Enola Holmes: un’occasione decisamente mancata

di Ilaria di Cugno e Camilla Magnani

Circa un paio di settimane fa, risucchiate dal vortice del paradosso della troppa scelta che ormai caratterizza inevitabilmente la nostra dieta mediatica, ci siamo lanciate su una delle più recenti uscite di Netflix che volenti o nolenti (sì, cara piattaforma di Reed Hastings, parliamo proprio del tuo algoritmo e delle tue innumerevoli strategie di marketing) ci vengono propinate: Enola Holmes.

Fin da subito i motivi per guardarla ci sono sembrati molteplici:

  • la saga della famiglia Holmes
  • la talentuosissima Millie Bobby Brown
  • l’Inghilterra dell’epoca Vittoriana
  • quei boni di Sam Claflin e Henry Cavill
Netflix's Enola Holmes: Sam Claflin Reveals What It's Like Having 'Superman  And Eleven' As His On-Screen Siblings - CINEMABLEND

Tutti punti all’apparenza estremamente validi per immergerci nell’ultima fatica di Harry Bradbeer (lo stesso regista di Fleabag e Killing Eve – altro punto estremamente valido!), che tuttavia non sono riusciti a mantenere alto il nostro entusiasmo dopo la visione del film.

Ma andiamo con ordine:

Inghilterra, 1884. È la mattina del suo sedicesimo compleanno quando la giovane Enola scopre che la madre Eudoria è improvvisamente scomparsa dalla casa in cui vivono insieme nelle campagne poco distanti da Londra.
Da sempre spirito libero e unico punto fermo della vita di Enola, Eudoria sembra essersi dissolta nel nulla senza aver lasciato apparentemente alcuna traccia. Non sapendo che fare, nonostante gli anni vissuti lontani, la ragazza chiama i fratelli Sherlock e Mycroft che arrivano in suo soccorso da Londra.

Netflix Releases First Trailer of Enola Holmes - Somag News

Le speranze di Enola di rivelano tuttavia vane: l’intrigante Sherlock sta vivendo il suo momento di massima ascesa come investigatore privato e intende occuparsi della scomparsa della madre lasciando la tutela legale di Enola al perfido Mycroft, il cui unico interesse nei confronti della sorella è farla diventare una signorina perbene come l’etichetta dell’epoca impone.
Enola, testarda e astuta forse più dei suoi fratelli, riesce a fuggire a Londra alla ricerca della madre facendo perdere le proprie tracce, spinta da alcuni inspiegabili indizi che la donna ha nascosto con attenzione tra i propri oggetti.
Tuttavia l’incontro fortuito con il giovane Visconte Tewkesbury, porta Enola a discostarsi dal piano iniziale, catapultando il suo viaggio in un altro mistero che inevitabilmente si intreccerà con la scomparsa di Eudoria e con innumerevoli cospirazioni in grado di cambiare il corso della storia d’Inghilterra

Partiamo dal presupposto che questa storia è ispirata sì alle storie di Conan Doyle, ma in particolar modo alla saga The Enola Holmes Mysteries di Nancy Springer uscita tra il 2006 e il 2010.
Enola, infatti, non esiste nella serie originale di Sherlock Holmes. Ma fosse questo il problema, non staremmo qui a parlare.
Chi ama Sherlock Holmes, le sue avventure e i personaggi della serie, non può non notare come vengano decisamente appiattiti in questa rappresentazione. 
E non è, come spesso accade, un “Il libro era più bello”, ma una totale noncuranza della sceneggiatura per la storia creata da Conan Doyle e più in generale per i temi trattati.
Dopo aver apprezzato per anni la saga originale, alcuni degli adattamenti televisivi e aver ascoltato le più che esaustive parole di Martina Canale (su Instagram @penelopelight), ecco la nostra opinione.

Parliamo dei personaggi

Sherlock Holmes, notoriamente poco empatico e addirittura brutale, diventa un uomo intelligente senza la caratterizzazione spiccata a cui siamo abituati. Per non parlare poi del pessimo casting. Henry Cavill sei sì bono, ma Sherlock Holmes proprio non ti si addice.

