#fikaconsiglia: V per Vendetta

di Costanza Demaestri

“V per Vendetta” è un film del 2005 tratto dall’omonima graphic novel di Alan Moore e David Lloyd ispirata al romanzo di Orwell, “1984”. La storia è ambientata in un’Inghilterra distopica, oppressa da una dittatura repressiva e militarizzata che perseguita le minoranze, guidata  dall’Alto Cancelliere Sutler. Questo regime si è potuto creare perché il Regno Unito è stato preda di conflitti civili, attentati biologici che hanno portato alla perdita della stabilità e alla formazione di un governo incentrato sulla paura, che raggira l’opinione pubblica grazie al totale  controllo dei mass media, garantendo così al popolo una “pace” pagata con la perdita di ogni forma di libertà. A tutto questo si oppone V, un uomo misterioso con idee anarchiche e con il volto coperto da una maschera di Guy Fawkes che vuole liberare il Paese dalla dittatura e vendicarsi di coloro che l’hanno torturato.

In questo articolo anziché parlare del film come critica della società, voglio concentrarmi in particolare su due figure femminili.

Evey Hammond, interpretata da Natalie Portman, è una ragazza rimasta orfana che per sopravvivere nasconde il suo odio verso la dittatura responsabile della morte della sua famiglia. La sera del 4 novembre urta tre Castigatori, la polizia segreta, che tentano di farle del male ma in suo aiuto accorre V che la salva e la coinvolge, inizialmente suo malgrado, nella sua lotta al potere. Viene descritta, all’inizio, come una giovane vulnerabile e indifesa ma successivamente Evey viene catturata e rinchiusa in una cella in pessime condizioni  e torturata, senza sapere se sopravviverà. Nel momento in cui le vengono tagliati i capelli si sente disumanizzata e spezzata; quando viene liberata e scopre la vera identità del suo aguzzino, e le sue motivazioni, la sua adesione alla causa di V si fa più salda e profonda, rendendola la sua erede morale. Il suo cambiamento è significativo e profondo, diventa un’alleata per ristabilire la libertà.

L’altra figura femminile di cui vorrei parlare è Valerie, vicina di cella di V ai tempi in cui erano entrambi rinchiusi a Larkhill, condannata per la sua omosessualità. La conosciamo attraverso una lettera/autobiografia scritta sulla carta igienica in cui racconta la sua vita. La sua importanza sta nel messaggio di forza di non voler essere dimenticata, di voler dimostrare che è esistita e di essere testimonianza del cambiamento avvenuto che deve essere ricordato ma soprattutto di dare speranza, prima a V poi a Evey.

Potrei continuare a scrivere ancora su questo film perché offre molti spunti sotto diverse prospettive ma l’articolo diventerebbe decisamente troppo lungo. Se non l’avete mai visto, ve lo consiglio!


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