzione, almeno in età contemporanea, si appoggiano alla programmazione neurolinguistica che, in poche parole, ci dice che, in questo caso specifico, al comportamento di un uomo si genererà una reazione nella donna.
Cioè tipo se mi dici che sono troppo carina per essere anche così intelligente io ti lancio una scarpa. Ah no, aspetta non è così che funziona.
Vabbè secondo me è più un discorso che vuole essere una scienza basata sul “Se la vuoi conquistare, falla ridere”. Che poi è vero, eh. Il mio attuale ragazzo mi ha conquistata dicendo “Mia moglie sarebbe davvero gelosa se ci vedesse adesso”. Quindi vabbè, chi sono io per dire che “Falla ridere” non è una buona massima. Ah, ovviamente, sono io che ho un umorismo un po’ strano, la moglie non esiste davvero. Almeno, che io sappia.

Ma torniamo a noi, la programmazione neurolinguistica. Che parolona eh? A quanto pare in passato era praticamente il cavallo di battaglia dei pick-up artist, o, in acronimo, PUA, che forse fa ridere solo me, ma mi ricorda il suono di disgusto che probabilmente un sacco di donne potrebbero fare se sapessero che il loro uomo è ricorso ad un pick-up artist.
Non me ne vogliate, davvero, io amo Will Smith, ma se c’è una cosa che quel film ci ha insegnato è che non c’è una scienza esatta su come conquistare una donna e che Eva Mendes può comunque sbatterti una porta in faccia.

Ma andiamo un po’ più a fondo nel nocciolo della faccenda. Per capire i PUA dovete pensare come i PUA. E come ai vecchi tempi di stoicismo ed epicureismo, alla facciaccia di Kant o Hegel, anche in questo ambito, ovviamente, ci sono diverse scuole di pensiero.

Diciamo che si può semplificare il tutto dicendo che le differenze si basano su due differenti scopi:

  • Vogliamo migliorare la sicurezza in noi stessi in generale e abbattere le nostre paure
  • Vogliamo migliorare la nostra interazione con gli altri, più da un punto di vista di linguaggio del corpo e conversazione

Detto questo, le tecniche di seduzione possono seguire due diversi percorsi:

  • Lanciarsi
  • Toccarla piano

Comunque sia, il gioco della seduzione, secondo lo scrittore Neil Strauss può avere giocatore singolo o la cosiddetta spalla. L’apparente colosso del settore Erik Von Markovik, ci racconta nel suo manuale, sfortunatamente non in lizza per il Nobel, How to get beautiful women into bed, ci spiega le sue tecniche infallibili.

Mi raccomando, socializzate con tutte le persone che ci sono nel locale, date prima attenzioni alle amiche di contorno, quelle meno attraenti, quelle che non volete portarvi a letto. In questo modo la donna che vorrete portarvi a letto cercherà di attirare la vostra attenzione. 
Ora, questa brillante tecnica mi ha fatto capire una cosa: o io sono sempre stata l’amica di contorno, o il metodo che tra poco vi spiegherò è una cagata. Propendo per la seconda.
Ma voi mi direte, anzi, direte ad Erik perché io mi dissocio totalmente, mi metto in modalità silenzioso, ma come faccio a trovare la pick-up line perfetta? Allora, secondo il guru, che ha ribattezzato questa tecnica “negging”, per conquistare una donna bisogna attaccare bottone con una frase che sia contemporaneamente un complimento e un insulto. Tipo “Che bei capelli, è una parrucca?”. La base di questa tecnica è sminuire una donna, farla sentire un po’ meno self-confident così penderà dalle vostre labbra per poter ristabilire e quindi cercherà la vostra approvazione. Almeno, ripeto, questo è quello che dice Erik. Se mi vieni a dire “Bella gonna, ma non sarai un po’ vecchia per metterla?” io ti lancio la scarpa che mi è rimasta dall’appuntamento con quello che mi ha detto che non potevo essere intelligente. 

