La difesa ambientale che parte dalle donne

di Martina Da Ros

Wangari Maathai e Nemonte Nenquimo: due nomi difficili da pronunciare.
Forse anche per questo, ma soprattutto perché si tratta di due donne potenti che in momenti diversi hanno cambiato il futuro dei propri popoli, di loro si parla molto poco.
Prima di procedere col perché si tratta di due donne straordinarie, parola scelta apposta per sottolineare quanto le loro biografie siano fuori dagli ordinari contesti occidentali, è interessante sottolineare alcuni aspetti dell’ecofemminismo.

Prima domanda: che cos’è l’ecofemminismo?

Fonte: XR Padova

Si tratta di un movimento intersezionale che riflette sul rapporto tra donne e ambiente. Il primo aggettivo, intersezionale, si riferisce alla considerazione che il movimento esprime riguardo ai fattori aggiuntivi di discriminazione delle donne, che si possono schematizzare in quattro gruppi:

Genere

Sia esso quello biologico o quello dettato dalle convinzioni sociali, il genere determina la relazione che il maschile o il femminile hanno con la Terra. Se la cultura patriarcale abbina il primo al sapere, il secondo viene di solito affiancato all’emotività. Secondo Carolyn Merchant, scrittrice ecofemminista, la società ha spesso paragonato il carattere imprevedibile e passionale delle donne alle calamità naturali. Con questa differenza, in cui si ha una diversa lettura da parte dell’ecofemminismo radicale da quello socialista, il maschile si è sentito autorizzato a prevalere sulla donna e sull’ambiente per via delle sue intrinseche capacità di controllo, in una dinamica sociale dettata dal rapporto “dominatore” e “sottomessi”.

Specie

L’ecofemminismo si propone vegano. In parole semplice e grossolane si può dire che anche negli animali la femmina è la più sfruttata. Si pensi infatti alle galline che producono uova o alle mucche da latte, alle quali non sempre viene concesso di allattare i cuccioli. L’ecofemminismo va più in profondità studiando anche la relazione tra il consumo di carne umano e lo sfruttamento dei corpi delle donne, per esempio nella prostituzione, entrambi visti come beni di consumo di cui il maschile può disporre come meglio crede.

Etnia

Le donne in generale subiscono di più le conseguenze della crisi climatica che stiamo vivendo. In particolare però sono le donne povere del Sud del Mondo, nuovo termine geopolitico con cui si sostituisce il più conosciuto “Terzo Mondo”, a subire ancora di più lo sfruttamento ambientale. Un esempio? Spesso la natura è devastata dai paesi occidentali, in una forma di neocolonialismo, per far posto ad allevamenti o industrie che provvederanno a fornire beni alle popolazioni del mondo cosiddetto “sviluppato”.

Classe

Anche la struttura sociale ha il suo peso nell’ecofemminismo. Nella maggior parte delle società è la donna a dedicarsi per convenzione all’etica della cura, ovvero a tutte quelle attività di cura della casa e/o assistenza ad anziani e bambini. All’interno delle classi medio-alte è possibile che la donna, per scelte personali o lavorative, non si dedichi alla cura della casa e, in sua sostituzione, venga assunta una persona, di solito un’altra donna, che se ne occupi al suo posto. Spesso queste donne che ricoprono i ruoli di signore delle pulizie, badanti o baby-sitter sono immigrate e provengono da un flusso migratorio che muove donne più povere alla ricerca di lavori in famiglie benestanti, lasciando però così i loro stessi figli alla cura di altre donne, a volte nei paesi di origine.

Donne del Movimento Chipko protestano contro la deforestazione in India, 1973
Fonte: Voci Globali

Ora che abbiamo un’infarinatura sulle riflessioni dell’ecofemminismo, ecco che spieghiamo perché Wangari Maathai e Nemonte Nenquimo sono due donne i cui nomi dovrebbero essere ricordati e studiati.

Fonte: raiplayradio

Maathai è nata il 1° aprile 1940 in Kenya, dove ha sempre vissuto, ed è morta nel 2011. Durante la sua vita ha ricoperto ruoli in tanti settori, dalla biologia alla politica, ma il motivo per cui pensiamo sia fondamentale ricordarla e per il quale ha anche vinto il Premio Nobel per la Pace nel 2004 è il Green Belt Movement. Questo particolare movimento da lei fondato nel 1977 si prefiggeva l’obiettivo di rendere autonome e indipendenti le donne che non avevano accesso ad altre risorse. Maathai aveva capito che la connessione con la natura avrebbe potuto provvedere sia alle esigenze delle donne che non avevano sostentamento o entrate finanziare sia alla natura, che beneficiò dei milioni di alberi piantanti in Kenya durante l’attività del movimento.

Fonte: Vogue

Nemonte Nenquimo invece è ancora in vita e continua a lottare non solo per il suo futuro, ma anche per quello della Terra. Rappresentante del gruppo etnico indigeno Waorani, stanziato nella foresta amazzonica dell’Ecuador e fondatrice dell’Alleanza Ceibo, un raggruppamento di minoranze indigene che lottano insieme per la difesa dell’ambiente in cui vivono, Nenquimo è stata nominata dalla nota rivista statunitense Time tra le 100 persone più influenti al mondo nel 2019. Nello stesso anno è riuscita a vincere una battaglia legale importante: ha protetto mezzo milione di acri della foresta amazzonica dall’estrazione petrolifera. Nenquimo lotta per proteggere la cultura ambientale e sociale del suo popolo con tutti i mezzi a sua disposizione, tra cui anche GPS per tracciare le avanzate della deforestazione e profili social per diffondere il suo messaggio (la potete infatti trovare su Instagram come @nemonte.nenquimo).

Sia Maathai sia Nenquimo rispecchiano i principi dell’ecofemminismo. Se la prima dichiarava la propria appartenenza al movimento, la seconda non ha reso nota una sua identificazione, ma in fondo sarebbero parole superflue di fronte alla lotta pacifica e concreta che punta alla resistenza di un popolo millenario condannato a perdere la sua identità di fronte all’avanzata dello “sviluppo”. Proprio per le loro azioni così significative e potenti, possiamo fare la fatica di ricordare, citare e studiare i loro nomi.

E voi? Avete mai sentito mai parlare di ecofemminismo?

Se volete saperne di più, ecco alcuni consigli di lettura:

  • Ecofeminism” di Maria Mies e Vandana Shiva
  • La morte della natura” di Carolyn Merchant
  • Carne da macello. La politica sessuale della carne. Una teoria critica femminista vegetariana” di Carol Adams
  • L’ecofemminismo in Italia. Le radici di una rivoluzione necessaria” di F. Marcomin e L. Cimi
  • Primavera silenziosa” di Rachel Carson

Fonti:
https://www.youtube.com/watch?v=Nz_jmFHQj2M/
https://time.com/collection/100-most-influential-people-2020/5888337/nemonte-nenquimo/
https://www.amazonfrontlines.org/chronicles/time-100-influential-nemonte-nenquimo-waorani-indigenous-amazon/
https://www.alianzaceibo.org/
http://www.greenbeltmovement.org/wangari-maathai/biography
https://www.youtube.com/watch?v=oIio44O88VI
https://journals.plos.org/plosmedicine/article?id=10.1371/journal.pmed.0020178



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