#1×07 – Novella 2020: il Decameron che forse non conoscete

Buongiorno a tutti colleghi di quarantena. 

Annoiati? Frustrati? Pronti a sfornare un’altra pizza?

Qualsiasi cosa stiate facendo noi Fike siamo qui per intrattenervi. Il libro di oggi lo conosciamo tutti: il Decameron, di Giovanni Boccaccio.

Scritto attorno alla metà del 1300, ha probabilmente tenuto compagnia, anche solo per dieci minuti, ad ognuno di noi durante la propria carriera scolastica. 

Conosciamo tutti la trama, no? Quando la peste colpisce Firenze nel 1348, dieci giovani, sette donne e tre uomini, si ritirano in campagna per raccontarsi storie e tenersi compagnia.

Ogni giorno uno di loro si proclama re o regina e decide un tema a cui gli altri compagni dovranno attenersi per raccontare le loro novelle.

Beh, immaginiamo sappiate un po’ tutti perché quest’opera ci sia sembrata perfetta per questo periodo in cui siamo tutti costretti ad una situazione analoga. 

Insomma, la peste era decisamente peggiore, ma loro potevano uscire di casa. In questo caso voi restate dove siete, le storie ve le raccontiamo noi!

Tutti conoscono il Decameron ma pochi l’hanno letto in versione integrale, in modo da apprezzare appieno l’equilibrio e la struttura perfetta dell’opera… Infatti non l’abbiamo fatto nemmeno noi. 

E come regine di questa Pasquetta casalinga, anche noi abbiamo scelto i temi che più ci aggradano e abbiamo deciso di farci raccontare, e raccontare a voi, le novelle che più hanno incontrato il nostro gusto.

Lady Giulia non sarà con noi per questa volta, ma verrà sostituita dalla prode Federica.

Ci scusiamo in anticipo per la qualità dell’audio di questa puntata, che potrebbe essere più bassa del solito, ma solo alcune di noi hanno a disposizione un microfono per registrare a casa propria.

Ma veniamo all’ordine del giorno:

Come accennato, Federica, la nostra regina dell’occulto, è tornata e ha raccolto per voi i dettagli più macabri, orrorifici e soprannaturali.

Io vi parleró di un padre e di come sua figlia metta in gioco tutti i trucchi che la retorica ha regalato al mondo per convincerlo a non ucciderle l’amante. 

“E infine, visto che in questa quarantena stiamo tutti un po’ soffrendo certe… Mancanze, Camilla, nella giornata a lei dedicata ci parlerà di quelle novelle che forse non avete mai letto a scuola perché probabilmente suore e sesso non sono argomenti particolarmente family friendly”

PAROLE D’AMORE E DI MORTE 

di Veronica Pallavera

Anche noi di Fika abbiamo avuto qualche problema nel pianificare lo smart worki. E quando dico noi, intendo io: potrei fingere di aver fatto ricadere la mia scelta su una delle novelle proposte da Federica per mostrare come lettori diversi notino particolari diversi…be’ sì, diciamo così. 

Non è del tutto una menzogna, in effetti. Della storia del principe Tancredi e della sua bella figlia Ghismunda, Federica ha sottolineato il finale trucido e ai limiti dello splatter, mentre io…be’ io mi concentrerò sul pippone. 

Come detto da Federica, Ghismunda, già vedova ma ancora giovane e gagliarda, non è ancora pronta ad attaccarla al chiodo. Sceglie dunque tra gli uomini di corte il più nobile di spirito ma il più povero di beni: un servitore, Guiscardo. 

Guiscardo non disdegna, infatti Boccaccio ci racconta molti stratagemmi e giri di lenzuola dei due amanti. 

“Ma la fortuna, invidiosa di così lungo e così grande diletto, con doloroso avvenimento la letizia dei due amanti rivolse in tristo pianto.”

Tancredi li scopre nel modo in cui nessuno vorrebbe essere scoperto: si insinua nella stanza della figlia per il pisolino post-prandiale e – bello che addormentato – non si accorge dell’ingresso dei due innamorati. A svegliare Tancredi saranno i mugolii e altri rumori di letto

Prendiamoci qualche secondo per smaltire l’imbarazzo, ma non abbiate troppa pena per questo padre. Infatti, Tancredi il giorno dopo avvicina Guiscardo, riversandogli addosso paroloni come VERGOGNA e OLTRAGGIO. 

