Le donne di Sherlock

di Costanza Demaestri

Uno studio in rosso, no? Perché non dovremmo usare il linguaggio artistico? Nella matassa incolore della vita corre il filo rosso del delitto e il nostro compito consiste nel dipanarlo, nell’isolarlo, nell’esporne ogni pollice

“Uno studio in rosso”, il primo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle pubblicato nel 1887, narra l’inizio delle avventure del famoso consulente investigativo Sherlock Holmes e della sua fidata spalla, il dottor John Watson, che svolge il ruolo di narratore delle vicende.

Il romanzo, ambientato nella Londra di fine Ottocento, racconta l’incontro tra Sherlock e Watson che, presentati da un amico comune, decidono di condividere il celebre appartamento al 221B di Baker Street. Poco dopo inizia il primo caso che li vede lavorare insieme, quando Scotland Yard chiede aiuto a Holmes per risolvere un misterioso omicidio.

Ma chi sono Sherlock Holmes e John Watson?

Holmes è un uomo eccentrico, geniale, estremamente attento ad ogni particolare, misantropo, egocentrico, trasformista, ottimo schermidore, pugile, violinista e dotato di una fredda razionalità che gli impedisce di credere a ciò che non può essere dimostrato, ponendo la logica sopra le emozioni, qualità che lo portano ad essere arrogante, presuntuoso e saccente verso gli altri. Si annoia facilmente e per mantenere la mente attiva fa uso di cocaina e fuma regolarmente la pipa. 

Watson, spesso identificato come l’alter-ego letterario dell’autore, è un ex medico militare, gentile e mite, dotato di grande moralità e senso dell’onore. Inizialmente la sua figura viene messa in ombra da Holmes che in più occasioni lo rimprovera per il modo troppo lento di ragionare; in realtà John è consapevole dei propri limiti e sembra compiacersi di elencare le lacune elementari dell’amico. Col tempo, però, partecipa in modo sempre più attivo ai casi rivelandosi più brillante dei detective di Scotland Yard.

“Uno studio in rosso” è un libro avvincente soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione dei fatti; come Watson, all’inizio, rimaniamo disorientati dal comportamento e dalle deduzioni dell’investigatore ma alla fine non possiamo che restare impressionati dalle intuizioni di Sherlock.

Potrebbe sembrare che Sherlock conduca un’esistenza vuota, priva di rapporti sociali (fatta eccezione per un solo amico) nella quale non c’è traccia di una donna. Non è esattamente così. Nel racconto “Uno scandalo in Boemia” compare, per la prima e unica volta, Irene Adler probabilmente il personaggio femminile più importante nell’universo creato da Conan Doyle. Holmes si riferisce a lei come “la Donna” per sottolineare non tanto l’amore, emozione che egli respinge  fermamente, quanto l’ammirazione che prova nei suoi confronti poiché si è rivelata essere superiore a lui in astuzia e intelligenza e per questo è riuscita a ingannarlo. Nel racconto viene descritta con

… un cuore di pietra, il volto della più bella donna del mondo e la mente dell’uomo più deciso

Emerge il ritratto di una donna forte, intelligente e manipolatrice ma per questo molto affascinante.

Un’altra figura femminile è Mary Morstan, la futura moglie di Watson. La conosciamo per la prima volta nel romanzo “Il segno dei quattro” quando la donna ingaggia Holmes per risolvere un caso che la coinvolge. Il dottore  fin da subito colpito dalla bellezza e dal coraggio di Mary se ne innamora ma solo alla fine scopre di essere ricambiato.

Conan Doyle ha saputo creare un’icona intramontabile del genere giallo; i suoi personaggi e le sue storie sono riuscite ad attraversare gli anni e rimanere sempre affascinanti, appassionando i lettori in tutto il mondo.


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