#01×01 – Questione di fedeltà

Una statistica del 2017 rivela che il 45% degli italiani ha dichiarato di aver tradito il partner ufficiale almeno una volta. Questa statistica arriva al 100% quando si parla di Marco Missiroli.

Il libro di oggi è Fedeltà di Marco Missiroli, uscito quest’anno per Einaudi, vincitore dello Strega Giovani e finalista del Premio Strega.

Fedeltà è la storia di quattro persone: lui e lei, alias, Carlo e Margherita, felicemente sposati fino a che Carlo non porta a casa un “malinteso” di nome Sofia, l’altra: una ventiduenne dalle movenze gentili e con la bravura nello stare al proprio posto. E quasi per ripicca entra in gioco “l’altro”, Andrea, il fisioterapista che Margherita si immagina brutale forse, inesperto, probabilmente.

Bisogna dire perché è stato scelto nella lista dei libri da inserire nel book club. Lo ha scelto Giulia che, ascoltando la radio, in un programma della mattina ne ha sentito parlare da una libraia di Torino. Per la ragazza intervistata Missiroli aveva tutte le carte in regola per vincere lo Strega, cosa che purtroppo (per Giulia) non è successa.

Ma diciamo chi è Missiroli: romagnolo, di Rimini, classe ’88. Non è il suo primo romanzo, l’altro suo grande successo è stato Atti osceni in luogo privato, edito Feltrinelli.

Non siamo tutte d’accordo, tuttavia, sull’essere dispiaciute per la sconfitta di Missiroli. Veronica, ad esempio, trova questo romanzo un “compitino” per vincere lo Strega. Ci ha visto proprio la lista di cose da inserire: citazione di Buzzati? Fatta! citazione di Némirovsky? Fatta! Personaggio con crisi esistenziale? Fatto! E avanti così… Ma questo non vuol dire che sia un brutto libro, solo un poco artefatto.

Persino io, Camilla, non ho amato particolarmente questo libro. Tante volte mi sono ritrovata a chiedermi “Che finalità ha questa storia?”, poiché mi risultava abbastanza inconcludente. Un po’ come Jon Snow nell’ultima stagione di Game of Thrones. In molti casi c’era da chiedersi “Ma dove vuoi andare a parare?”. Nonostante questo bisogna spezzare una lancia in favore di Missiroli che è riuscito a tratteggiare personaggi diversi e molti tipi diversi di fedeltà che possono essere molto interessanti; ci si può ritrovare, ci si può non ritrovare, ma allo stesso tempo si possono conoscere delle realtà molto diverse dalla propria.

Ma passiamo all’ordine del giorno: inizialmente Giulia e Veronica ci parleranno di Margherita e Sofia, due personaggi da cui trarranno riflessioni e approfondimenti. Camilla, infine, parlerà della fedeltà come convenzione all’interno della storia.

Fedeli a noi stesse: Margherita

di Giulia Carniglia

Chi è Margherita? E’ una donna sposata, con Carlo, una donna che vuole realizzarsi e che si sta impegnando molto nel farlo. Una donna che si conosce e conosce sé stessa. Ha un rapporto con il compagno, direi, completo. Loro si conoscono, conoscono ogni piccolo lato di loro stessi perchè hanno avuto il tempo di conoscersi. Si sono dati il tempo per conoscersi. E’ una donna che vive la sessualità, all’interno del proprio matrimonio, in modo onesto. A volte anche irrompente. Però sempre fedele a sè stessa.Margherita si conosce tantissimo, dal punto di vista sessuale. Anche grazie a Carlo. 

Magari tutte noi abbiamo una persona accanto che fa in modo di farci conoscere noi stesse anche a livello sessuale. Di farci capire cosa ci piace, come ci piace e come possiamo essere stimolate a lasciarci andare. 

