Lucio Battisti: pensieri e parole

di Ilaria di Cugno

La paura d’esser preso per mano, che ne sai?

È la frase che mi rimbomba nella testa da quando ho ascoltato per la prima volta Pensieri e parole di Lucio Battisti. Ne ho fatto il mio scudo, la mia corazza. Come se con poche parole il connubio Battisti-Mogol sia stato in grado di descrivere uno stato d’animo che, anni e anni dopo, avrebbe avvolto la mia esistenza.
Ventuno anni fa, il 9 settembre, ci lasciava Lucio.
Lucio.
Un uomo, un artista che, attraverso la penna infallibile di Mogol, ha saputo trasmettere amori, paure, speranze, rabbie e rancori che ci accompagnano nella vita di tutti i giorni.
Di amori Battisti ne ha cantanti tanti, forse perché le sue dieci ragazze, alla fine, non gli erano realmente bastate.
Sulle prime c’è stata Linda (Balla Linda), la ragazza entusiasta della vita, quella che amava ballare senza fermarsi, una sicurezza per Lucio. Linda era bella, sì, ma forse non era abbastanza.
Linda mi ricorda sempre quell’amore che ti rende sereno, pacifico. È quel tipo di amore perfetto, a volte maturo, senza avere l’età necessaria per esserlo.
Tuttavia gli animi tumultuosi non si accontentano, hanno bisogno di quella scossa viscerale che parte dallo stomaco e arriva al cervello. Quella scossa che ti toglie la ragione, ti fa scalpitare, forse non ti rende tranquillo, ma di certo ti rende felice.
E infatti nel cuore di Battisti c’era ancora Anna. Anna è quell’amore totalizzante, quello che ti prende, ti fa toccare l’apice di emozioni mai provate prima e poi ti abbandona e ti riduce in brandelli. Non importa se hai un lavoro, una casa e tutto quello che puoi desiderare. Nulla ha più senso ormai.
Un amore come quello per Anna ti fa perdere il lume della ragione, tanto che a volte arrivi a un punto in cui non sai più se sei ancora innamorato di una persona, del suo ricordo o dell’idea dell’amore.
Siamo stati tutti almeno una volta nella vita un Lucio innamorato perdutamente di una Anna. Ci siamo amati, ci siamo persi e poi abbiamo cercato di tornare sui nostri passi. E quando pensi di essere andato avanti, di aver superato tutto, quell’amore disperato torna indietro come un boomerang.
Solo credevo di volare e non volo (Fiori rosa, fiori di pesco) è una di quelle frasi che mi ha sempre provocato sentimenti contrastanti, ma che è anche terribilmente vera. Perché io so stare da sola e non ho bisogno di qualcuno per sentirmi viva. Eppure senza di te non volo. Perché da me sono felice, ma con te – o con l’idea che ho di te – potrei esserlo di più.
Lucio torna sui suoi passi, torna da lei. E tutto si svolge veloce: parole dette a metà, tremori scambiati per sentimenti ricambiati. Ma la cruda verità è che lei è andata avanti, ha voltato pagina e quelle parole dette a voce rotta erano solo sintomo di un flebile imbarazzo nel dichiarare un amore nuovo, sì, ma per un altro.
Perché lo so che ami un altro, ma che ci possa fare? Io sono un disperato, perché ti voglio amare (Il tempo di morire). Quanto possiamo essere testardi a volte? Tanto da non riuscire ad arrenderci neppure di fronte all’evidenza.
Eppure, a suo modo, arriva il momento della resa. Io vivrò senza te è una promessa a se stessi. Quasi cinicamente a dire “siamo due persone qualunque in mezzo ad altri milioni di persone qualunque”. Possiamo andare avanti, reagire e rinascere.
E non è facile, nessuno ha mai detto che lo sia, tra ricordi che fanno capolino (Mi ritorni in mente) e malinconie persistenti (E penso a te), possiamo solo imparare ad amarci un po’ di più in attesa di nuove notti e nuovi giorni che presto arriveranno.


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