Marie Curie: una femminista ai raggi X

di Giulia Carniglia

Dall’istituzione del Nobel, solo quarantacinque donne sono state insignite del premio, delle quali sedici per le materie scientifiche. Ma solo una ne ha vinti due per due materie diverse: Marie Sklodowska-Curie. 

L’infanzia e Parigi

La storia della scienziata Marie inizia il 7 novembre del 1867 nella Polonia russa. Ultima di cinque figli, la sua curiosità e passione nello studio cominciano a svilupparsi molto presto. Per lei la lettura ad alta voce è una cosa semplice, rispetto alla sorella Bronya, che tentenna. Il suo carattere si forma già a scuola: tende ad isolarsi nella lettura, non parla con nessuno, e riesce a zittire tutti quei compagni che, per infastidirla, ordiscono giochetti poco carini. Marie sente la pressione e l’annichilimento che la Polonia deve subire dalla Russia. Un aneddoto racconta del suo pianto dopo essere stata costretta da un commissario scolastico a raccontare la storia del suo paese in russo

Vittima di uno stato che non le permette di accedere agli studi universitari, in quanto donna, stringe un patto con la sorella: per quattro anni avrebbe lavorato come istitutrice presso le famiglie aristocratiche per mantenere gli studi di medicina a Parigi di Bronya. In cambio, questa avrebbe fatto lo stesso quando Marie sarebbe andata a Parigi a studiare. E lo fa, con difficoltà, ma riesce a resistere. Nel frattempo la sua grande passione per lo studio la porta ad imparare da autodidatta il francese: per lei l’esprimersi non sarà mai un problema. Il suo problema saranno le convenzioni sociali legate al suo sesso di nascita. 

Sul treno che la porterà nella capitale francese, Marie sogna provette e formula, fisica e matematica, questa sarà la sua scelta. Parigi non la attrae, pensa solo a studiare e leggere, si laurea con il massimo dei voti e prima dei suoi colleghi. Ma la vita di una scienziata non è facile. Per le leggi dell’epoca, nessuno assume Marie, perché donna, e anche quando lo si fa, sa benissimo che non verrà pagata.

Un uomo decide di farsi carico di una scienziata brillante come lei, un uomo che non ispira solo il suo lavoro ma anche la passione. Pierre Curie, ha un rudimentale laboratorio dove pratica esperimenti sui metalli: la assume e il loro rapporto professionale presto si trasforma in un matrimonio, coronato dalla nascita di due figlie. Ma Marie, anticonvenzionale fin da piccola, non si interessa al ruolo di moglie e madre anzi, è la prima a fare ricerca con il marito. Insieme scopriranno due elementi che cambieranno il corso della chimica: polonio e radio. Dopo questa ricerca, straordinaria per l’epoca, l’Accademia delle Scienze di Svezia le assegna, insieme al marito e ad un collega, il Premio Nobel per un’altra scoperta rivoluzionaria: i raggi X. Siamo nel 1903.

La scandalosa Marie

Purtroppo, Pierre Curie muore nel 1906, investito da una carrozza, e Marie perde il suo grande amore. Questo non le impedisce di continuare nel suo appassionante lavoro.

Nel 1910 scrive all’Accademia delle Scienze di Parigi per essere ammessa, ma la sua candidatura viene rigettata in quanto donna. Sconfitta una volta, riceve vittorie. Diventa la prima donna a tenere la cattedra di fisica generale alla Sorbona. E dopo il successo del Nobel, l’Università di Parigi apre un fondo a suo nome per ampliare il laboratorio dove lei, in assenza del marito, continua i suoi esperimenti. 

La vita di Marie prende una piega “scandalosa” quando inizia una relazione clandestina con un collega del marito, Paul Langevin, sposato, con quattro figli. La relazione non si interrompe e continua nonostante le minacce di morte, gli attentati alla sua casa, le aggressioni in strada a lei e alle figlie. Jeanne, moglie di Paul, fa scrivere in un giornale di destra le peggiori atrocità e falsità su Marie. “Polacca”, attentatrice ai valori della famiglia e “Ebrea”. Addirittura, il Consiglio dei Ministri francese ne valuta l’espulsione. Si muovono gli amici, le femministe e dopo molto tempo anche accademici di altissimo calibro come Einstein. Tutti difendono Marie, e nonostante le controversie l’Accademia di Svezia le assegna il secondo Nobel per aver isolato e determinato le proprietà del radio e del polonio nel 1911

Ma lei si ammala e si rifugia a Londra dalla scienziata Hertha Ayrton nel 1912, insieme alle figlie. Lo scandalo la segue, il suo amante la segue e vivono felici per un po’, accetta una relazione a tre con l’amante e l’assistente di laboratorio. Non si fa abbattere a quando torna a Parigi vuole un laboratorio tutto suo, secondo le sue direttive e del quale la Sorbona la rende direttrice. 