E’ una donna che tutti potremmo conoscere. Tutti possiamo avere una Margherita nella nostra cerchia di amici. Perchè? Cosa fa Margherita? Margherita pensa a qualcun altro al di fuoir del proprio matrimonio. Pensa in maniera sensuale e sessuale a qualcun altro. Questo, secondo me, è un pensiero che tutte abbiamo. Io l’ho avuto, onestamente. Poi non è successo niente. Però l’ho fatto ed è umano, è normale, a mio avviso. Non ci dovremmo sentire in colpa per pensare una cosa del genere. Perchè siamo onesti… tutti guardiamo chiunque, facciamo pensieri su chiunque. Non esiste una persona estremamente oggettiva, estremamente conscia del “no, io non posso farlo. Non lo farò mai”. Non è assolutamente vero. non siamo fatti tutti con lo stampino. Nessuno all’interno di un matrimonio, una coppia di amici, una coppia di fidanzatini di 15 anni o di 30. Nessuno non penserà mai a qualcun altro. Anche solo posare gli occhi quando si è in spiaggia. In estate, vedi passare un bel ragazzo o una bella ragazza, ovvio che ti togli l’occhiale come nemmeno Audrey Hepburn. E’ normalissimo. 

Margherita è questo. E’ quella donna sulla spiaggia, con i suoi occhiali ad occhi di gatto, vede passare un bel ragazzo, si toglie gli occhiali e lo guarda. E ci fa anche un pensierino. E’ oggettivo, umano e normalissimo. E’ una cosa che apprezzo molto. Apprezzo come è stato reso. Margherita è di un realismo non indifferente. 

E’ un  donna che, nonstante tutto quello che le è successo, è morto il padre, ha una madre affettuosa con cui ha un rapporto molto bello. A volte vorrei avere un po’ anch’io. tutte vorremmo un rapporto con i genitori come quello che leggiamo. Chi di noi non ama il signor Bennet? Chi di noi non adoro il rapporto che ha con le figlie. chi non adora le sue frasette, la frecciatine, lanciate al momento giusto per far capire un concetto? E’ una donna che si è realizzata sul lavoro. Ha avviato la sua agenzia immobiliare. Ha mantenuto saldo il suo matrimonio. Tutti hanno dei momenti bassi ma lei riesce ad affrontarlo senza staccarsi da quello che è. 

Perchè Margherita? 

Lei è rimasta fedele a tutto quello che è. Questo, a mio avviso, è il centro del libro. Quanto rimanere fedeli a sé stessi può costare, o può aumentare, in meglio, la fedeltà che si ha verso un’altra persona. Non è scontato. Quello che ti fa capire questo libro è che sono due cose differenti.

Noi percepiamo l’essere fedeli al compagno/a annullandoci un pochino. Persino il pensiero di tradire è paragonato, mentalmente, al tradimento. Il pensiero di un terzo ti rende colpevole. Se ci facciamo caso, questo è quello che accade nella nostra società. Non sono d’accordo. Io sono più per il “fedeli verso sé stessi” rispetto al “fedeli verso gli altri”. 

Sono egoista, mi dispiace.

Non troverò mai recriminante pensare a qualcun altro mentre sono all’interno di una relazione sentimentale. Non lo farò mai. Se è una cosa che mi piace perché mi devo sentire in colpa? 

E’ questo che mi piace di Margherita. Lei non si è sentita in colpa. 

La reputo la persona più realistica all’interno di tutto questo discorso che MIssiroli ha costruito in dieci anni. E’ reale e rispecchia la quotidianità. E’ una maniera oggettiva, con occhi estranei. 

Oggettiva come guardare le vite degli altri tramite i social. Anche se quello che vediamo non corrisponde alla realtà. Il mondo del social è presente nel romanzo. Il motivo è che noi viviamo nell’era dei social. Quanti di noi guardano su Instagram il profilo di un/a ragazzo/a per vedere come appare? Chi mette Mi piace ad un post e sbirciare il proprietario di quel like. 

E’ da una parte spaventoso perchè non si ha un oggettività, non si ha voglia di conoscere. Guardiamo quello che c’è sui profili e per noi corrisponde alla realtà. Non è vero. 

Quante paranoie ci facciamo? Troppe. Ed è brutto, perchè ti togli il piacere di conoscere una persona. 

