Emma Watson – Da attrice prodigio ad attivista per la parità di genere

Molti di noi sanno benissimo che Emma Watson è Hermione Granger e, ultimamente, Meg di “Piccole Donne”.  La sua vita è nota più o meno a tutti. Nata a Parigi, vive in Inghilterra da quando ha sei anni e a nove diventa la streghetta più famosa del mondo. 

Non vi racconterò la storia della sua carriera cinematografica anche se, ormai, è quotata come la più promettente attrice. Voglio concentrarmi su un’altra Emma Watson, l’attivista. 

Devo essere onesta, non sapevo del suo coinvolgimento fino a qualche anno fa. Mentre lavoravo in una libreria, mi passò tra le mani il libro dell’attivista Malala Yousafzai e, sul retro della copertina, lessi che la spinta motrice per parlare di quello che accadeva intorno a lei fu il discorso che Emma fece alle Nazioni Unite nel 2014. 

Da allora, ho cercato di andare oltre l’attrice e capire cosa ci sia. 

Il 7 Luglio del 2014 Emma Watson viene nominata Goodwill Ambassador dall’UN Women, l’Organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della parità di genere e il pari ruolo delle donne nel mondo. Ammetto che dopo aver visto, e ascoltato, quel discorso ho pianto. Mi sono sentita così sopraffatta dalla passione ed energia che metteva in ogni singola parola. 

Con lo stesso ruolo istituzionale, presso l’ONU, pronuncia il discorso dove lancia la sua campagna di sensibilizzazione #HeforShe. In quel occasione, mise in evidenza che anche gli uomini hanno un ruolo nella lotta alla parità di genere e, inoltre, dichiarandosi femminista. Quel discorso, ancora più di quello alle Nazioni Unite, ricevette un’ovazione. 

Nel 2018, sulla scia delle rivelazioni emerse in seguito al #MeToo, ha donato un milione di sterline alle vittime di abusi e molestie sessuali. Subito dopo, sempre per la stessa causa, ha lanciato una linea telefonica di assistenza legale in Inghilterra e Galles. 

Parlando del suo ruolo di attivista aggiunge: «Non mi sento a mio agio ad avere tutta questa visibilità, preferirei discutere di politica e giustizia sociale».

A gennaio lessi una sua intervita su Vanity Fair (credo sia stata la prima volta che ho comprato quella rivista). Intervistata da Parsi Lee, nota giornalista inglese e attivista per i diritti transgender, Emma Watson ha lasciato in me un ritratto diverso. Da attrice, ad attivista a ragazza di trentanni curiosa delle realtà che non conosce e fortemente interessata ad entrarci dentro per capire come aiutare. Da quelle righe traspariva la sua empatia e simpatia. 

Forse ha influenzato solo me, o forse no, ma Emma Watson è come vorrei essere da grande io. Consapevole del mondo che la circonda, in ogni suo lato, politico e sociale, e poter fare qualcosa. 


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