Sei più Sandy o sei più Rizzo? – Come cambiano le risposte a domande che non cambiano mai

di Ilaria di Cugno

Tra i grandi classici senza tempo della mia infanzia e adolescenza, per non dire il film per cui sono stata ossessionata per parecchio tempo tanto da vederlo e rivederlo a tutte le ore del giorno e della notte facendo venire la nausea ai miei genitori che mi avrebbero sbattuta fuori di casa se non fosse stato per una più che probabile accusa di abbandono di minore, c’è stato Grease.
Pellicola del 1978 basata sull’omonimo musical del 1971, è la commedia musicale romantica per eccellenza, quella che ci ricordiamo per prima tra altri milioni di film del suo genere.
Ambientato nell’America dei primi anni Cinquanta, Grease porta alla ribalta i primi segni di quella rivoluzione giovanile che si sarebbe acuita da lì a poco tempo, dove perbenismo e trasgressione erano due facce della stessa medaglia.
Il bello e dannato e la figlia di papà, le prime volte, l’ultimo anno di liceo, gli amici, l’amore travolgente e sconsiderato che si vive a 18 anni quando ancora non siamo né carne né pesce, quando spesso conta più il parere degli altri che il nostro, quando ci sembra di aver già capito tutto della vita e invece della vita non abbiamo ancora capito proprio niente.

Together Forever: Oral history of 'Grease' carnival scene

Neanche a dirlo, io veneravo Sandy. In primis perché era la protagonista e io da brava egocentrica nata sotto il segno del leone dovevo immedesimarmi in lei che nella mia testa era necessariamente una giusta. In secondo luogo perché non solo era bella, ma anche perbene e rispettosa, e cioè quello che il mondo intorno a me mi stava insegnando a diventare.
Insomma, se in quegli anni, in un probabile Cioè, ci fosse stato un test in cui accertarsi con tutta esattezza chi sarei stata tra lei e Rizzo, io avrei fatto carte false per far sì che il risultato stabilisse che io ero senza ombra di dubbio la mia adorata Sandy.

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Ma ecco che, in una delle molteplici fasi che sto affrontando in questa vita terrena, io e le mie mille me attualmente ci siamo messe a disquisire su quanto possa cambiare negli anni la concezione di noi stessi e la concezione che noi stessi abbiamo degli altri
Perché se è una verità universalmente riconosciuta che non siamo ovviamente più le stesse persone che eravamo negli anni dell’adolescenza, è ancor più vero che a ventiquattro-quasi-venticinque anni non siamo di certo la versione definitiva di noi stessi anche se a volte ci – o forse mi – piacerebbe crederlo. 

Quello che al momento è certo è che un po’ per questi motivi e un po’ per le esperienze, le influenze e le persone che mi hanno portata ad essere la me di adesso, oggi, in quel probabile test del Cioè di cui sopra, non farei più le carte false per essere Sandy. E non perché non sia più l’egocentrica nata sotto il segno del leone o nel frattempo sia diventata una ragazzaccia. A volte sono più Sandy di quanto io voglia mostrare agli altri.
Però è anche vero che oggi guardo Rizzo con occhi diversi e più la scruto, più mi rendo conto di quanto possa corrispondere nella maniera più viscerale e veritiera all’esperienza di essere donna, ancorché adolescente.
Ho sempre apprezzato Rizzo e sono sempre stata conscia della centralità del suo personaggio all’interno del film, ma l’ho sempre vista con distacco. Perché Rizzo mi spaventava. Mi spaventavano il suo carattere forte, la sua disobbedienza e la sua disinibizione. Oggi invece la guardo e mi rendo conto che non c’era nulla di strano nel suo atteggiamento: era solo una ragazza sveglia e consapevole delle proprie scelte.

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Una Rizzo sollevatrice di domande capaci di intimorire, ostentatrice del proprio spirito ribelle e sostenitrice della propria libertà di poter bere, fumare e andare a letto con chiunque volesse, prendendosi la responsabilità delle proprie azioni
Mi sono sempre focalizzata su una Sandy dolce e con un forte senso del dovere, il cui dramma più grande risiedeva nel rifiuto da parte del ragazzo che le piaceva, mentre dall’altra parte c’era una Rizzo che sperimentava la paura di trovarsi di fronte a una gravidanza indesiderata. 
Ed è proprio quest’ultimo punto che, sbagliando, ho sempre sottovalutato, perché il modo in cui Rizzo affronta la paura di essere incinta è determinante: nonostante sia spaventata e smarrita, è anche consapevole di non aver fatto nulla di male e che la possibile gravidanza è affare suo, perché il corpo è il suo. Esercita il suo diritto di scegliere e affronta il complesso santa/puttana non piegandosi agli stereotipi.
There are worse things I could do” non mi è mai sembrata una frase tanto vera.

Quando guardavo Grease negli anni della mia infanzia e adolescenza pensavo che compiuti vent’anni avrei capito tutto della vita, perché quei ragazzi giunti alla fine del loro percorso liceale mi sembrava avessero la verità in tasca
La realtà è che il liceo l’ho finito da un pezzo e nonostante al termine della maturità credessi di essere più grande di tutto ciò che mi stava intorno, arrivata al giro di boa tra i venti e i trent’anni, mi rendo conto che la mole di quello che ancora non ho capito si è invece ingigantita in maniera spropositata
Oggi non credo che ci sia tra Sandy e Rizzo una personalità e una maniera di affrontare la vita giuste o sbagliate. Ognuna di loro vive nel proprio tempo e a loro modo apprezzo entrambe per essere così diverse e sfaccettate. 
Non siamo e probabilmente non saremo mai la versione definitiva di noi stessi.  E per quanto questa trasformazione sia spesso frustrante e faticosa, è la stessa che ci permette nel tempo di scoprire e di scoprirci un po’ di più. 
E chissà, magari tra dieci anni le riguarderò di nuovo e i loro comportamenti assumeranno per me tutt’altro valore. 

Però, ti prego, test a caso trovato su internet di certo attendibilissimo: oggi potrei essere un tantino più Rizzo? 


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