Grace Kelly, il “cigno di ghiaccio” che divenne Principessa.

di Ilaria di Cugno

Bionda, algida, eterea. In due parole: Grace Kelly.

Me la immagino sempre così, nella penombra di una stanza, con una immensa gonna a ruota bianca e un corpetto nero, come in La finestra sul cortile (1954).

Ed è stato proprio Hitchcock che me l’ha presentata per la prima volta. Prima tramite Lisa, la sofisticata ragazza dell’alta società, fidanzata del fotoreporter Jeff in La finestra sul cortile, poi con la temeraria Margot de Il delitto perfetto (1953), fino alla giovane Frances di Caccia al ladro (1955).
Per non parlare del suo abito da sposa Dior, la cui foto è da tempo immemore appesa alle pareti della mia cameretta.

Ma andiamo con ordine.

Nata a Filadelfia il 12 novembre 1929 da una famiglia di facoltosi industriali, Grace Kelly tenta fin da giovanissima di intraprendere la carriera cinematografica, pur scontrandosi con il parere dei suoi.
Nonostante questo arriva la prima parte in La quattordicesima ora, commedia sofisticata e leggera del 1951, per la regia di Henry Hathaway e con le musiche di Porter, Armstrong e Sinatra, cui segue solo un anno dopo la prima grande prova come artista. A soli 23 anni, infatti, Grace Kelly si ritrova a recitare al fianco di Gary Cooper in Mezzogiorno di fuoco di Zinneman.
Un’ascesa velocissima nel patinato mondo del cinema, se si pensa che col film del 1953, Mogambo, nel quale recita al fianco di Clarke Gable e Ava Gardner, riceve la nomination agli Oscar come migliore attrice non protagonista.

Perché, sì, Grace Kelly era brava, decisamente brava. Caratterizzata da una salda etica lavorativa, non desiderava essere etichettata solo come “la bella bionda di fronte alla telecamera”. Ogni copione, ogni sceneggiatura, ogni battuta erano per lei un banco di prova: tutto era necessario al fine di migliorarsi.
A questo si aggiungeva un controllo quasi maniacale della propria immagine. Un’immagine che curava personalmente in ogni singolo dettaglio: il trucco più naturale possibile, la volontà di non rivelare le proprie misure, la ferma e salda decisione di non apparire mai in foto o scene particolarmente ammiccanti o la volontà di non prendere parte a B-movies.
Dei “no” particolarmente consapevoli per una donna dell’epoca, che la connotarono immediatamente come indipendente e sicura di sé.

E forse è stata proprio per questa fermezza di carattere – oltre a una innata predisposizione per le bionde – che Alfred Hitchcock si accorse di lei. Il maestro del brivido vide in quella giovane ragazza di 24 anni un autentico potenziale, il più volte da lui citato “potenziale della malinconia”, tanto da volerla come musa per alcuni dei suoi film.

Ambiguità, mistero, suspence nella sensualità: una seduzione mai esplicita, semplice, ma fascinosa allo stesso tempo. Grace Kelly era per Hitchcock un vero e proprio “ghiaccio bollente”.

Tre, come dicevo, i film del grande regista a cui prese parte. Il Delitto perfetto, in cui interpreta Margot, la splendida moglie-trofeo capace però di tirare fuori gli artigli all’occorrenza, La finestra sul cortile, in cui incarna Lisa, raffinata ma allo stesso tempo intraprendente, e infine Caccia al ladro. In quest’ultimo, ambientato in un hotel della ridente Costa Azzurra, la vediamo vestire i panni di Frances, una giovane altolocata che si innamora di John – Cary Grant – un ex ladro di gioielli. Tra furti, malintesi e corse in auto lungo i pericolosi tornanti della Riviera, si compie il suo ultimo film guidata dalla maestria di Hitchcock.
Personaggi sempre diversi tra loro, ma che presentano sempre il medesimo filo conduttore: una donna elegante e sofisticata, coraggiosa, ingegnosa e temeraria. Tratti che la stessa Grace Kelly fa suoi e che esige di trasmettere sia al cinema, sia nella vita reale.

Nel 1955 vince anche l’Oscar come miglior attrice protagonista per la sua magistrale interpretazione nel drammaticissimo La ragazza di campagna (1954), che la consacra definitivamente diva del grande schermo.

Il coronamento di una carriera, dunque. Perché mai fatale fu un film come Caccia al ladro. Proprio durante le riprese, infatti, avviene l’incontro con il Principe Ranieri III. Ed è proprio durante il Festival di Cannes che il “ghiaccio bollente”, si scioglie.
Lettere d’amore, attenzioni, corteggiamenti: è qui che per Grace Kelly ha inizio la favola più importante della sua vita. Quella che da lì a poco l’avrebbe consacrata Principessa.

È in un attimo la primavera del 1956. In un meraviglioso abito firmato Dior, davanti alle telecamere di tutto il mondo, la diva di Hollywood pronuncia il “sì” più importante della sua vita e Grace Kelly diventa per sempre Grace di Monaco.

E, si sa, diventare Principessa porta con sé una innumerevole quantità di doveri: Grace abbandona la carriera e Hollywood, per iniziare una nuova vita all’interno del Principato di Monaco, ritirandosi per sempre dal dorato mondo del cinema. A nulla valgono le insistenze di Hitchcock per averla come protagonista in Marnie (1964). La Ragione di Stato prevale su qualsiasi altra Ragione.

Nonostante tutto, però, Grace Kelly non snatura se stessa, ma resta la donna determinata di sempre. Innamorata senza condizioni di suo marito e dei suoi tre figli, impegnata nel sociale, nella promozione della cultura e dell’arte, ferma oppositrice della segregazione razziale, sostiene diverse associazioni umanitarie.
Il ruolo regale le si addice totalmente sia per i suoi modi gentili sia per la sua innata eleganza che negli anni cresce fino a farla diventare un simbolo.
E il cinema, quel meraviglioso mondo patinato per il quale è nata, le manca. Le manca sempre. Ce lo dimostra il tentativo di produrre un film che l’avrebbe di nuovo vista protagonista. Un compromesso, approvato dallo stesso Ranieri, tra il ruolo di attrice e Principessa. Ma la pellicola, intitolata Rearranged, un giallo diretto da Robert Dornhelm, non vedrà mai luce.

Grace Kelly, infatti, scompare prematuramente nel 1982, poco più che cinquantenne, proprio mentre è alla guida lungo quei tornanti in cui l’avevamo vista sfrecciare poco più di vent’anni prima.
Di lei non ci resteranno solo il ricordo di una bellezza senza tempo, di un’attrice meravigliosa, di una madre adorata e di una Principessa sognatrice.
In fondo lo sappiamo: un’icona così non muore mai.


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