Esistono quindi tre stadi della seduzione, e per definirli con un nome un po’ interessante ha chiamato “The Mystery Method”. Ma se me lo stai dicendo, quale è il mistero? Ah, lui è il mistero. Vabbè.

  • Stadio numero 1: establishing attraction, creare l’attrazione. Come un utente di Amazon il giorno del Black Friday, dovete puntare la vostra preda perché voi lo sapete che ci sono tanti divani su Amazon, ma voi non vi preoccupate perché lo sapete già che quel divano verrà a casa con voi e vi ci sdraierete sopra. Così cercate l’articolo nella vostra wishlist e ci cliccate sopra. Contatto.
  • Stadio numero 2: builiding comfort o se volete costruire una situazione in cui l’altra persona si sente a proprio agio. Guardate che bello schienale, che bei cuscini. Ahia, Amazon dice che ne sono rimasti solo cinque, così rischierete la lista d’attesa e voi non volete correre questo rischio vero? Allora immaginate una conversazione immaginaria con il divano

“Il verde dei tuoi cuscini si intona perfettamente al mio parquet, non vedi?” “Io so di cosa hai bisogno, io so come sei, ti conosco già e so che a te basta solo che io mi sieda su di te, che ti compri bellissimi cuscini e poi magari tu potrai farmi fare bella figura con i miei amici quando li invito a vedere la partita. Che ne dici?”

  • Stadio numero 3: la seduzione. Cliccate su compra perché voi volete far vedere a tutte le altre persone che voi siete quelli in grado di comprare un divano e che il divano era già vostro ancora prima di sapere di essere in vendita. Voi stasera vi sdraierete su quel divano e lo sfoggerete con orgoglio perchè ora siete la persona con il divano più bello di tutti, perchè non importa se avete speso cinquecento euro, in realtà siete stati così decisi e abili che vi sentirete come se fosse stato il divano ad aver scelto proprio voi, cadendo ai vostri piedi.

Oltre a queste perle di saggezza Erik ha teorizzato anche la regola dei tre secondi, secondo la quale bisogna iniziare l’approccio con l’obiettivo, entro i primi tre secondi dal primo contatto. Cioè se sono quattro ciao, via, chi cazzo sei, che cazzo vuoi.
Per me l’unica regola dei tre secondi che può esistere è quella per mangiare il libro che è caduto per terra. Che poi io sono così clemente e in quei casi ne concedo pure cinque di secondi.
Il motto poi, del nostro amico è “Smile, guys who don’t get laid don’t smile”. Cioè in poche parole “Sorridi. Quelli che non si scopa nessuno non sorridono.”

Poi ci sono anche quelle tecniche chiamate “Last minute techniques”, dove praticamente un uomo deve cercare di convincere una donna a fare sesso con lui, quando lei ha specificamente detto di non volerlo fare.
Ora, io mi chiedo, ma che tipo di persona può voler fare sesso con una persona che espressamente non vuole? La violenza e lo stupro non possono essere tecniche di seduzione. 
Le persone non sono oggetti, non siamo cose che matematicamente daranno una risposta sola a degli approcci calcolati. Il gioco della seduzione è bello, è divertente ma è un gioco che va fatto in due, alla pari.

Il problema secondo me qui sta da entrambe le parti. Non solo ritenere le donne delle prede o degli oggetti è patetico, come se non avessero sentimenti, come se non avessero volontà, preferenze e soprattutto come se non ce ne accorgessimo quando uno cerca di approcciarci con tecniche bavose e da quattro soldi. Come dicevo, non solo è patetico, ma è anche offensivo e sessista; ma soprattutto il fatto che ci siano molte altre variabili che non rispondono a regole scritte su un libro o spiegate da un pick-up artist su TikTok, il rischio è che se qualcuno si sente a disagio o non ha successo con queste tecniche, tutto ciò che succede è ancora peggio di essere timidi e nervosi. 

