Le donne e il sesso – Quando a quattordici anni guardavo Sex and the City

di Veronica Pallavera

Sex and the City è un prodotto della fine degli anni ’90, a suo tempo rivoluzionario dal momento che per la prima volta racconta che le donne single sopra i trent’anni esistono e di come le loro vite non siano in pausa nell’attesa di mettere su famiglia. E, come si può evincere da titolo, Sex and the City parla di sesso

Nel 2020 Sex and the City è ancora un prodotto rivoluzionario? Su questo ho i miei dubbi. Ha limiti dettati dal tempo e, inoltre, credo che la mia generazione – i tanto famigerati Millennials – abbia imparato la lezione: la vita sociale e sessuale delle donne non è in pausa fino all’arrivo del the one and only

Quindi facciamo un passo indietro e torniamo al 2007, quando FoxLife trasmetteva le repliche della serie ad ogni ora del giorno e della notte. Io avevo quattordici anni, la mia vita sociale era solo agli inizi e quella sessuale sarebbe iniziata solo da lì a qualche anno. Guardavo Sex and the City sul divano di casa, insieme a mio padre e penso sia stato proprio lui a fare tutta la differenza del mondo

A quattordici anni avrei già dovuto sapere qualcosa sul sesso che andasse oltre i concetti di concepimento e nascita. Avrei dovuto assistere a lezioni di educazione sessuale su base settimanale, in un ambiente neutro come la scuola, dove avrei potuto confrontarmi con i miei coetanei in merito. Ma le cose non sono andate così e tuttora la situazione non è cambiata. A quattordici anni le mie conoscenze sul sesso si basavano su discorsi pudici e sussurrati tra amichette e sulle battute sconce dei compagni di classe maschi, già ampiamente esposti al porno

Guardare Sex and the City non mi ha dato le conoscenze di cui avrei avuto bisogno in un momento tanto delicato; non mi ha introdotta ad argomenti come la contraccezione e il consenso. Però avere di fianco mio padre che rideva, commentava e partecipava alla visione anche durante le scene e le battute più esplicite, mi ha insegnato una lezione tanto importante quanto non scontata: il sesso non è qualcosa di cui vergognarsi

Le donne di Sex and the City facevano sesso con molteplici partner e mio padre le stimava e si affezionava alle loro vicende con spontaneità. Io, appena adolescente, ero ammessa alla visione perché lui non riteneva che il sesso fosse qualcosa da cui tenermi al sicuro. 

Più ci penso e più mi dico che la persona che sono oggi sia nata in quei momenti. 

Ma torniamo al 2020. Come accennato, ancora non esistono corsi di educazione sessuale regolari nelle scuole – in molti istituti, l’educazione sessuale è del tutto assente. Eppure di sesso si parla continuamente. Non conosco gli adolescenti di oggi abbastanza da vicino per dire quali siano le loro esperienze con il tema e non so quanto e come la loro sensibilità sia influenzata dalla società che li circonda. Tuttavia, è chiaro a tutti che un problema con il sesso persiste. 

Negli ultimi giorni si è riaccesa la polemica – purtroppo non nuova – attorno a gruppi Telegram in cui persone di tutte le età, in gran parte di genere maschile, scambiavano materiale pornografico e non di ragazze senza il loro consenso. 

In molti hanno parlato, scritto e commentato, perché la vicenda apre molte vie di polemica. Qui non parlerò della responsabilità maschile né di quella di Telegram e nemmeno di revenge porn: altri ne hanno parlato, non mi soffermo. Io voglio parlare delle donne e del sesso

Molte ragazze spaventate hanno dichiarato su Twitter di non voler mai più condividere foto e video con nessuno: non si sentono tutelate e non sono più in grado di fidarsi. Molti padri, zii, fratelli, cugini, amici preoccupati hanno consigliato la stessa cosa. Aiutati che il ciel ti aiuta. Non biasimo queste persone spaventate dal clima generale e da questa sensazione di mancanza di controllo, però trovo che stiano guardando il dito e non la Luna. 

La Luna è la mancanza di consenso. Il reato è la condivisione di foto di corpi come se si stesse parlando di figurine, anzi peggio. Il problema è la disumanizzazione del corpo femminile associato al sesso. 

Nel 2020, una ragazza che trae piacere dal sesso è ancora da biasimare, ha ancora la reputazione rovinata, è ancora vittima – non in quanto privata di controllo del suo corpo – ma perché viene sfigurata la sua immagine di persona per bene. Nella percezione comune, il revenge porn sembra essere un reato contro la morale, anziché contro la persona. 

Prima di arrivare alle conclusioni, permettetemi un disclaimer: ogni scelta che una ragazza e una donna decide di prendere per se stessa sull’argomento è valida e inattaccabile e, di certo, dettata dalla propria età e esperienza. Nessuna colpa, nessun giudizio. 

Io ho ventisei anni e qualche decina di foto mie sono sul telefono del mio ragazzo. Mi fido di lui – questo è ovvio – ma non basta, perché la fiducia è una questione di pancia e di cuore. Prima di inviare la prima foto ho deciso autonomamente, in una di quelle fantastiche riunioni tra le mie multiple personalità, che qualsiasi cosa fosse successa, ovunque fossero andate quelle foto, io non me ne sarei mai vergognata. Ho deciso di togliere a quelle persone il potere di umiliarmi. Possono ledere il mio diritto a disporre del mio corpo, ma non mi faranno mai sentire sbagliata, impura, puttana

Il mio papà mi ha insegnato che il sesso non è qualcosa di cui vergognarsi. 


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