George Eliot era una donna | Scrittrici e pseudonimi

di Camilla Magnani

It is never too late to be what you might have been

george eliot, aka mary anne evans

Calzante, direi.

Oggi ricorre l’anniversario della morte di George Eliot, una donna di nome Mary Anne Evans che scelse di essere qualcun altro per poter scrivere libri ed essere presa sul serio.

Sarebbe sbagliato, tuttavia, pensare che le donne in quel tempo non potessero pubblicare senza utilizzare uno pseudonimo maschile. Potevano scrivere libri, potevano essere apprezzate, certo. Erano spesso, tuttavia, racconti che trattavano di argomenti considerati più consoni ad un pubblico femminile, come, ad esempio, le buone maniere.

Ma Mary Anne Evans era una pensatrice libera e radicale, non credente, che scriveva per un giornale importante come il Westminster Review, e che, oltretutto, aveva una relazione con un uomo sposato. Era una voce forte, con una forte conoscenza per le faccende domestiche, ma anche per quelle politiche, che si addicevano di certo più agli uomini.

Completamente consapevole di ciò, ecco quindi nascere George Eliot. Ci fu persino un uomo chiamato Joseph Liggins, ad un certo punto, che sostenne di essere l’autore delle opere di Mary Anne, fatto che la obbligò in parte ad uscire allo scoperto.

Il pubblico ne fu scandalizzato, non tanto perché donna, ma per la sua posizione compromettente all’interno di una società puritana dove quasi tutti erano peccatori, ma nessuno aveva il coraggio di vivere la propria vita alla luce del sole.

Dopo la pubblicazione di Middlemarch, tuttavia, nessuno potè più dire molto. Uomo o donna che fosse, George Eliot era decisamente uno degli autori più talentuosi della storia letteraria inglese.

Ci sono altre autrici che hanno scritto sotto pseudonimo? E come mai?

Ovviamente sì. Chi per provare a distaccarsi dalle storie che li ha resi famosi (tra cui addirittura J.K. Rowling), chi per sperimentare nuovi generi e chi, per necessità. Ecco tre tra i più noti:

Currer, Ellis, Acton Bell AKA Charlotte, Emily, Anne Brontë

Tra gli esempi più famosi ci sono di certo le sorelle Brontë, che ricorrono a questo escamotage per evitare il pregiudizio nei confronti delle donne scrittrici ancora diffuso nella loro epoca. Sotto falso nome pubblicarono Jane Eyre, Cime Tempestose e La Signora di Wildfeld Hall. E sapete qual è la cosa più assurda? Che avevano un fratello, anch’egli scrittore. Ma non se lo cagava nessuno.

Percy Shelley AKA Mary Shelley

Autrice di Frankestein, romanzo sconvolgente di per sè, figuriamoci se fosse stato pubblicato con il nome di una donna. A onor del vero, per questo classico l’autrice preferì restare anonima, apponendo il nome del marito Percy solo ad altre pubblicazioni. Sarà in occasione della stampa della seconda edizione di Frankestein che Mary sceglierà di utilizzare il suo nome.

I critici commentarono: “Per un uomo era eccellente, ma per una donna è straordinario!

A Lady AKA Jane Austen

Così si firmò sempre la nostra cara Jane. A differenza delle altre, che usarono lo pseudonimo per darsi una chance o per proteggersi, quello di Jane Austen fu un atto esplicitamente e provocatoriamente voluto. Firmandosi “Una donna” dichiarava di sapere di stare scrivendo da un punto di vista differente rispetto al classico sguardo maschile. Un modo nuovo, diverso, ma non per questo meno importante, di osservare il mondo e di raccontarlo. Eppure, scrivendo di argomenti “da donna”, Jane Austen è riuscita a indagare sentimenti, realtà e sarcasmo da un punto di vista, oserei dire, universale, rimanendo tagliente e delicata allo stesso tempo.

Sono forse le donne di ieri che ci hanno portato dove siamo oggi, dove combattiamo per farci sentire ma abbiamo una voce forte e chiara. Perché se ora possiamo decidere se essere noi stesse o meno, se usare uno pseudonimo oppure no, è anche grazie a loro.

Fonti:

https://www.oxforddnb.com/view/10.1093/ref:odnb/9780198614128.001.0001/odnb-9780198614128-e-6794

https://www.bl.uk/people/george-eliot

https://www.britannica.com/biography/George-Eliot


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