#fikaconsiglia: Kobane Calling

È una settimana che penso che vorrei dire qualcosa, ma non so cosa. Non so se ne ho le capacità, non so se ne ho il diritto.

Ho ripensato a quando ho letto Kobane Calling. L’ho comprato all’Esselunga poco dopo la sua uscita, perché era in sconto e ne stavano parlando tutti. Ammetto che non ero e non sono la persona più attenta e informata del mondo. Sapevo molto vagamente di cosa parlava la graphic novel di Zerocalcare, e sapevo (e probabilmente so) altrettanto poco di quello che succede in Siria, e del perché sta succedendo.

Ma per settimane ho pensato a quello che avevo letto, sono tornata a rileggere le mie parti preferite, ho riso, mi sono commossa, e l’ultima pagina, dedicata a un combattente caduto durante la stesura del libro, è stata il corrispondente emotivo di una badilata in faccia. Si chiamava Berzan, a pagina 87 aveva l’aspetto di una fetta di formaggio parlante, a pagina 260 era morto.

Un’altra badilata è arrivata pochi mesi dopo, nel giugno del 2017, quando ho letto della morte di Ayse Deniz Karacagil, la combattente che chiamavano Cappuccio Rosso.

Perché è stato allora che mi sono resa pienamente conto del fatto che quello che avevo letto era reale, che tutti quei personaggi erano delle persone: la bambina di quattordici anni scappata sulle montagne perché lo zio la violentava, Ezel che non può tornare a casa, in Turchia, perché rischia una condanna a vent’anni, la comandante Nasrin, “un Barbapapà di granito”.

Ogni giorno ci sono uomini e donne che combattono, ogni giorno ci sono uomini e donne che muoiono. Ma se cominci a immaginarli come individui invece che come una massa indistinta diventa più difficile voltarti dall’altra parte.

Nello YPG, l’unità di difesa del popolo, uomini e donne sono uguali. Una parte integrante di questa milizia è lo YPJ, l’unità di difesa delle donne, completamente femminile. Per un certo periodo i nostri giornali non hanno parlato d’altro che di loro: guerrigliere giovani, belle (come se avesse importanza poi) e coraggiose. E poi, come succede per tutte le notizie lontane da noi, ce ne siamo dimenticati. Domenica scorsa il presidente Trump ha annunciato il ritiro delle truppe statunitensi dal confine turco-siriano. Il presidente turco Erdogan ne ha immediatamente approfittato per sferrare un attacco ai curdi.

Su quelle montagne c’è della gente che ha dedicato la vita a combattere Daesh, e che sta per perdere tutto quello per cui ha lottato.

Kobane Calling è un potentissimo omaggio al coraggio di un popolo, con un’attenzione particolare alle donne coinvolte in questa rivoluzione, alle loro storie e alle loro motivazioni.

Io non sono nessuno, non so niente, e c’è gente che sicuramente può spiegare quello che sta succedendo molto meglio di me. Però ho letto un libro che mi è piaciuto tanto, e le storie di quelle persone mi sono rimaste sotto la pelle. Per questo mi sento di consigliarlo anche a voi.


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