Dal topless alla masturbazione: libertà e crimine sul bagnasciuga

di Valentina Maggi

Una decina di giorni fa in Francia su una spiaggia della Camargue sono arrivati i gendarmi con i pennacchi, con i pennacchi. A portare il disordine pubblico due bagnanti in topless. Qualche astante ha pensato bene di chiamare la gendarmeria per ricollocarle e ricollocare le tette al vento nelle coppe dei loro reggiseni. Sulle spiagge francesi, pare, non si può stare né troppo coperte (un minuto di silenzio per la polemica sul burqini) né troppo scoperte. Libere sì, ma entro certi limiti: una frase che decontestualizzata non suona assurda, ma solo perché ha senso in altri contesti – ad esempio se si parla della legittima difesa. Non pare però che il topless faccia poi male a nessuno, pur nella sua dimensione di legittima difesa delle donne che in spiaggia vogliono starci a seno nudo.

Il corpo sessualizzato delle donne

Poniamoci la questione in maniera analitica e scolastica, sviscerandola dilemmaticamente. Non mettersi la parte sopra del costume è un’omissione rispetto all’azione di mettersi il reggiseno, ovvero all’azione di coprire la parte alta del torace. È moralmente e legalmente rilevante che copriamo la parte alta del torace? Un intricato sistema di leve e piani inclinati si attiva e viene in mente una sola possibile spiegazione: tette al vento = atti osceni in luogo pubblico. Eppure, che ci sono modi non sessualizzati di vivere il seno lo sappiamo benissimo: in Fleabag Phoebe Waller Bridge inscena bene la perversione ingenua della ragazza che chiede al ginecologo se gli è piaciuto toccare le tette della sorella, col dottore che risponde tutto professionale e scazzato. Lo sketch (e Fleabag in generale) non solo ci libera dallo stereotipo (che ormai è lo stereotipo di sé stesso) della ragazza pudica che non si masturba, ma anche dal peso che sia sempre l’uomo o l’altro a sessualizzare parti di noi e che a noi donne l’idea di sessualizzarci manco possa sfiorarci.

Tornando ai seni e concentrandoci sui capezzoli, il movimento Free the nipple si batte proprio per normalizzare e liberalizzare il topless femminile in pubblico: il suo obiettivo è che il topless femminile cessi di essere considerato indecente, ma anche che non venga più sessualizzato. Che cosa significhi “sessualizzare” il corpo femminile e le sue singole parti (questa espressione mi fa sempre venire in mente il baule in cui l’assassino della Finestra sul cortile nasconde i pezzi del cadavere), in particolare seni e capezzoli, sembra chiaro ma non so se lo è davvero. Disclaimer: ‘sessualizzare’, nel contesto del pensiero femminista è una specie di Weltanschauung da imputare alla sovrastruttura “patriarcato”. Come si fa negli articoli scientifici, per evitare spiacevoli disaccordi semantici, disambiguo e definisco come segue il mio uso di “sessualizzare” (ovvero in che senso adotterò il termine di qui in poi): qualcuno sessualizza qualcuno o qualcosa nel momento in cui lo considera quale oggetto di desiderio sessuale, proprio o altrui, direttamente o indirettamente, come mezzo o come fine.

A seno nudo: tutti i possibili scenari tra donna e uomo

A seconda dei contesti, un uomo cisgender etero può sessualizzare il seno di una donna considerandolo oggetto del proprio desiderio sessuale come fine, una donna etero sessualizza il proprio seno considerandolo oggetto del proprio desiderio come mezzo. In parole povere: a seconda dei contesti, un uomo può eccitarsi quando vede le tette di una, una donna può eccitarsi perché le sue tette eccitano uno. Mettiamo allo che il contesto che ci interessa sia appunto una spiaggia. Si prefigurano alcuni scenari, che aumentano se li combiniamo tra loro:

  1. Io donna scopro il seno e l’altro non lo sessualizza,
  2. Io donna scopro il seno e l’altro lo sessualizza,
  3. Io donna scopro il seno e io non lo sessualizzo,
  4. Io donna scopro il seno e io lo sessualizzo.

Finché scopro il seno e nessuno lo sessualizza, non sembra insorgere nessun tipo di problema, e se fosse sempre questo il caso non saremmo qui a parlarne, né qualcuno si sarebbe sognato di comporre il numero del commissariato di gendarmeria locale (speriamo che non abbiano contattato il numero di emergenza per quattro tette al vento). Vediamo però gli altri casi.

