The Danish Girl: il coraggio di essere se stessi

di Ilaria di Cugno

Io ho un problema.
Cioè, di problemi ne ho tanti, ma questo li supera davvero tutti.
Io ho un’adorazione, ma cosa dico, una venerazione per Eddie Redmayne.
Del tipo che se recita in un film io smetto di essere oggettiva e improvvisamente diventa tutto bellissimo.  Non importa se poi il film faccia essenzialmente schifo, la sceneggiatura non sia nulla di che e la regia lasci a desiderare.
Ci recita Eddie Redmayne e la sua recitazione mi porta a non ragionare razionalmente sul resto.

Bene, fatte queste premesse assolutamente deliranti, immaginate come potessi stare quattro anni fa, quando in periodo di Oscar uscì nei cinema italiani The Danish Girl.
Ora so che qualsiasi mio parere potrebbe risultare particolarmente viziato, ma lasciate che vi parli di questo piccolo gioiellino – perché davvero di un gioiellino si tratta.

Per la regia di Tom Hooper (proprio lui, lo stesso de Il discorso del Re e I miserabili), il film è stato presentato alla 72° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel 2015 e è l’adattamento del romanzo omonimo di David Ebershoff (2000).
Nel cast, oltre al sensazionale Eddie Redmayne nel ruolo di Einer Wegener prima e Lili Elbe poi – ruolo che gli valse la nomination all’Oscar come miglior attore protagonista – anche la spettacolare Alicia Vikander, vincitrice dell’Oscar come miglior attrice non protagonista per l’interpretazione di Gerda Wauda.

Alicia Vikander e Eddie Redmayne nella locandina del film

Copenaghen, anni ’20 del ‘900.
Einar Wegener è un famosissimo pittore paesaggista sposato con un’altra artista, Gerda Wauda appunto, pittrice ritrattista che ancora non gode della stessa fama del marito.
Un giorno, per caso, Gerda chiede a Einar di vestire dei panni femminili e di posare per lei. È da quel momento che l’uomo a poco a poco prende consapevolezza di sé e diventa Lili.
Gerda ne è inizialmente sconvolta, ma col tempo decide di stare accanto a Lili e di accompagnarla nella lunga trasformazione del suo corpo in quello di una donna. È una storia d’amore che è costretta al cambiamento, da un amore tra moglie e marito a quello di due amiche, nonostante la nostalgia e i momenti di frustrazione.

Ritratto di Lili Elbe

The Danish Girl prova a raccontarci la storia di Lili Elbe, la prima persona a sottoporsi a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale attraverso le difficoltà cui andava incontro una persona la cui identità sessuale non coincide con il proprio corpo: la transessualità ancora non concepita negli anni ’20, una credibilità rifiutata da parte della comunità scientifica e non solo, le accuse di patologie psichiatriche o schizofrenia.
Negli anni ’30 Lili si sottopose a cinque interventi: dalla rimozione del pene e dei testicoli al trapianto di ovaie e di utero. Interventi ancora sperimentali per l’epoca, ma ai quali era disposta a esporsi a tutti i costi, tanto che nel 1930 riuscì ad ottenere il riconoscimento legale del cambio di sesso e di nome, ricevendo il passaporto che attestava legalmente il suo essere donna. Sfortunatamente morì l’anno seguente in seguito a delle complicazioni causate presumibilmente dal rigetto del trapianto di utero.

Ma The Danish Girl è prima di tutto una storia d’amore: un legame, quello di Gerda e Lili, capace di cambiare, ma anche di mantenersi sempre fortissimo, nonostante i problemi, nonostante la vita che incombe e che le porta a crescere e a inevitabilmente a separarsi.
Quando Einar prende coscienza di essere una donna e diventa Lili, non perde l’affetto e l’amore nei confronti di Gerda, certamente il suo sentimento cambia, ma non diminuisce. E Gerda si trova davanti al dolore di dover in qualche modo perdere la persona che ama, quello stesso amore che però la spinge a volerla aiutare, a starle vicino e ad essere parte di quel cambiamento.

Eddie Redmayne e Alicia Vikander in una scena del film

È un film che evita le questioni politiche o dibattito sociale. Non si addentra nella questione della transessualità come controversia dell’epoca, né cerca di dare spazio alle ingiustizie. The Danish Girl si concentra per lo più sui sentimenti, ruotando pressoché intorno alle figure di Lili e Gerda, evitando la critica sociale più feroce.
È un esercizio di stile, in cui luci, colori e inquadrature sono perfettamente studiati quasi per farci entrare all’interno di uno dei dipinti di Einar, tanto che spesso i personaggi vengono incorniciati da alcuni elementi della scenografia o vengono inseriti in giochi prospettici.
La storia resta al centro del racconto, toccando raramente punti alti di lirismo, che comunque non distolgono l’attenzione dello spettatore.
Voglio pensare che Hooper abbia voluto rendere in tutti i modi omaggio alla pittura, sia come gratificazione visiva, sia come mezzo in grado di veicolare le emozioni: i paesaggi dipinti da Einar sono quelli della sua infanzia e quelli in cui Lili si risveglia per la prima volta, mentre i ritratti di Gerda sono la massima espressione di quell’arte capace di cogliere la vera essenza di una persona e quindi il vero io.

Quell’io che Eddie Redmayne ha saputo interpretare in tutte le sue sfaccettature: dal terrore degli occhi di Einar quando prende consapevolezza di sé, al coraggio testardo di Lili. Eddie che, con i suoi gesti e le sue movenze, ci rende partecipi in qualche modo dei sentimenti che stanno prendendo forma nel corpo di Lili distruggendo inesorabilmente la vita serena che Einar era riuscito a creare con Gerda.
Una delicatezza fragile, pronta a spezzarsi con un soffio vento. Lo stesso soffio di vento che alla fine del film si appropria della sciarpa intorno al collo di Gerda e la fa volare via, verso un’eternità in cui l’animo di Lili troverà finalmente la sua perfetta dimensione.






Credits:
https://variety.com/2015/film/festivals/the-danish-girl-film-review-eddie-redmayne-1201586696/
https://www.nytimes.com/2015/11/27/movies/review-the-danish-girl-about-a-transgender-pioneer.html
https://www.independent.co.uk/arts-entertainment/films/reviews/the-danish-girl-film-review-eddie-redmayne-is-a-woman-of-substance-a6792586.html
https://ihra.org.au/789/book-review-man-woman/


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