L’insostenibile leggerezza delle attenzioni non richieste: la sessualizzazione delle giovani attrici

di Camilla Magnani

Qualche giorno fa è stato il compleanno di Millie Bobby Brown, la giovane attrice famosa per il personaggio di Eleven (Undici, nella traduzione italiana) in Stranger Things.

Era da qualche settimana che avevamo in programma un articolo per parlare di lei e di una delle tematiche che sicuramente ci stanno più a cuore qui su Fika, ossia, il diritto di una donna di non essere trattata come un oggetto sessuale.

A maggior ragione quando si parla di giovani donne o bambine.

L’altro giorno, in occasione del suo sedicesimo compleanno, Millie ha pubblicato su Instagram un post, un video che alterna scene della sua vita privata e quella sotto ai riflettori, ecco la didascalia:

16 has felt like a long time coming. i feel like change needs to happen for not only this generation but the next. our world needs kindness and support in order for us children to grow and succeed. the last few years haven’t been easy, I’ll admit that. there are moments i get frustrated from the inaccuracy, inappropriate comments, sexualization, and unnecessary insults that ultimately have resulted in pain and insecurity for me. but not ever will i be defeated. ill continue doing what i love and spreading the message in order to make change.
let’s focus on what needs changing and I hope this video informs you on the things that go on behind the scenes of the headlines and flashing lights.
dont worry I’ll always find a way to smile 😉 leggo 16 ♡.

Non è tutto oro quel che luccica, verrebbe da dire.

Millie Bobby Brown con il look per i Golden Globes 2018

Il fatto di diventare famosi, di essere un volto noto e riconoscibile dal mondo intero fa pensare a troppe persone di avere il diritto di poter dire la propria opinione, come se non ci si stesse indirizzando a qualcuno di reale. Come se avere migliaia, talvolta milioni di follower su un social network significhi che poi l’utente a cui sono rivolti non li leggerà mai: “Figuriamoci, con tutti i commenti che riceve”. E questo accade nel bene e, molto più spesso, nel male. E quando si tratta del male, l’eco è esponenziale quando sono migliaia i commenti.

Io ho provato ad immaginarmi che tipo di impatto potesse avere su di me una cosa del genere quando ero un’adolescente e mi sentivo da schifo quando anche solo una persona mi diceva “Sembri una sfigata”.

È un’età in cui non sai ancora chi sei, in cui è un po’ il mondo che ti circonda a plasmare ciò che pensi di te e il giudizio che vuoi che gli altri abbiano sulla tua persona. A maggior ragione quando sei un personaggio dello spettacolo, immagino: stai diventando qualcuno come essere umano, ma allo stesso tempo devi dare un’immagine chiara, ben definita e rincuorante a chi ti segue. Devi essere un modello per le tue coetanee, quando non hai nemmeno ben chiaro chi vuoi diventare e a cosa puoi aspirare.

E forse, proprio perché coi social network spesso tutto sembra lecito, una delle cose peggiori che possano capitare è ricevere apprezzamenti da uomini che hanno l’età di tuo padre.

Anche se è truccata, anche se sembra più grande, anche se indossa i tacchi a spillo, anche se ha interpretato un ruolo particolare… Notizia flash: quella persona continua ad essere un’adolescente. Impaurita, insicura, una persona che sta ancora scoprendo il mondo.

Millie di certo non è la prima e non sarà nemmeno l’ultima attrice a cui succede una cosa simile. Pensiamo a Shirley Temple che, per molti versi, ha dovuto fingere più che poteva di essere una bambina per poter essere apprezzata, oppure a Brooke Shields, che a dieci anni e su insistenza della madre ha posato senza veli o anche Elle Fanning, protagonista della pubblicità di un profumo poi ritirata perché considerata inappropriata. Per non parlare delle attenzioni indesiderate ricevute da Natalie Portman, attrice che spesso si accosta alla Brown, dopo il ruolo da lei interpretato in Léon.

Natalie Portman e Jean Reno in Léon (The professional), 1994

Non sono pochi gli attori, come Elijah Wood, che sostengono che la pedofilia sia uno dei principali problemi di Hollywood. Qualcosa di cui tutti sono a conoscenza ma di cui nessuno parla apertamente. Se in caso come quello di Millie i commenti che riceve possono essere imputabili al modo in cui il mondo decide di vederla, dovremmo riflettere sul fatto che se esistono anche situazioni come quella di Brooke Shields, dove è addirittura una madre a forzare per la “sessualizzazione” della figlia, allora forse è vero che è pratica comune considerare materiale da sesso anche ciò che non dovrebbe esserlo.

Vorrei, a questo punto, fare riferimento anche ad un altro caso simile a quello di Millie all’interno, tra l’altro, del cast di Stranger Things, che coinvolse Finn Wolfhard, classe 2002, l’attore che interpreta Mike all’interno della serie.

Sono passati tre anni da quando un’attrice americana di dodici anni più grande ha pubblicato una sua foto, taggandolo e usando come didascalia

Non vorrei sembrare strana, ma chiamami tra 4 anni

Ecco il punto. Se molti di voi leggendo questo ultimo paragrafo ci hanno visto solo una battuta divertente e innocente, vi propongo di pensarla al contrario, se fosse un uomo di trent’anni a rivolgerla a una ragazzina. Non sarebbe disgustoso?

Non direbbero tutti “not cool bro?”.

E che c’è di diverso? Ad un ragazzo deve stare bene essere sessualizzato perché è sicuramente lusinghiero in qualsiasi caso? Questo è esattamente uno dei motivi per cui per gli uomini è dannatamente duro denunciare lo stalking.

Eccone un altro, di punto. Io le sento già le persone commentare: “Eh, ma quindi non si può più dire che una ragazza è carina? Non si può più dire ad un ragazzo ‘Che bello che sei?’”.

Io credo che ci sia una linea sottile tra ricevere un complimento e sentire gli occhi di qualcuno puntati addosso.

C’è una differenza tra un “come sei carina stasera” e il costante bisogno di non immaginarsi un’altra persona trent’anni più vecchia a masturbarsi sulle tue foto, dopo che ti ha detto “Sei da togliere il fiato stasera”.

Come continua ad essere diverso sentirsi dire “Sei proprio un bel ragazzo, stai crescendo bene” e “Peccato che sei minorenne”.

Il mondo dello spettacolo espone ed esporrà sempre. Ma in una società come la nostra, i social espongono anche chi non è famoso. Anzi, molte persone sono diventate famose proprio grazie alla propria esposizione sui social.

Ciò che dobbiamo ricordarci sempre è che, come possiamo scegliere che cosa condividere o non condividere della nostra vita, possiamo anche scegliere come interagire con ciò che vediamo della vita degli altri.

Ed è un’altra scelta da fare in maniera dannatamente responsabile.

Fonti:

https://www.rollingstone.it/cinema/news-cinema/millie-bobby-brown-e-la-sessualizzazione-dei-bambini-a-hollywood/390072/

https://www.independent.co.uk/arts-entertainment/tv/news/millie-bobby-brown-stranger-things-sexualised-16-birthday-a9345581.html


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