Bolivia tra cibo, montagne e patriarcato

Tutti sappiamo che, da qualche parte, esiste la Bolivia. 

Alcuni di noi, quelli che avevano in casa il National Geographic, un atlante oppure erano solo curiosi o ancora andavano benissimo in geografia, riescono anche a collocarla in una carta politica muta e magari, con una certa dose di impegno, sanno spiegare che la Bolivia è uno di quegli stati un po’ eccentrici che vantano ben due capitali: nel suo caso sono Sucre, capitale legislativa, e La Paz, capitale governativa. Quest’ultima città ha anche un altro primato, caratteristica che la rende ancora più estrosa: con 840.296 abitanti e 3.640 metri di altitudine, La Paz è la metropoli più alta del mondo

Fonte: worldatlas.com

Proprio a causa della sua morfologia, la Bolivia è riuscita a proteggere la sua popolazione autoctona, presente su tutto il territorio ancora oggi. Stando al censimento dell’ Istituto Nazionale di Statistica (INE) del 2001, la popolazione indigena rappresentava il 49,95% di quella totale, ma nelle zone rurali la percentuale saliva fino al 73, 20%.
Nonostante la popolazione di ascendenza nativa componga la maggioranza della popolazione, anche la Bolivia ha sperimentato un’importante dose di razzismo nei decenni del Novecento. 

Il paese ha subìto lo sfruttamento ambientale soprattutto dalla metà degli anni Cinquanta, con la rivoluzione nazionalista del 1952 e la conseguente riforma agraria del 1953. Per soddisfare la richiesta di terre coltivabili, il governo avviò un piano di colonizzazione delle terre dei contadini quechua e aimara, localizzate soprattutto sul territorio andino, che a seguito dell’espropriazione si spostarono o nelle grandi città oppure nei territori delle popolazioni indigene minoritarie, come quelle originarie del Chaco, un’area semiarida.
Questo processo non si è mai concluso e oggi si può osservare come la neocolonizzazione interna abbia deturpato l’ambiente per mezzo della deforestazione, mentre le popolazioni indigene si sforzano di preservare la biodiversità locale che non solo è parte del loro sapere millenario, ma è anche la risorsa che dispensa cibo e medicine.
A rischio sono anche il Territorio Indigeno e Parco Nazionale Isiboro Secure e il Parco Nazionale Carrasco, perché le piantagioni di coca e della soia, accolte senza gioia dalla popolazione rurale, deturpano l’ambiente andino e rischiano di contaminare fiumi e ruscelli con sostanze tossiche rilasciate durante la fase di trasformazione delle foglie di coca in cocaina. 

Il razzismo verso le comunità indigene non si è sfogato solo a livello ambientale, ma anche sociale. Per decenni le donne di origine soprattutto quechua e aimara, le cholitas, riconoscibili spesso dal vestiario tradizionale molto colorato, non hanno avuto accesso al lavoro con gli stessi diritti della controparte europea della popolazione. Nonostante siano le depositarie della cultura gastronomica boliviana, i loro banchetti di vendita sia di prodotti alimentari di primo consumo, come frutta e verdura, sia di cibo da strada, sono stati osteggiati dalla polizia fino a una quindicina di anni fa, quando si iniziò a riconoscere loro il ruolo di conservatrici della tradizione culinaria locale. Attraverso la loro intraprendenza imprenditoriale, si affermarono nella società boliviana alcune pietanze come il “sandwich de chola”, un panino chiamato così perché proprio le cholitas iniziarono a prepararlo e venderlo per strada durante le pause pranzo. Anche grazie all’affermazione culinaria delle donne indigene, a La Paz i fast food internazionali non hanno incontrato molto successo e la gente preferisce di gran lunga consumare il cibo tradizionale preparato dalle cholitas

Fonte: Documentario Netflix Street Food, puntata dedicata a La Paz

Per celebrare l’emancipazione femminile che le cholitas conquistano con grande fatica ogni giorno, i registi Jaime Murciego e Pablo Iraburu hanno ripreso l’impresa di cinque di loro, Cecilia, Elena, Lidia, Lilita e Dora, che consiste nella scalata, in abiti tradizionali, della montagna più alta del continente americano e dell’emisfero australe, l’ Aconcagua, che misura ben 6.962 metri di altezza. Il documentario si intitola Cholitas e ha aperto il Festival del Cinema di Trento nell’agosto 2020. L’ obiettivo delle cinque scalatrici è esplicito: dimostrare che possono raggiungere qualsiasi traguardo e che le donne, nemmeno le cholitas, devono essere relegate alla cucina, ma possono esprimersi come meglio credono.

Ma forse voi vi chiederete: perché parlare proprio ora della Bolivia?
Perché dopo il broglio elettorale del 20 settembre 2019, che ha portato alle dimissioni del presidente Evo Morales, è stata nominata come presidentessa ad interim Jeanina Añez, coinvolta in uno scandalo di tweet razzisti contro le minoranze. La politica si è difesa sostenendo che non fossero stati scritti da lei, ma ciò è bastato a comprometterne l’immagine.
L’8 novembre 2020 è stato eletto come presidente boliviano, dopo una regolare votazione popolare, Luis Arce, il cui governo ha creato il Ministero della Cultura, della Decolonizzazione e della Depatriarcalizzazione. Sarà guidato da Sabrina Orellana Cruz, di etnia quechua, storica femminista e attivista della Confederazione Nazionale delle Donne Campesine, Originarie e Indigene della Bolivia. Dopo le dimissioni di Morales si era registrato un aumento delle violenze contro le minoranze indigene a opera dei movimenti di estrema destra e dei gruppi paramilitari conservatori. La ministra, durante le conferenze stampa, ha spiegato che intende lottare perché tutti si sentano orgogliosi della propria origine etnica e che la migliore eredità che si possa lasciare alle generazioni future è un paese libero dal patriarcato, dalla decolonizzazione e orgoglioso delle proprie radici. Come facciamo a non darle ragione? 

Fonte: Pressenza

Vi consigliamo di guardare, se ne avete la possibilità, la puntata della docu-serie Netflix Street Food dedicata a La Paz, da cui questo articolo prende alcune informazioni. 

Su Youtube invece trovate alcuni video interessanti che spiegano (anche) lo sfruttamento ambientale in Bolivia, tra cui:

Documentari
https://www.youtube.com/watch?v=GbkG2I3gM1c (spagnolo)
https://www.youtube.com/watch?v=a0f-KhuVF54 (spagnolo)

Vloggers:
https://www.youtube.com/watch?v=YWazS4yiYyQ    (spagnolo)
https://www.youtube.com/watch?v=JrHmmrXsOtA  (spagnolo)
https://www.youtube.com/watch?v=dn_uUP8rLN0 (inglese)

Invece il trailer del documentario Cholitas e tutte le informazioni a esso relative sono qui:
http://cholitasfilm.com

Fonti: 

https://www.pressenza.com/it/2020/11/bolivia-sabina-orellana-cruz-diventa-ministra-delle-culture-della-decolonizzazione-e-depatriarcalizzazione/
https://www.italiamericalatina.it/2020/11/27/cultura-decolonizzazione-depatriarcalizzazione/
http://mauriziopallante.it/fondamenti-della-politica-ambientale-in-ecuador-e-bolivia/

http://www.ilcambiamento.it/categorie/mondo
https://it.wikipedia.org/wiki/Bolivia
https://www.worldatlas.com/maps/bolivia


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