Il mio discorso su Margherita l’ho fatto. Concludo con due frasi tratte dal romanzo. 

“Con lui avevo intuito che l’infedeltà poteva significare fedeltà verso sè stessi”.

Non è scontato, possiamo riflettere. 

“La parola sbagliare ha molti significati nascosti”.

Possiamo aprire anche qui una parentesi infinita che, però, non apriremo.


L’oggetto del desiderio

di Veronica Pallavera

Non sono una scrittrice.

Lo dice Sofia al professor Pentecoste dopo un esercizio andato… non come lei avrebbe voluto, ed è una delle cose che più mi sono rimaste impresse di lei.

Sofia ha ventidue anni ed è uscita dalla sua comfort zone, da Rimini si è trasferita a Milano, e sei mesi non le sono bastati per amarla. Si è iscritta ad un master di scrittura creativa, si mantiene facendo la cameriera e amalgama le lezioni di Tecnica della narrazione alla sua indole pratica, annotando le idee sul quadernino delle comande.

Fino a qui nulla di innovativo: Sofia è una ventenne in cerca di se stessa, come molte prima e dopo di lei, perché voglio parlare di lei allora? Forse perché tra quelle a cui è stato detto che sono i numeri a farti mangiare, e non i libri, ci sono anch’io.

Non sono una scrittrice, non sono abbastanza brava, lo so da sempre.

È lei a dirlo a Carlo, che per lei è il professor Pentecoste, dopo un esercizio di scrittura, appunto. Missiroli riesce a condensare nella contraddizione che ha portato Sofia a Milano, a quel master, pur sentendosi da sempre non abbastanza brava, il mistero che unisce milioni di noi alla scrittura. È quella corda che ti sottende tra il bisogno di raccontare e di raccontarsi, di spiegare com’è il mondo attraverso i propri occhi, e contemporaneamente la sensazione di non essere davvero in grado di farlo, come se ci fosse un continuo paragonarsi a qualcuno di più bravo.

Il racconto che Sofia prepara per il corso si intitola “Come stanno le cose”, quindi ci viene detto di Sofia che il suo bisogno di scrivere viene proprio dalla necessità di raccontare qualcosa che non è in grado di esprimere a parole ad alta voce, davanti a nessuno, men che meno davanti a se stessa, e quindi affida tutto questo episodio così doloroso alle pagine.

La natura dell’episodio sarà poi svelata lungo il romanzo, ma verrà volutamente lasciato un alone di mistero: la scelta di Sofia, la versione di Sofia, non sarà mai del tutto chiarita, perché stava proprio in quelle pagine che non si comprende se Carlo ha davvero letto. Sofia ricalca uno dei cliché più fortunati della letteratura: la studentessa che si innamora del suo professore, delle sue p battenti e delle sue s timide, perché rivede in questo professore tutto quello che lei vorrebbe essere, e la cosa paradossale, che rende interessante Fedeltà, è il fatto che Carlo non è lo scrittore di successo, Carlo non è così tanto il modello a cui guardare: è uno scrittore fallito, un uomo con un romanzo mai scritto nel cassetto. Eppure Sofia guarda a lui comunque come un modello. Forse è proprio il fatto che lei riesca a stimarlo così tanto ad attrarre Carlo, o almeno questa è la mia visione, che sta sottesa in questa attrazione tra i due, che va molto al di là dei corpi, anche se poi di corpi si parlerà molto nella loro chiamiamola “relazione”.

Le aveva messo una mano al centro della schiena, quasi per consolarla, facendola salire poco alla volta fino alla nuca.

– Scusami, – le aveva detto poi ritraendo la mano.

Perché mai, – aveva risposto lei. Si era masturbato con il perché mai nel bagno del lavoro, e nei giorni successivi, aspettando di capire l’impatto di quei due avverbi sul suo matrimonio.

La relazione, se così si può chiamare, tra Carlo e Sofia sta tutta in una scena così semplice che coniuga quindi il corpo, la mano sulla schiena, alla nuca, e due avverbi, quel “perché mai”, come a dire che Sofia non aveva bisogno delle scuse.