Is henry Cavill too hot to play Sherlock Holmes in 'Enola Holmes'? An  investigation | Cosmopolitan Middle East

Per i suoi tratti troppo “umani” la Conan Doyle’s Estate, detentrice di parte dei diritti della saga di Sherlock Holmes, ha addirittura fatto causa a Nancy Springer e a Netflix. Solo negli ultimi racconti inediti che, diversamente da quelli che conosciamo tutti, sono ancora coperti da copyright, il personaggio di Sherlock si lascia andare a normali sentimenti ed empatia. 
Lo Sherlock di Enola Holmes, tuttavia, è molto giovane; così giovane che il celebre dottor John Watson non è ancora nella sua vita.
Tratteggiando il personaggio con dettagli inediti e ancora coperti da copyright, senza pagare e senza il permesso della Conan Doyle’s Estate, Netflix ha quindi violato il diritto d’autore.
Ma andiamo avanti. 

Mycroft Holmes, fratello di Sherlock è, a nostro parere, il personaggio che è uscito decisamente peggio da questo adattamento.  Ridotto a menefreghista malvagio e senza scrupoli, senza avere davvero un motivo.

Sam Claflin interview - Millie Bobby Brown is a "powerhouse"

Sì, è vero, anche chi ha amato la storia originale qualche volta ha odiato Mycroft, un personaggio dotato dello stesso intelletto straordinario di Sherlock e persino di una posizione di immenso potere, ma allo stesso tempo troppo pigro per sfruttare appieno il suo dono, lasciando fare a Sherlock il lavoro sul campo.
Mycroft, nonostante il suo essere snob e talvolta un saccente, vuole bene a Sherlock e sente un profondo senso del dovere nell’essere suo fratello maggiore, aiutandolo occasionalmente nei casi di cui si occupa.
Quindi no, Mycroft non dovrebbe essere il cattivo né di questa, né di nessuna storia.

Passiamo ora a ciò che ha sempre reso Sherlock Holmes così unico: le deduzioni. La storia di Sherlock Holmes da sempre si basa sulla capacità incredibile del protagonista (ma perché no, anche di Mycroft) di risolvere crimini, attraverso la scienza della deduzione.
Dato che l’intelligenza fuori dal normale viene trattata come un tratto di famiglia, ovviamente in questa storia anche Enola possiede questo dono.
Le deduzioni scritte da Conan Doyle, ma anche quelle presenti in altri adattamenti televisivi o cinematografici come BBC Sherlock o lo Sherlock di Guy Ritchie creano stupore nello spettatore, ci meravigliano facendoci restare a bocca aperta davanti alla quantità di dettagli che una mente geniale come quella di Holmes sia capace di collegare, anche davanti al più piccolo insignificante indizio.
In Enola Holmes non c’è nulla di tutto questo. Deduzioni spicciole fatte passare per grandi rivelazioni quando i collegamenti a volte sono evidenti anche al pubblico o sono invece decisamente forzati e senza senso.
Ah, e soprattutto, tutto ciò che è chiaro alla piccola Enola sembra quasi sempre sfuggire a Mycroft e, anche se non del tutto, al geniale Sherlock.
Un’altra apparizione sporadica giusto per dire “ce l’abbiamo messo” è quella di Lestrade, uno degli uomini di punta di Scotland Yard. Completamente inutile.
La parte più triste di tutto questo potrebbe essere il riconoscere che certe volte le storie si incagliano proprio dove sembrerebbe impossibile sbagliare.
Quando una serie così famosa viene “trattata male”, l’errore è ancora più evidente.

Cosa non funziona nel film

L’intera vicenda ci viene raccontata in prima persona dalla protagonista. Nulla di nuovo o inaspettato: la storia ha come perno fondamentale il personaggio di Enola, dunque la presenza di una sua voice over che accompagna lo spettatore durante il racconto si rifà ad alcune scelte stilistiche di certo non insolite.
Ciò che però ad un certo punto ci lascia perplessi è il momento in cui la ragazza sfonda volutamente la quarta parete, iniziando così a dialogare col pubblico. Un approccio disinvolto e diretto in cui la protagonista si trova a parlare con lo spettatore e a guardare spesso nella sua direzione.

Anche l’espediente dello sfondamento della quarta parete non è nuovo: tra i più recenti ci sarà sicuramente familiare l’utilizzo fatto all’interno di una serie tv come Fleabag (che, come abbiamo già detto, ha visto lo stesso regista di Enola Holmes) dove l’intera storia si gioca tra il dialogo della protagonista con lo spettatore a fronte di altri personaggi che non si accorgono o non comprendono questo “segreto” tra Fleabag e il pubblico. È un rapporto più che confidenziale che si gioca sul non detto e sul “solo tra noi” che la stessa Phoebe Waller-Bridge eredita dal teatro, luogo dove peraltro Fleabag ha visto inizialmente luce sotto forma di monologo.