E a nulla valgono le belle parole di Guiscardo, così meravigliosamente stilnoviste da far commuovere ogni Cavalcanti passato, presente e futuro: 

“Amor può troppo più che né voi né io possiamo.”

Tancredi non si commuove, anzi, lo imprigiona. Ma veniamo a Ghismunda.

Il giorno seguente Tancredi si introduce di nuovo nella camera della figlia ma, questa volta, si premura di avvisarla. A quel punto, il principe riprende la sua retorica anche con lei e parla di VIRTÙ e ONESTÀ. 

E non avrei mai pensato che potessi sottoporti ad un uomo che non fosse tuo marito!

E poi Dio e la DISONESTÀ! 

E la tua nobiltà svilita da un poraccio!

E ora guarda in che brutta situazione mi hai messo! Guiscardo l’ho già imprigionato, so già che fargi. Ma con te? Da una parte, ti amo più di qualunque padre ami la figlia. Dall’altra, devo punirti per la tua FOLLIA.

Ma visto che sono buono, dimmi cos’hai da dire.

Così Ghismunda

“non come dolente femina o ripresa del suo fallo, ma come non curante e valorosa, con asciutto viso e aperto e da niuna parte turbato così al padre disse:”

“Esser ti dové, Tancredi, essendo tu di carne, aver generato figliuola di carne e non di ferro.”

Insomma, la carne è carne e di carne ha bisogno, non solo nel piatto. E poi, caro babbo, quando eri giovane e soldato devi di certo aver conosciuto gli ozii e le delicatezze. Quindi, dato che tu mi hai fatta di carne e sono giovane e poco vissuta, queste due cose non possono che aumentare il mio desiderio. Sono già stata sposata, so cosa mi perdo. 

Sulla scelta di Guiscardo poi, Dio ci ha fatto tutti uguali. E se vai a guardare le vite e le attitudini dei tuoi nobili, chiamerai nobile Guiscardo e loro villani. 

In ultimo, sii pure crudele con me, se pensi che io abbia peccato. Sappi che qualsiasi cosa farai a lui, io la farò a me stessa. 

“Ora via, va con le femine a spander le lagrime, e incrudelendo, con un medesimo colpo, se così ti par che meritato abbiamo, uccidi”

Non voglio scadere nella lezione di letteratura, ma questa orazione è tanto bella da non poter evitare di perderci due parole. D’altronde, ho un debole per chi parla bene. 

Boccaccio struttura per Ghismunda un discorso in tre parti:

La prima in difesa dell’amore carnale come istinto e bisogno. Just a quick reminder: è passato meno di mezzo secolo dal Canto V dell’Inferno, dove Dante punisce i lussuriosi.

La seconda, che oppone la nobiltà di sangue alla nobiltà di spirito, eco di cavalleria e stilnovismo. 

E la terza in cui Ghismunda non invoca compassione, ma anzi si sottopone al giudizio instillando un dubbio nel padre e nel lettore: sei proprio certo che io abbia peccato? E poi dichiara di essere legata all’amato tanto in vita quanto in morte. 

Purtroppo la sua bella arringa non basta a salvare Guiscardo, al quale viene strappato il cuore per servirlo a lei come crudo pasto. 

La novella finisce con il suicidio di Ghismunda che mi fa pensare a quello di Giulietta. Un po’ come nella tragedia di Shakespeare infatti, il racconto sottintende una lezione: 

quando convenzioni sociali, dispute e rivalità si contrappongono all’amore, tutto finisce nel sangue. 

L’amore ai tempi del coronavirus

di Camilla Magnani

In questo periodo di quarantena oltre a fare un milione di torte, saccheggiare supermercati e annoiarvi io sfido chiunque di voi a trattenersi dal pensare al sesso almeno un milione di volte. È la natura, soprattutto se vivete da soli e siete lontani dall’oggetto del desiderio.

Beh, nel mio caso il mio oggetto del desiderio è sempre lontano perché non sa nemmeno della mia esistenza. Ma se voi non state pensando come me a Chris Evans, non vi preoccupate, state a casa e poi forse alla fine, visto che i miracoli possono avvenire, forse anche io e Chris potremo convolare a nozze alla fine di tutto questo.

E visto che a quanto pare è comune pensare ad argomenti un po’ stuzzicanti, ho selezionato tre novelle che forse non conoscete perché probabilmente non inserite nei libri di scuola.