Nel contempo ad attrarre Carlo di Sofia è quella sua bravura nello stare al proprio posto, il fatto che non si esponga a una vera e propria dichiarazione di attrazione e contemporaneamente non la rifugga, quel perché mai, quel non bisogno di scuse, è una dichiarazione senza di fatto esserlo, senza mettere Carlo nella posizione di sentirsi in difetto. Gli permette di masturbarsi in un bagno senza mettere troppo in discussione il suo matrimonio perché

era l’aforisma che funestava l’immaginario adultero: «Non significa niente». O meglio: «Non significa troppo».

La loro è una storia-non storia, che si basa su un malinteso, su qualcosa che non è mai realmente accaduto, e la fedeltà di cui parla il romanzo non è la fedeltà di Sofia. Sofia non ha la necessità di essere fedele a nessuno, non è la protagonista, Sofia è l’oggetto del desiderio e contemporaneamente la cosa che ho apprezzato di questo romanzo è il fatto che Missiroli comunque abbia dato uno spessore a quello che è sempre stato all’interno della letteratura un semplice oggetto di desiderio. Sofia è un vero personaggio pur non essendo la protagonista, pur non facendo parte di quella riflessione sulla fedeltà che il romanzo propone.


Fedeli a chi? Una breve storia della fedeltà come convenzione sociale

di Camilla Magnani

Buonasera e benvenuti a Super Quark, quest’oggi lasceremo da parte i nostri cari dinosauri e parleremo della fedeltà come convenzione sociale all’interno della storia.

Lasciamo perdere la mia scadente imitazione di Piero Angela per prendere comunque in considerazione quel tema di cui stavamo parlando.  

Attenzione, è importante fare un disclaimer quando si parla di storia: noi siamo individui del 2019 che guardano al passato con un occhio abbastanza critico, ma ci dobbiamo ricordare che ciò che era giusto e sbagliato, condannato e non condannabile dalla società nel passato, è completamente diverso da ciò che noi reputiamo in questo modo quest’oggi.

Quindi non dobbiamo essere critici ma, visto che non si può fare storia in maniera totalmente oggettiva, qualche riflessione si può trarre.

Leggendo il libro “Dammi mille baci” di Eva Cantarella, ho imparato delle cose molto interessanti: la fedeltà e i tipi di amore in epoca romana. Oggi vi racconterò qualcosa che mi è sembrato degno di nota.

Innanzitutto, consideriamo che non c’era un unico tipo di amore, ma diversi. Quindi ecco qui il vostro catalogo come se io fossi il vostro Ovidio da quattro soldi.

I primi della lista erano gli amori dovuti, quindi quelli che la società di aspettava che voi provaste, come quello di un genitore per un figlio oppure quello che prova il marito verso la moglie, o la moglie verso il marito. Teniamo conto, però, che il matrimonio in epoca romana in realtà era un po’ un fastidio per gli uomini. Come se ci si dovesse sposare per forza, un passo obbligato della propria vita, ma in realtà non era un matrimonio come noi lo concepiamo adesso. 

Erano pochi i casi in cui c’era davvero l’amore. Alcuni sono anche testimoniati a Pompei, dove su alcuni muri compaiono delle scritte come

Non venderei mio marito per tutto l’oro del mondo

oppure

Fottitela bene!

un augurio delicatissimo dell’amico degli sposi il giorno della loro unione. 

Quindi, questi sono gli amori dovuti, quelli che la società pensa che dobbiate provare. In realtà noi ora la vediamo in maniera un po’ diversa: si deve costruire un rapporto. Ci sono delle convenzioni sociali che presuppongono un legame, ma il rapporto in realtà sta all’interno della famiglia, di quelle piccole relazioni che noi tutti conosciamo e di cui non si deve rendere conto a nessuno. 

Il secondo tipo di amori, invece, sono gli amori possibili: quello che possono essere provati, ma possono anche non essere provati e, nel caso fossero provati, non desterebbero biasimo.