La soldatessa Marie

Scoppia la Prima Guerra Mondiale e Marie non può restare nel suo laboratorio, ignorando le atrocità che si commettono. Nel primo conflitto dove vengono usate armi chimiche come l’iprite (o gas mostarda), Marie, viene sollevata dai suoi doveri accademici e spostata sul campo di battaglia come radiologa. Forma centocinquanta infermiere professioniste e inserisce su un’automobile una macchina per le radiografie: nascono così i Petites Curie, nome che solo molti anni dopo verrà dato a quelle macchine. Questa invenzione rende possibile l’individuazione di proiettili e la possibilità di essere operati. Marie si spende in prima linea, creando diciotto di queste macchine con l’aiuto della figlia maggiore Irène, anche lei negli ospedali da campo. Non una, ma due Curie. 

Al termine della guerra, Marie forma anche soldati americani, scrive un libro “La radiologie et la guerre” e finalmente si trasferisce nel suo laboratorio (oggi Institut Curie, museo e centro di ricerca). 

Entra a far parte della Commissione Internazionale per la Cooperazione Intellettuale della Lega delle Nazioni per migliorare le condizioni di lavoro degli scienziati. 

Nel 1921, nonostante la sua famosa ritrosia a parlare in pubblico, parte per gli Stati Uniti dove Miss Meloney, direttrice di una rivista femminile e sua ammiratrice, organizza una tournée di conferenze. Gli ospedali cominciano a ordinare 50 grammi di radio e nascono centri di ricerca. Una colletta fra le donne raccoglie 100 mila dollari, circa un milione di euro attuali, con i quali Marie acquista un grammo di radio. Otto anni dopo torna a Washington, e il presidente Hoover le consegna da parte delle “amiche della scienza” 50 mila dollari con i quali acquista un altro grammo per il laboratorio che ha aperto all’università di Varsavia.

Gli ultimi anni

La sua passione scientifica le porta una malattia, l’anemia plastica, dovuta all’esposizione a troppe radiazioni. Fino alla sua morte, Marie si impegna nella politica polacca e negli incontri con giovani ragazze per far capire che anche le donne possono arrivare in alto. Lei è la dimostrazione che non bisogna smettere di sognare anche se il sogno sembra troppo grande. Lotta per l’emancipazione femminile e per la pace, partecipando a commissioni scientifiche della Lega delle Nazioni insieme a due vecchi amici, Albert Einstein e Paul Langevin. 

Marie Sklodowska Curie muore nel sanatorio di Sancellemoz di Passy in Alta Savoia nel 1934

L’eredità di Marie

A causa del suo contatto diretto con le sostanze radioattive, tutti gli scritti di Marie successivi al 1890, dai suoi appunti ai libri di cucina, sono considerati pericolosi: sono tutt’ora conservati in apposite scatole piombate e chiunque voglia consultarli può farlo, dopo aver indossato un’adeguata protezione. 

La figlia maggiore, Irène Joliot-Curie (1897-1956), insieme al marito, arrivano a identificare sperimentalmente sia il positrone che il neutrone. Nel 1934 fanno la scoperta che li porterà al Nobel. Sulla base delle ricerche dei genitori di Irène, isolano alcuni elementi radioattivi naturali, e riescono ad effettuare la trasmutazione di alcuni elementi (Boro, Alluminio e Magnesio) in isotopi radioattivi sintetici. Nel 1935, un anno dopo la morte della madre, Irène vince il premio Nobel per la chimica. 

Questa originale scoperta sarà successivamente destinata a spianare la strada allo sviluppo della sintesi di radioisotopi, che risulteranno di importante applicazione in ambiti quale quello medico. Come la madre, anche Irène muore a causa delle esposizioni radioattive che le causano la leucemia. 

La secondogenita, Ève Denise Curie (1904- 2007) , diviene consigliere speciale del Segretario delle Nazioni Unite e ambasciatrice dell’UNICEF in Grecia. Autrice di una biografia della madre, come Marie ne scrisse una per il marito, allo scoppio delle Seconda Guerra Mondiale viene nominata ministro francese delle informazioni, direttrice della divisione femminile del Commissariato delle informazioni. Nel 1965 verrà insignita del premio Nobel per la Pace per il suo ruolo in Grecia.  

Il 20 aprile 1995, il presidente francese François Mitterand, il presidente polacco Lech Walesa ed Ève Curie accompagnano nel Panthéon le bare di Pierre e Marie, unica donna ammessa nel tempio dedicato dal 1793. 

Ai coniugi Curie è stato dedicato un asteroide, 7000 Curie, e due minerali derivati dall’uranio, la curite e la sklodowskite (dal cognome da nubile di Marie). Infine porta il nome dei due scienziati anche l’unità di misura della radioattività: il curie. 

Marie oggi

La sua figura di donna e scienziata è così importante che nessuno dovrebbe dimenticarla. A scuola dovrebbe essere insegnata, bisognerebbe insegnare la sua biografie e quella delle figlie. 

Il mondo del cinema ne ha omaggiato l’importanza con la realizzazione di un film con Rosamunde Pike: Radioactive, del 2019, tratto da un romanzo a fumetti di Lauren Redniss. 

FONTI:

Marie Curie su Wikipedia

Marie Curie dell’Enciclopedia delle Donne

Marie Curie, la donna uccisa dal suo più grande amore, di Natascia Alibani

Marie Curie, storia della donna che ha preso due premi Nobel, di Gabriella Greison


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