Disclaimer: se Boccaccio è stato abbastanza open minded da scrivere certe cose nel 1300 prendete ciò che viene raccontato per quello che è e siate open minded anche voi.

La prima è la prima novella della terza giornata. La regina è Neifile e l’argomento è “di chi alcuna cosa molto disiderata con industria acquistasse o la perduta recuperasse.”

Il protagonista è un certo Masetto da Lamporecchio, un baldo giovane che si finge muto per entrare ed essere accettato come giardiniere all’interno di un monastero femminile.

Dopo le prime righe già si specifica che “sono stolti quegli uomini che credono troppo bene che, come a una giovane è sopra il capo posta la benda bianca e indosso messole la nera cocolla, che ella più non sia femina né più senta de’ feminili appetititi se non come se di pietra l’avesse fatta divenire il farla monaca”. Quindi in poche parole, che ci dice Boccaccio? Oh, grulli (scusate il mio toscano è un po’ arrugginito) non è che se sono una monaca smetto di essere donna. Pensiero interessante che a me piace un po’ vedere come una legittimazione del piacere femminile, argomento considerato tabù fino al secolo scorso per molti versi. A maggior ragione se parliamo di qualcuno appartenente al mondo religioso.

Comunque sia, il nostro Masetto arriva in questo monastero, che Boccaccio ci descrive come particolarmente famoso e proprio per questo non lo nomina. Un po’ come quando eravamo adolescente, qualcuno postava “Che palle, odio tutti! Oggi mi è successo di tutto” e tu speravi nei dettagli nei commenti, ma c’era solo quello di qualche amica che diceva “Che succede?” e la risposta era sempre “Amo, vieni in chat”. Vabbè, ma allora vaff*.

Ma torniamo al nostro caro Masetto, che arriva al monastero con otto giovani monache + badessa. E vi ricordo che fa sempre finta di essere muto. Un giorno le ragazze lo osservano e alcune di loro iniziano a commentare e Masetto, compiaciuto, le ascolta da lontano.

Così è come mi immagino che sia andata:

“Hai capito il Masetto?”

“Sorella, ma cosa dici?”

“Dai, pensaci! Qui non entra nessuno, solo lui. E non ci è manco andata male. Pensa, poteva somigliare a Guido Cavalcanti o avere un nasone assurdo, come quell’altro amico suo…”

“Forse hai ragione ma… Oh, sorella, ma che tu non hai mai… provato, ve?”

“Te pare, ma che sei grulla? E poi sarebbe una gran cosa, quello è muto! Non succederà nulla!”

“Beh, hai ragione… ma che famo se?

“Se?”

“Se una di noi resta incinta?”

“Eeeeeeh, vabbè, perché pensare a quello ancora prima di spassarsela. Dai, tu fai il palo e io vado da lui, poi ci scambiamo.”

Mentre ovviamente Masetto ascoltandole pensava

*audio AGG ma vieni, ma chi sono*

 E così, visto che le notizie volano, Masetto, che non aspettava altro, si ritrovò ben presto a dover soddisfare tutta la baracca. Un duro lavoro che qualcuno doveva pur fare.

Ma provate a immaginare voi, il povero Masetto dopo un po’ a dover soddisfare nove persone ogni giorno. Un uomo distrutto che si rese conto che ‘sta cosa dell’essere muto forse era più una disgrazia che una benedizione.

Così un giorno mentre si divertiva con la badessa decise di proferir parola. Lei, ovviamente, SCONVOLTA CIOE RAGA NON POTETE CAPIRE.

Ma tutto è bene quel che finisce bene, e per poter tenere tra le mura del monastero, sia il toy boy, sia il segreto, sia i numerosi figli di dio generati dal misfatto, per anni intorno al monastero si vociferò che fu intervento della divina provvidenza a restituire la voce al giardiniere muto.

Ma passiamo alla seconda novella di oggi, bambini. Passiamo alla sesta giornata, dove Elissa è la nostra regina. “si ragiona di chi con alcun leggiadro motto, tentato, si riscotesse, o con pronta risposta o avvedimento fuggì perdita o pericolo o scorno.” Quindi, in sostanza, di tutte quelle storie in cui qualcuno riesce a tirarsi fuori da una situazione difficile attraverso un buon uso delle parole.

