Cara Kitty – Le pagine segrete del diario di Anna Frank

di Camilla Magnani

Tutti conosciamo Anna Frank e il suo diario. Magari non abbiamo letto ogni pagina ma tutti conosciamo qualche pezzo della sua storia. Qualsiasi libro di antologia delle scuole medie o superiori contiene passi estrapolati dal diario che scrisse tra il 1942 e il 1944, mentre viveva in un nascondiglio in un edificio di Amsterdam, vicino al posto dove lavorava suo padre.

E sapete perché la sua storia è considerata una delle più importanti e continua, dopo anni e anni a essere letta ai ragazzi?

Perché Anna era una ragazza normale. Pensava all’amicizia, si lamentava dei propri genitori, parlava delle prime cotte… Tuttavia, si è ritrovata a vivere in uno dei periodi peggiori della storia dell’umanità.

Premessa obbligatoria: il Diario di Anna Frank, nel corso degli anni, è stato più volte rimaneggiato. Le prime riscritture sono state fatte addirittura dalla stessa Anna che pensava a una sua pubblicazione post-guerra. In seguito alla sua morte, avvenuta nel 1945 poche settimane prima della liberazione del campo di Bergen-Belsen, suo padre decise di riprendere in mano i suoi scritti per darli alle stampe.

Alcune parti furono corrette (e da più di una mano!), altre scartate, se non proprio censurate. Tra le parti eliminate figuravano critiche che Anna rivolgeva a sua madre o parole come “mestruazioni” che avrebbero messo in imbarazzo la famiglia e scandalizzato il pubblico tedesco. Ma ciò che fu considerato assolutamente proibito si trovava alle pagine 78 e 79, coperte addirittura con carta gommata marrone affinché nessuno le potesse mai leggere.

Papà Otto Frank non si immaginava che diversi decenni più tardi la tecnologia odierna e l’intervento dei ricercatori del Museo di Anna Frank, dell’Istituto per la guerra, l’Olocausto e gli studi sul genocidio e dell’Istituto Huygens per la storia dei Paesi Bassi le avrebbe portate di nuovo alla luce.

Ma che cosa contenevano queste due pagine di così tanto scabroso?

Le pagine della “vergogna” annoveravano quattro barzellette sconce e trentatré righe riguardanti sesso, prostituzione e contraccezione.

Andiamo, siete scandalizzati? Non facevate battute sporche in continuazione anche voi quando eravate adolescenti?

Le due pagine scoperte

Ecco alcuni esempi:

Sai perché ci sono ragazze delle Forze armate tedesche nei Paesi Bassi? Per fare da materasso ai soldati

Oppure parlando della comparsa del ciclo mestruale:

Sono il segnale che una ragazza è pronta a fare sesso con un uomo, ma non prima del matrimonio, Dopo, sì. Si può anche decidere (da quel momento in poi) se si vogliono avere dei figli o no. Se sì, l’uomo si butta sulla donna e lascia il suo seme nella vagina di lei. Tutto accade con movimenti ritmici.

Parla poi del sesso fatto solo per puro piacere, per cui le coppie si affidano a metodi di contraccezione. Anna dice che l’uomo sembra sempre volere più della donna questo tipo di relazioni, ma ammette di volerlo anche lei.

Poi parla anche di omosessualità e prostituzione:

Se gli uomini sono normali, vanno con le donne. Per strada ci sono donne che parlano con loro e poi se ne vanno insieme. A Parigi, ci sono case molto grandi per questo. Papà ci è stato. Ci sono ragazze che vendono questa relazione.

Leggere questo tipo di riflessioni, nonostante tutto, non può che farci un poco sorridere e pensare a quando eravamo piccoli, quando ci affacciavamo al mondo e cercavamo di capire quale fosse la nostra opinione riguardo ad ogni cosa; ci affidavamo ai racconti dei nostri genitori per plasmare un’idea che fosse nostra e temevamo di essere giudicati, un po’ come Anna che in queste pagine dice di essere consapevole di quanto siano “sporche” le sue battute. Quanto ci sentivamo ribelli a parlare di argomenti considerati “tabù” con le amiche? Quando ci sentivamo strani quanto i nostri genitori hanno iniziato per la prima volta a parlarci di sesso? Quanto è stato intenso provare attrazione per qualcuno e sentirsi innamorati per la prima volta?

Io credo che rivedendoci un po’ in Anna, soprattutto in tutto quello che la rendeva una ragazza normale, possiamo continuare a far vivere il suo ricordo e non in una maniera negativa, legata quasi sempre al suo compatimento.

Sorridiamo con Anna, pensiamo che anche lei, in fin dei conti, è stata quello che siamo stati un po’ tutti noi: un’adolescente.

Fonti:

https://www.ilmessaggero.it/societa/persone/anna_frank_diario-3735467.html


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