Un bel dì, vedremo

di Costanza Demaestri

La sera del 17 febbraio del 1904 al Teatro alla Scala di Milano va in scena, nella versione originale in due atti, il dramma Madama Butterfly di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. 

Purtroppo il debutto è un clamoroso insuccesso; questo evento induce a revisionare l’opera lirica, apportando modifiche ed eliminazioni di alcuni dettagli. Nella sua nuova versione viene accolta con entusiasmo. 

Il compositore aveva scelto il soggetto dopo aver assistito a Londra all’omonima tragedia in un atto di David Belasco, a sua volta tratta da un racconto di John Luther Long. 

L’ambientazione dell’estremo oriente di inizio XX secolo stimola l’interesse di Puccini, tanto che per realizzare l’opera ,si documentò dettagliatamente sugli elementi,usi e costumi orientali e venne aiutato anche dall’attrice nipponica Sada Yacco e dalla moglie dell’ambasciatore giapponese. 

Brevemente la trama: Pinkerton (tenore), un cinico ufficiale della marina americana, dopo essere arrivato a Nagasaki si sposa con Cho Cho-san (soprano); il suo nome si traduce in Madama Butterfly. Dopo la morte del padre, la ragazza, caduta in disgrazia e costretta a diventare una geisha, spera col matrimonio di riabilitarsi. Secondo un diritto acquisito con questa unione, dopo un mese Pinkerton la abbandona e ritorna in patria. Nonostante soffra per la mancanza del marito che ama, Butterfly mantiene una grande fiducia e speranza riguardo il suo ritorno e si dedica al loro figlio. Ma la fiducia di Cho Cho-san è destinata ad essere tradita, e l’opera finirà tragicamente.

Essendo un’opera lirica potrebbe essere difficile da seguire ma grazie alle musiche, alla delicatezza delle scene e alle emozioni che questa storia riesce a far emergere, il pubblico rimane commosso e affascinato. Ci si può riconoscere nel personaggio di Cho Cho-san: è una sognatrice, innamorata dell’amore, ingenua e forse, almeno una volta, abbiamo provato i suoi stessi sentimenti, la sua impulsività di vivere una relazione. La protagonista è talmente desiderosa di amare da non accorgersi, o non volersi accorgere, che Pinkerton vive il loro rapporto in modo completamente diverso, fatto chiaro a tutti tranne che a lei, che cerca di illudere se stessa e gli altri; alla fine, per quanto si opponga, l’evidenza vince e bisogna affrontare la realtà. 


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