La protagonista di questa storia è Madonna Filippa. Una donna scoperta dal marito a letto con l’amante e portata a risponderne in giudizio.

Se fossero esistiti i TG all’epoca, così è come me la sono immaginata:

“Sì, Guidoriccio, mi trovo qui a Prato. Dovete sapere cari amici telespettatori che qui a Prato non scherzano mai. Uno statuto prevede che una donna venga arsa quando colpevole di adulterio. Ed è purtroppo questo il tragico caso. Sì, ecco, mi arriva ora la notizia che Madonna Filippa, bellissima come sempre, sta per essere portata in giudizio. Vedo suo marito, Rinaldo de’ Pugliesi, “Rinaldo, scusa, come ci si sente a sapere di condannare la propria moglie ad una morte dolorosa?”. No, nulla, cari telespettatori, il marito di Madonna Filippa non vuole rilasciare interviste.

Dalle urla dietro di me però deduco che sia arrivato il personaggio cardine di questa vicenda, lo scapolo d’oro di Prato, Lazzarino de’ Guazzagliotri.

Bene, Guidoriccio, per ora è tutto. Linea allo studio.”

Come avete potuto sentire, una storia tragica. Una fine scontata. La donna punita per avere costretta a morire per aver tradito il marito. Ah, piccola parentesi, ancora una volta, solo da metà del secolo scorso l’adulterio, quello femminile a dir la verità, non è più un reato in Italia.

Ma ora starò in silenzio e lasciamo la parola alla nostra inviata.

“Sì, ecco, Guidoriccio, mi sono infiltrata per ascoltare le parole di Madonna Filippa. Non dovrei essere qui, ma per i cari amici telespettatori, la situazione sembra calda e noi di GuelfieGhibellini TV siamo sempre sul pezzo. Il podestà ha appena detto che se Filippa confermerà le parole del marito, sarà costretto a condannarla a morte. Ma ecco che Madonna Filippa si alza, sentiamo cosa dirà in sua difesa.”

“Signor podestà,

Io sono qui oggi perché, come disse un vecchio saggio “Meglio vivere un giorno da leoni, che mille da cento”, che, parafrasando vuol dire che preferisco lottare e dire la verità piuttosto che fuggire, esiliarmi e non poter più rivedere il mio Lazzarino. E anche se so che confessare mi condannerà, voglio che voi ascoltiate le mie parole.

È tutto vero: Rinaldo è mio marito, e lo era anche ieri notte, quando Lazzarino è venuto da me.

Comunque sia, se vorrete punirmi avete ragione, avete tutto il diritto di farlo anche se siamo sempre noi donne quelle che se lo prendono nel… ma io lo amo signor podestà e non creda mica che l’altra notte fosse la prima….

Condannatemi, signor podestà, fatelo. Prendetemi, e punitemi. Ma prima vi chiedo solo un piccolo favore. Chiedete a mio marito se io non mi sia sempre, e senza mai dire di no, concessa a lui con entusiasmo e se io non l’abbia sempre soddisfatto pienamente”

E così, senza nemmeno dare la possibilità al podestà di fare la domanda, Rinaldo confermò tutto. E allora Filippa:

“Grazie caro, molto carino da parte tua.

Quindi ora chiedo a voi, messer podestà, se lui ha sempre preso da me quello che voleva e che gli piaceva, cosa avrei dovuto fare con ciò che avanzava? Darlo ai cani? Messere, a me hanno sempre detto che non si butta via niente. E scusate, quale migliore soluzione di mettermi al servizio di un uomo bello e ricco che per di più mi ama? Non l’avrebbe fatto anche lei? Non meriterei, che ne so, un premio per cotanta generosità?”

“Sì, Guidoriccio, ecco, la seduta è finita. Allora, come puoi sentire dal trambusto i pratesi si sono espressi e hanno pensato che fosse meglio salvare una donna dal cuore così grande e…. ehm… sì…. Mi riferiscono ora che pure lo statuto è stato modificato.

Una grande vittoria per noi donne, per Madonna Filippa, per Lazzarino ma di certo non per il signor Rinaldo, che si aggira confuso davanti ai nostri microfoni. Signor Rinaldo, ci dica, che cosa ne pensa?

*Audio Morgan che dice Che succede?*

Ed eccoci infine arrivati alla nostra ultima storia per oggi. Nona giornata, novella seconda, regina Emilia, tema libero. Ma vabbè, tanto lo sappiamo tutti che anche quando il tema è libero, sempre lì si va a parare.