Il terzo tipo è quello degli amori impossibili che, anche se poi chiaramente venivano provati lo stesso, creavano riprovazione all’interno della società. 

Consideriamo che l’uomo era molto più libero, chiunque abbia letto un libro di storia sa che la storia è stata fatta prevalentemente dagli uomini, che erano molto più liberi in tutti.

La donna quindi doveva essere sessualmente integerrima, fedele, parsimoniosa e obbediente, mentre all’uomo era concesso di godersi una serata con una prostituta ogni tanto.

L’esempio per le donne doveva essere Lucrezia, moglie e donna modello, invidiata da tutti, che, dopo essere stata stuprata, piuttosto che convivere con la consapevolezza di essere stata violata da qualcuno diverso dal marito, ha preferito la morte. 

Questo ci fa pensare che effettivamente tante volte all’interno della storia il corpo della donna non è mai stato veramente suo e non possiamo non pensare al fatto che anche oggi tante volte ci viene il dubbio che il nostro corpo non sia veramente nostro. Pensiamo a quello che sta succedendo in alcuni stati del sud degli USA, in cui anche in caso di stupro l’aborto viene considerato un reato. Quindi, in realtà, che cosa possediamo noi se non possediamo il nostro corpo? Se il corpo addirittura è proprietà dello stato, è proprietà di qualcun altro. Questo sicuramente è sicuramente qualcosa su cui riflettere perché purtroppo nel mondo di oggi, ma anche nel passato, la donna possiede il suo corpo solo come riflesso di ciò che può dare alla società, non come una proprietà sua e inviolabile.

Un aneddoto piuttosto divertente riguarda le conseguenze della Legge Giulia: provvedimento che Augusto, tra il 18 e il 19 aveva preso per mantenere un decoro sociale. Cosa diceva questa legge? Le donne adultere dovevano essere deportate su un’isola a vita. Ve lo immaginate? Secondo me si sarebbe potuta creare una situazione alla Orange is the new black. 

Comunque sia, nella famiglia di Augusto c’era la famosa Giulia che non era sicuramente la persona più integra del mondo. Motivo per cui romani hanno un po’ preso in giro questa legge, vedendo da che pulpito veniva la predica. Questa legge non valeva per le prostitute, ovviamente.

Che cosa successe quindi? Essendoci degli elenchi dove potersi registrare come prostitute, le donne romane che non erano prostitute hanno iniziato ad andare ad iscriversi a questi elenchi, per poter fare ciò che volevano ed essere immuni alla legge.

Ricordiamolo, però, non ci sono sempre state coppie infelici, matrimoni combinati per questioni di famiglia. Ci sono state, come dicevo prima, anche delle vere coppie felici che, tuttavia, appartenevano per forza di cose, a classi sociali più basse, non dovendosi unire per interesse economico.

Ma andiamo un attimino avanti nel tempo, parliamo del Medioevo. Dobbiamo immaginarci una società permeata dal cristianesimo. Tuttavia, nota molto importante, il matrimonio è diventato un sacramento solo dal XII secolo in poi. Prima di quel momento possiamo considerare il matrimonio come un accordo tra due famiglie, tra due persone.

Tuttavia, quando il cristianesimo ha iniziato a diventare l’elemento principale della vita delle persone durante il Medioevo, dovete sapere che non si poteva fare sesso tutti i giorni. 

185 giorni all’anno: è questo il tempo che avevano a disposizione per fare sesso le coppie nel Medioevo. Non si poteva fare sesso durante il fine settimana, ma il problema vero stava nel fatto che durante il Medioevo si celebravano una enorme quantità di festività. I giorni che rimanevano “liberi” erano davvero pochi se consideriamo anche che non si poteva fare sesso con una donna in stato di gravidanza, non si potevano avere rapporti nel periodo successivo al parto e che non si poteva per nulla al mondo fare sesso con una donna con il ciclo, restavano circa 185 giorni.

