#fikaconsiglia: Marianne

Di Federica Caslotti

“Di quali incubi parlava?”
“Di quelli che facevo continuamente quando ero piccola. Gli incubi erano sempre la stessa cosa.”
“Quale cosa?”
“Marianne. Ho smesso di averli quando ho iniziato a scrivere. E poi ho creato Lizzie Lark per prenderli a calci.

Elden Emma Marianne Netflix

Emma Larsimon è una ragazzaccia: porta i capelli corti e scarpe borchiate da adolescente ribelle, beve tanto, troppo, e a qualunque ora del giorno, ha un fascino e un’arroganza che sarebbero facilmente attribuibili a una rockstar… Invece Emma fa la scrittrice. A darle fama e successo sono state Lizzie Lark, cacciatrice di demoni armata di mazza da baseball, e la strega Marianne, sua eterna rivale. Ma Emma è stanca di scrivere roba “per ragazzini”, si è stufata dell’horror, e all’apice del successo uccide Lizzie Lark e la getta all’Inferno insieme alla sua nemica, lasciando l’amaro in bocca ai suoi numerosissimi fan. Proprio tra questi fan, al firmacopie del romanzo conclusivo della saga, c’è Caroline Daugeron, amica d’infanzia di Emma: la giovane non è lì per avere un autografo, ma per sua madre, che, ispirata o forse è meglio dire ossessionata dai romanzi di Emma, ha cominciato a comportarsi in maniera inquietante e pericolosa. Come prova della follia della madre, Caroline porta un disgustoso fagottino di denti, capelli e pelle umana, identico ai feticci con cui la strega Marianne scaglia maledizioni sulle sue vittime. Emma è costretta a tornare alla casa della sua infanzia, a Elden, (immaginaria) cittadina bretone affacciata sull’oceano, dove, oltre a ricucire i rapporti con i vecchi amici di scuola e riportare a galla i vecchi rancori mai sopiti verso i genitori, la nostra protagonista si confronta con la madre dell’amica. Una serie di eventi inquietanti, e il ritorno dei terribili incubi di cui soffriva da bambina, convincono Emma che la signora Daugeron non sia semplicemente una povera pazza, ma che Marianne sia reale, e abbia preso possesso del corpo della donna per un motivo ben preciso: non vuole che Emma smetta di scrivere di lei.

Marianne Netflix

Marianne è una serie televisiva francese, scritta e diretta da Samuel Bodin. Dal 13 settembre è disponibile su Netflix anche in Italia, e io ho appena perso due diottrie e l’uso delle gambe guardandola tutta in un pomeriggio. Tutto sommato, credo di poter affermare che ne sia valsa la pena.  

La storia si dipana in un’alternanza tra presente e passato, i cambi di scena sono visualizzati con lo sfogliare in avanti o all’indietro delle pagine di un libro, soluzione che a tratti ho trovato un po’ trash ma che tutto sommato è coerente con l’importanza attribuita al potere della scrittura all’interno della trama.

La curiosità morbosa dello spettatore viene continuamente stimolata da immagini disturbanti ed enigmatiche, misteri che vengono sciolti poco per volta nel corso della narrazione. Per la prima metà della serie Marianne si mostra solo negli incubi di Emma e in brevissimi fotogrammi: la strega compare per una frazione di secondo, come un’interferenza, un inciampo nella razionalità della protagonista, ma la sua figura diventa sempre più chiara e reale, per rivelarsi in tutto il suo orrore solo nel finale di stagione.

Perché Fika consiglia Marianne?

Emma Larsimon Marianne Netflix

Prima di tutto è molto fiko il personaggio di Emma, interpretato da Victoire Du Bois. Una giovane donna capricciosa, immatura ed egoista, carina ma non certo una bellezza canonica, Emma rivendica un diritto spesso negato ai personaggi femminili: quello di essere sgradevoli, quello di non piacere e non compiacere, il diritto di essere umane e avere dei difetti.

Un altro problema di cui spesso soffrono le donne forti nella fiction è che sono come isolate, sole in un mondo che a parte loro sembra composto unicamente da uomini, invece qui troviamo molti personaggi femminili, tutti distinti e molto ben caratterizzati, che intrecciano tra loro relazioni complesse: abbiamo ad esempio Aurore, l’amica d’infanzia, che senza rinnegare la gelosia e il rancore che nutre per Emma decide di aiutarla ad affrontare i suoi demoni; o la signora Larsimon, lacerata tra istinto materno e risentimento per quella figlia ingestibile che l’ha sempre considerata ottusa; o ultima ma non per importanza la signora Daugeron, interpretata da Mireille Herbstmeyer, che, grazie al suo straordinario talento recitativo e a una mimica facciale che la rende estremamente convincente nel ruolo, entra a pieno diritto nel pantheon delle madri terribili dell’horror.

Secondariamente, sono decisamente fike le tematiche trattate e la simbologia. Nel famoso saggio sul mostruoso femminino, Barbara Creed parla della bocca come di una seconda vagina, simbolo di una sessualità mostruosa, vorace, addirittura pericolosa, armata di denti e incarnazione della fobia maschile della castrazione: guarda caso, bocche insanguinate e denti strappati sono immagini che ricorrono ossessivamente in questa serie.

Il conflitto con la madre è un altro dei temi principali: “Ti è piaciuto colpire il viso di questa vecchia come se fosse quello di tua madre?” urla Marianne a Emma attraverso la bocca della signora Daugeron. E può darsi che le sia piaciuto, come forse le sarebbe piaciuto poter colpire davvero sua madre nei momenti di massima frustrazione: il rapporto tra le due donne oscilla continuamente tra astio e tenerezza, un contrasto di emozioni in cui alla maggior parte di noi sarà capitato di riconoscersi almeno una volta nel complesso rapporto coi propri genitori. La maternità stessa è mostruosa, spaventosa: dal ventre della donna possono uscire nuovi orrori, come escono dal ventre della terra, attraverso la tomba di Marianne.

Ho letto tante recensioni che osannano Marianne come “una boccata d’aria fresca” nello scenario horror contemporaneo, descritto come stanco, ripetitivo, incapace di spaventare se non ricorrendo allo splatter e al jumpscare. Su questo non sono d’accordo: negli ultimi anni sono sicuramente uscite pellicole horror scadenti, come ne sono uscite di ogni altro genere cinematografico, ma basta guardarsi un po’ intorno per accorgersi che sono uscite anche opere molto valide e davvero originali, alcune delle quali destinate a diventare dei cult.  A dirla tutta, per quanto Marianne mi sia piaciuto, non ha niente di travolgentemente originale: le immagini, i personaggi e le ambientazioni sono abbastanza tipici del genere, il paragone con It di Stephen King viene quasi spontaneo (un mostro tormentatore di bambini, un gruppo di amici che si riunisce dopo molti anni, due protagonisti che scrivono per professione e usano la loro arte per esorcizzare i propri incubi…).

Resta il fatto che il regista dimostra una profonda conoscenza del genere horror, facendo un uso magistrale di tutti i suoi stilemi e topos, attingendo inoltre al folklore e alla demonologia per caratterizzare la sua strega, facendone un’antagonista terrificante e affascinante al tempo stesso.

Quindi sbrigatevi a vedere Marianne, ma mi raccomando, fatelo con la luce accesa, e tenete una mazza da baseball vicino al letto: non vorrei mai che vi faceste trovare impreparati in caso una certa strega venisse a farvi visita durante la notte…  


2 risposte a "#fikaconsiglia: Marianne"

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