Il camera-look di Phoebe Waller-Bridge in Fleabag

In Enola Holmes tuttavia lo sfondamento della quarta parete sembra non trovare una logica. Nessun arricchimento viene portato a livello narrativo, lo spettatore non ne giova in termini di confidenzialità e legami con il personaggio principale e non vi sono rafforzamenti di sorta. Il dialogo di Enola con il pubblico sembra per lo più straniante e forzato, a volte disruptive rispetto alla fluidità del racconto.

Il problema del contesto

Come dicevamo in precedenza, la saga di Sherlock Holmes trova sia per quanto riguarda il grande e il piccolo schermo adattamenti particolarmente virtuosi anche quando vengono compiute scelte particolarmente diverse dall’originale.
L’esempio più lampante è la serie Sherlock prodotta dalla BBC tra il 2010 e il 2017 scritta da Mark Gatiss e Steven Moffat. La differenza che salta all’occhio immediatamente la differente ambientazione storica: non ci troviamo più, infatti, nella Londra di Conan Doyle, ma ai giorni nostri. Sherlock Holmes ha un cellulare, un laptop, un blog e alcuni dei misteri di cui la serie parla funzionano grazie ad espedienti inesistenti all’epoca di Conan Doyle. Tuttavia, la profondità dei personaggi e la genialità delle deduzioni, fanno sì che l’adattamento sia capace non solo di intrattenere, ma di aggiungere dettagli verosimili e interessanti alla narrazione originale.

Sherlock e Mycroft di BBC Sherlock

Questo non accade in Enola Holmes che, pur essendo ambientato nello stesso periodo storico dei racconti di Conan Doyle, non riesce assolutamente a creare uno sfondo coerente.
Molti argomenti importanti come il movimento delle suffragette e la condizione della donna in età vittoriana vengono utilizzati come espediente narrativo, banalizzati e assolutamente non spiegati al pubblico.
Come non menzionare, a tal proposito, il modo in cui il femminismo di cui ci vuole parlare Enola Holmes. Un femminismo che si basa essenzialmente su alcuni mantra visti e rivisti e che sono parecchio lontani da ciò che il femminismo è.
Una volta per tutte: il fatto che la protagonista sia una donna non rende il film femminista, il fatto che venga mostrato che lei si vesta da maschiaccio e si travesta da uomo non è femminista, l’affermare “non voglio un uomo” e mostrare scene in cui una ragazza combatte non è femminista.

Certo, la rappresentazione è importante e un tratto veramente positivo di questo film è senza dubbio Millie Bobby Brown, attrice giovane e talentuosissima che è perfetta per il ruolo; tuttavia, inserire argomenti importanti e non parlarne in maniera non solo giusta, ma esaustiva, fa sentire un po’ spaesati.

In conclusione

Considerando il target del film, ossia adolescenti che probabilmente si avvicineranno, non solo alla storia di Sherlock Holmes, ma anche a certi eventi storici per la prima volta, Enola Holmes sembra un’occasione sprecata.
Di certo ci si è avvicinati a una storia e a tematiche difficili da condensare all’interno di un unico film che ha tutta la volontà di essere leggero e fruibile da chiunque, ma la carne al fuoco è veramente tanta e difficilmente può trovare uno sviluppo degno sotto ogni singolo punto che il racconto vorrebbe toccare. 
Tematiche storiche, come la presenza del Reform Act che alla fine è il motore di tutta la vicenda, non vengono per nulla esplose all’interno del film, ma rimangono in un sottotesto che difficilmente risulta comprensibile a chi ne ignora l’esistenza, proprio perché dato per scontato
Enola Holmes risulta quindi un film senza pretese, che invece potrebbe e dovrebbe avere se vedesse sfruttate tutte le potenzialità che racchiude al suo interno. Una sfida difficilissima, certo, ma che speriamo venga accolta nei suoi possibili – o, viste le indiscrezioni, più che probabili – sequel.
Il rischio di risultare l’ennesimo franchise alla Netflix è davvero altissimo.

Fonti:

https://www.theverge.com/2020/6/25/21302942/netflix-enola-holmes-sherlock-arthur-conan-doyle-estate-lawsuit-copyright-infringement
https://www.instagram.com/penelopelight/?hl=it
https://variety.com/2020/film/podcasts/stranger-things-millie-bobbie-brown-netflix-enola-holmes-1234780732/
https://variety.com/2020/film/reviews/enola-holmes-review-sherlock-holmes-1234761207/
https://variety.com/2020/film/news/netflix-millie-bobby-brown-enola-holmes-sherlock-film-1234585409/


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