E visto che i pick-up artist si difendono da accuse come queste dicendo che loro lo fanno per far sentire meglio le persone con sè stesse, ecco quello che penso. Se volete proprio farlo, fatelo in modo diverso. Io credo che alcuni coach possano motivare chi ne ha bisogno, sul serio. A volte facciamo fatica a vedere quanto abbiamo da offrire se stiamo tutto il tempo rinchiusi in noi stessi e il rapporto con l’altro o altra spesso sono uno specchio di quello che vediamo in noi stessi. Il sesso è bello, non c’è nulla di aberrante nel volerlo quando si sta con qualcuno che ci piace, che siano poche ore o moltissimi anni. Come dicevo, è bello, è divertente, ed è un gioco che si fa in due e alla pari. 

Non ci sono regole che ci insegnano un modo universale per stare bene con noi stessi, e proprio per questo non ci sono regole che valgono in ogni caso per poter conquistare qualcuno. Ci sono tanti motivi per sorridere al mondo e dire agli uomini o alle donne che non stanno avendo successo in amore che solo chi ha qualcuno con cui scopare è veramente felice, è svalutare tutte le altre componenti che popolano la vita di ognuno di noi.

E se c’è una cosa che quest’anno ci ha insegnato, è che sono le piccole cose che ci possono fare felici. Tipo leggere Dostoevski a Natale.

Conclusioni

Federica: Ci sono tante persone che hanno parlato de “Le notti bianche” molto meglio probabilmente di come potrei fare io, per cui non mi dilungherò molto. Il tema va a colpire in un punto abbastanza dolente, in questo periodo sono sicura che molte persone sentano particolarmente la morsa della solitudine. Il sognatore dopo una vita relativamente protetta perché trascorsa in modo che niente possa toccarlo e fargli del male si ritrova improvvisamente a dover fare i conti con l’innamoramento e il rifiuto. Perdonatemi se non mi faccio molti scrupoli su possibili spoiler, ma dopotutto, cosa vi aspettate? La letteratura classica inglese può essere riassunta con “Andiamo a un party a trovare marito” e quella russa con “Andiamo al fondo della disperazione e vediamo se esiste un modo ancora più miserabile di vivere di così”. E la risposta di solito è sì. Ma il finale delle Notti bianche è aperto, non sappiamo cosa farà il sognatore degli insegnamenti che ha così duramente imparato, ma è giovane, di buon cuore, charmant e anche se a giudicare dalla produzione più matura di Dostoevskij non credo sarebbe stata questa la sua interpretazione, mi piace pensare che il nostro amico dopo che si sarà giustamente leccato le ferite potrà tornare alla vita più forte, consapevole e pronto ad amare di prima. 
Dicono che non sia il romanzo migliore per cominciare a leggere i russi, ma insomma ragazzi, a meno che non dobbiate dare un esame di letteratura russa e in quel caso mi auguro abbiate delle fonti più attendibili del podcast che registriamo nelle nostre camerette, potrebbe essere un buon primo passo, un tentativo per saggiare la temperatura dell’acqua prima di tuffarvi in abissi di sofferenza come I fratelli Karamazov o Anna Karenina. 

Camilla: Federica ha già fatto osservazioni che condivido al cento per cento. Questa è una storia che nel 2020 potremmo definire di ghosting e di friendzone. 
A parte gli scherzi in poche pagine Dostoevsky riesce a descrivere la condanna di coloro che sognano, che vivono intensamente i propri sentimenti e che purtroppo molte volte si ritrovano con in mano un pugno di mosche.
Questo è stato il mio primo libro russo e anche il mio primo di Dostoevsky. Come dicevamo, è comunque considerato il meno Dostoevskiano di Dostoevsky (e io trovo sempre il modo per rendere quello che sto dicendo più difficile ancora), ma lo stile, le ambientazioni e anche la curiosità di provare dei classici diversi da quelli che leggo di solito, mi ha messo un sacco di voglia di tuffarmi come nemmeno Tania Cagnotto nell’abisso di sofferenza della letteratura russa.


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