Io non ero stanca: Rosa Parks 64 anni dopo

di Camilla Magnani

People always said that I didn’t give up my seat because I was tired, but that isn’t true. I was not tired physically, or no more tired than I usually was at the end of a working day. I was not old, although some people have an image of me as being old then. I was forty-two. No, the only tired I was, was tired of giving in.

Rosa parks

Per scrivere questo articolo ho appena guardato per la ventesima volta l’episodio dedicato a Rosa Parks della mia serie preferita, Doctor Who. E sì, sto ancora piangendo dalla commozione. Quindi proprio come si faceva su MySpace vi suggerisco di guardare questo breve video per immergervi nel mood di questo articolo. Non ve ne pentirete.

Doctor Who 11×03: Rosa, BBC, 2018

Rosa Parks ci insegna che lottare per i diritti è qualcosa che va fatto perché necessario, non perché conveniente.

Era una sarta, un’attivista, ma prima di tutto era una donna. Una donna di colore che ha fatto partire una rivoluzione da un autobus.

Era il primo dicembre 1955 quando Rosa si rifiutò di cedere il suo posto sull’autobus ai bianchi e ancora oggi c’è qualcuno che pensa che lei volesse rimanere seduta perché stanca.

Lasciatemelo dire: Rosa Parks non era stanca. Rosa Parks era incazzata e stufa marcia. Ecco cosa era.

Forse nella nostra coscienza ci sentiamo tutti meglio con questa versione ingentilita della storia. Rosa, poverina, dopo una giornata passata al lavoro si sentiva stanca e aveva bisogno di stare seduta. Come se ci fosse il bisogno di renderla ancora più vittima.

La verità è che forse alla gente piace insegnare questa versione perché alleggerisce un po’ la coscienza.

Rosa era un’attivista ben prima di quel 1 dicembre 1955. Da più di dieci anni da quel giorno, infatti, faceva parte del Movimento per i diritti civili statunitensi, diventando anche segretaria per la sezione della sua città, Montgomery, della National Association for the Advancement of Colored People. Pochi mesi prima del suo arresto, inoltre, aveva iniziato a frequentare la Highlander Folk School, un centro per i diritti dei lavoratori e l’uguaglianza razziale. Ma non era l’unica.

E sapete che anche altre donne precedentemente si erano rifiutate di cedere il proprio posto? Proprio nove mesi prima Claudette Colvin, una studentessa quindicenne, aveva fatto esattamente la stessa cosa e sempre a Montgomery.

Mia madre mi ha detto di stare tranquilli su quello che ho fatto. Mi ha detto di lasciare che Rosa fosse l’unica: le persone bianche non si preoccupano di Rosa, piace a loro.

claudette colvin su rosa parks

Forse era vero. Forse Claudette era troppo reazionaria. Rosa sapeva stare meglio tra la gente, sapeva stare al suo posto all’occorrenza ed era la candidata ideale per rappresentare la lotta per i diritti civili in tribunale.

Una piantina dell’autobus su cui era seduta Rosa

Quindi no, Rosa non era stanca. Il gesto di Rosa era decisamente politicizzato: lei sapeva esattamente che cosa stava facendo. Sapeva che dire di no a James Blake, lo stesso autista che dodici anni prima la aveva lasciata a piedi nella pioggia, non le conveniva. Pensava ad agire, e agire consisteva proprio nel non muoversi di un millimetro.

Nella mente la notizia che aveva ricevuto appena qualche giorno prima: Emmett Till, un ragazzo di colore di quattordici anni era stato barbaramente ucciso nel Mississippi per aver flirtato con una ragazza bianca in un negozio. Rosa lo sapeva, quindi, che bastava poco per morire. Ma l’ha fatto comunque.

Forse non si aspettava tutta la risonanza che il suo gesto ha avuto: di lì a poco si scatenò il boicottaggio degli autobus di Montgomery che portò formalmente alla sentenza della Corte Suprema che sanciva una volta per tutte l’incostituzionalità della segregazione all’interno dei mezzi di trasporto pubblici.

Il 21 dicembre 1956, poco più di un anno dopo dall’arresto di Rosa, il boicottaggio degli autobus di Montgomery terminò.

Il primo passeggero a timbrare un biglietto in quello storico giorno fu Martin Luther King.

La strada da fare era ancora tanta e non diremo mai abbastanza che la lotta per i diritti non può ancora dirsi conclusa.

E nonostante questo, su alcuni libri di scuola si sente ancora il bisogno di precisare il motivo per cui Rosa non ha lasciato quel posto.

Ma non sareste stati stanchi anche voi?


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