Se scopro il seno e io lo sessualizzo, ma l’altro no, dipende da come mi comporto: ad esempio, ho i capezzoli turgidi, o in modo ancora più evidente mi lecco o titillo il capezzolo da sola? Oltre che virare pericolosamente verso gli atti osceni in luogo pubblico, rischio di compromettere quello stesso diritto a una mattinata tranquilla in spiaggia che mi consente di essere lì in topless. Ma si sa: che un atteggiamento sia o no provocante dipende in una certa misura dagli occhi di chi guarda. Entriamo allora nello scenario in cui scopro il seno, io lo sessualizzo e anche qualcun altro lo sessualizza: in inglese si direbbe get a room, se c’è un’intesa sessuale o un interesse reciproco e consensuale a trasformare il contatto visivo in contatto fisico o altre interazioni erotiche, è il caso di prendere una camera in motel o andare a casa a consumare. Ci sono però gli scenari in cui io scopro il seno ma solo l’altro lo sessualizza: è molestia sessuale senza se e senza ma? Ci sono i casi spiacevoli e violenti che partono dal catcalling e dagli sguardi fissi e insistenti del maniaco che ti finisce per un tratto di strada arrivano agli abusi. E poi ci sono anche gli sguardi e i viaggi mentali (fantascienza ed erezioni) che il seno nudo accende nel ragazzo-uomo adolescente da spiaggia. Ci vuole ben più di un etto, per favore, di fette di salame sugli occhi a pensare che il patriarcato abbia instillato il germe della violenza sessuale nell’uomo che guarda il culo o il seno di una in spiaggia o in occasioni varie di (semi)nudità. E alzi la mano chi, almeno donna etero o uomo gay, in spiaggia o in piscina non ha colto l’occasione di gioire della vita amena del torso nudo di un uomo presente. Sappiamo, del resto, che non sarà un lembo di tessuto a frenare la fantasia.

Il mistero del topless: arriva la polizia da spiaggia

Forse ci capita di indignarci di fronte all’altrui eccitazione solo perché non sappiamo come gestirla: non sappiamo identificare questo fenomeno spiazzante e straordinario, tant’è che in tanti lo romanticizziamo per imbrigliarlo nel sicuro (?) recinto della monogamia. Non è un problema sociale, è un fatto dell’essere umano, che rimane en panne di fronte all’altro, che in quanto tale è un mistero, e al desiderio dell’altro, che in quanto tale è una forza inesorabile. Come ricordavo alle medie sul mio blog di MSN, il desiderio indica una mancanza delle stelle (de – siderium) e che cos’è l’altro se non un corpo celeste lontanissimo e inafferabile?

Di fronte al grande mistero dell’eccitazione anche terze parti finiscono per sessualizzare il seno di una donna, cercando di indovinarne il mistero laddove esso può presentarsi. Così, un individuo (poniamo, un/a bagnante in spiaggia) finisce per considerare – più o meno infondatamente – il seno nudo di una donna in spiaggia come potenziale oggetto del desiderio di qualche altro bagnante, o come il mezzo del desiderio, che lei esibisce per eccitare qualcuno dei presenti. Questo è, e non si sfugge, il meccanismo mentale che addestra la polizia da spiaggia: il poliziotto e la poliziotta da spiaggia presumono che qualche dinamica erotica intercorra tra la donna in topless e gli altri ospiti della spiaggia. Come nel caso del catcaller, la polizia da spiaggia sbaglia quando assume che, necessariamente, la nudità comporti un’intenzione sessuale nell’altro. Nel caso della polizia da spiaggia come in quello del catcaller, si assume che la donna in topless stia cercando attenzioni sessuali all’esterno o che sia interessata o disposta a riceverne. E potrebbe anche essere questo il caso, ma anche questa casistica non delegittima la pratica del topless.

Lorna (1964)

Il peggiore degli scenari

Torniamo sullo scenario estremo in cui una donna a seno nudo, eccitata, si titilla il capezzolo in spiaggia: faremmo forse bene ad assumere che intenzioni sessuali ne abbia. Non possiamo comunque assumere che sia interessata ad attenzioni o interventi dall’esterno, che si stia sessualizzando, che ponga insomma il proprio seno come esca. La sua intenzione sessuale potrebbe semplicemente esaurirsi nell’atto stesso di titillarsi il capezzolo, nel somministrarsi piacere. Assumiamo comunque che stia usando il seno come esca per qualcuno. È in effetti interessata ad attenzioni o interventi dall’esterno a soddisfare le sue intenzioni erotiche? Non significa che siate proprio voi o il vostro compagno l’invitato al capezzolo-party. Anche se il caso fosse proprio questo, che stia cercando di attrarre voi o il vostro compagno o un astante qualsiasi, se questo vi infastidisce, la soluzione non è comunque prendervela col topless: toglietevi il distintivo e chiedetevi perché vi dà così fastidio. Se la risposta è che sta praticando violenza su qualcuno o ha iniziato a masturbarsi in pubblico, chiamate pure la polizia: sta trasgredendo la legge. Ma badate bene: non vi sognereste mai di chiamare la polizia perché incontrate per strada uno che cammina scalzo. Al massimo, vi preoccupereste che non si stia facendo male. Non prendetevela col topless, prendetevela con chi fa sentire libera e al sicuro chi vuole praticarlo.


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