Altro monastero famoso di cui non sapremo mai il nome. Una monaca viene scoperta dalle sorelle mentre è a letto con l’amante. Le altre monache vanno a chiamare la badessa che si fa attendere perché, plot twist (ma mica tanto) è a letto col prete.

Io me lo sono immaginato un po’ come il Grande Fratello.

“Buonasera a tutti amici e benvenuti a questa nuova puntata. La puntata di questa sera è decisamente una delle più attese. Vi ricordate la bella Isabetta? Abbiamo seguito la sua tormentata e proibita storia d’amore con Nunzio per mesi. Conosciuti attraverso la grata del parlatoio, eccome se ne hanno commessi di peccati quei due. Alla fine della scorsa puntata vi abbiamo lasciato in sospeso: i rumori provenienti dalla camera di Concetta erano troppi e lasciavano poco all’immaginazione. Le sorelle, nelle stanze accanto, stanche di questa situazione hanno deciso di intervenire. E ora siamo qui, cari amici, per raccontarvi cosa è successo. Via all’RWM dal confessionale”

“Cioè, io stavo nella mia stanza e cioè stavo con il Nunzio, ma non stavamo facendo nulla di male. Cioè, che cosa volete che sia, eravamo lì e lui m’ha detto “vuoi?” e io gli ho detto “certo”. Cioè raga, cosa dovevo dire? A me non sembra di aver fatto nulla di male. Anzi, eravamo proprio al top, cioè sapete che vuol dire TOP! E queste entrano, senza neanche bussare e con la badessa per di più. Ma ceeeh oooh, ma dove siete cresciute zie?

Però raga, oh, lo sapete tenere un segreto? La badessa non aveva in testa il velo, quella non me la contava giusta. Ve lo dico io, quelle erano braghe da uomo. Ascoltate me, quella si diverte anche più di tutte noi qua dentro.”

Presentatore “Eccoci di nuovo in studio, telespettatori. Come avete sentito, delle accuse pesanti quelle di Isabetta e probabilmente solo dovute alla paura. Perché infatti, come potrete immaginare la situazione è grave, Isabetta rischia l’eliminazione dal programma. Il momento del confronto con la badessa e sarà decisivo. Ora ci colleghiamo con le monache che vedo che sono già tutte riunite in capitolo. Monache, mi sentite?”

“Sì, Maria Maddalena, ti sentiamo benissimo!”

“Bene, ora do la linea a voi per sentire la decisione della badessa”

“Grazie Maria Maddalena. Ora, io, badessa Usimbalda, del monastero di Casal Pusterlengo…”

“Aspè, aspè, badessa, ora vi lascio parlare, ma non è che prima vi annodereste la cuffia?”

“Isabetta, qui abbiamo cose più importanti di cui parlare e tu vuoi pure scherzare? Come ti permetti, svergognata?”

“Nono, lo so, zia, non dico che non c’hai ragione eh perché c’hai ragione. Però ti giuro, legati la cuffia che così non ti si può guardare”

“Non c’è nulla che non va nella mia cuff…”

“Scusate, amici da casa, sembra che il collegamento audio sia stato disattivato. Proverò a commentarvi come meglio posso ciò che vedo…. Anche se pare assurdo sembra che stiano tutte sorridendo. La situazione sembrava tesa fino a qualche minuto fa ma ora sembrano tutte molto tranquille e felici. Monache, mi sentite? Madre Usimbalda, puoi venire nel confessionale a raccontarci cosa è successo, per favore?”

“Certo, certo. Eccomi Maria Maddalena. Guarda, è stato difficile però oh, provaci tu a stare tutto questo tempo chiusa qui in astinenza…. Lo so che è contro le regole del programma, ma abbiamo deciso che la carne è troppo forte. La carne è impossibile da combattere e noi, cara Maria Maddalena, noi siamo monache, non siamo mica guerriere.”

La puntata di oggi finisce qui, amici fiki. Vi è piaciuta? Vi abbiamo tenuto compagnia? Fatecelo sapere sulle nostre pagine Instagram e Facebook. E se non ne avete mai abbastanza della Fika potete anche dare un’occhiata al nostro sito 

Sperando di risentirvi presto e in tempi migliori, le vostre Fike vi salutano. Fate i bravi!


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