Pensate che sfiga se dopo circa tre mesi di feste vi fosse venuto il ciclo…

Una cosa molto divertente che si è sviluppata nel Medioevo, inoltre, è la Poliandria. Purtroppo, però, le fortunelle che potevano essere una donna sola con moltissimi uomini si contestualizzavano solo all’interno del buddismo tibetano. Lo faranno ancora? Perché nel caso potrei essere interessata.

Parliamo invece ora dell’età moderna che, ricordiamolo, si conclude verso la fine dell’Ottocento. 

Chiaramente, come sempre, i matrimoni venivano celebrati per una questione di status quo perché le famiglie dovevano unirsi in un certo modo e la maniera migliore era quella di far sposare i propri figli. Questo lo vediamo nelle famiglie nobiliari, ma succedeva anche nelle famiglie borghesi per unire le attività. Era la prassi combinare matrimoni per interesse economico. La cosa che risulta particolarmente interessante è la punizione che subisce l’uomo quando viene tradito.

Chiaramente siamo sempre in un contesto in cui la donna subisce le punizioni peggiori; la punizione dell’uomo, però, soprattutto in età rinascimentale, era davvero particolare. 

Se un uomo veniva tradito dalla propria donna era socialmente preso in giro perché rompeva il decoro della società. Veniva sottoposto agli charivaris, prese in giro molto pesanti. La cittadinanza, ad esempio, veniva sotto casa di colui che aveva rotto il decoro sociale, urlando, battendo pentole… Esistevano rituali, come la cavalcata dell’asino o l’ideazione di parate in cui il “cornuto” faceva una figura pessima. 

Non era veramente una vittima, come possiamo concepirla noi oggi, anzi, era colpevole e anche vittima. Colpevole di aver rotto quel “sì però così sta bene all’interno della nosta città” e quindi, paradossalmente, anche se la donna subiva dei castighi peggiori e la condanna sociale la obbligava all’isolamento, era l’uomo che veniva preso in giro come “cornuto”.

Però, dobbiamo ricordarci, anche in questo caso che non esistono solo matrimoni infelici o matrimoni combinati, solo matrimoni in cui ci si tradisce a vicenda. Esistono anche matrimoni felici: pensiamo ad esempio all’unione della regina Vittoria e del principe Alberto.

 Dal 1600 il matrimonio, e quindi anche il tradimento, diventano una questione privata e ci avviciniamo di più alla concezione che noi abbiamo adesso della fedeltà e dell’infedeltà: un danno che viene fatto alla coppia, un danno che viene fatto all’altra persona, ma non ricade sulla società. 

Quindi viene da chiedersi: conosciamo davvero il significato del matrimonio, della fedeltà, oppure è semplicemente un passo obbligato dettato dalla convezione sociale? Ci si sposa per dovere o per piacere? e stando insieme, sposarsi o non sposarsi cambia davvero le cose?

 Fonti:

Qualche riflessione finale

A Giulia è rimasta una frase che potrebbe benissimo essere un mantra, “Sbagliare è umano, tradire non è un peccato”. Inoltre, è incuriosita da come Netflix Italia riuscirà a trasportare sullo schermo questo libro. Perché, ebbene sì, dopo un mese dall’uscita di Fedeltà, Netflix ha annunciato il suo desiderio di trasformalo in una serie tv. 

Camilla, anche lei incuriosita dalla serie televisiva, la guarderà per capire come verranno resi i personaggi del libro e capire se arriveranno ad una conclusione. Per Camilla, tradire gli altri è come tradire sé stessi. Per lei, l’apologia del tradimento, che Missiroli disegna, è quasi fastidiosa. Perché, non riuscirebbe a convivere con l’idea di essere una brava persona anche se ha fatto una cosa che le ha dato soddisfazione momentanea. 

Invece Veronica, proponendosi di parlare bene del libro, ha deciso di non parlare del concetto di fedeltà perché sarebbe d’accordo con Camilla. Cosa le ha lasciato? Un’amica di nome Sofia. Tempo fa, grazie Pinterest, avevamo letto una frase: “L’amicizia nasce quando due persone si incontrano e una dice all’altra, “Ah, davvero? Anche tu? Credevo di essere l’unico.” Sofia è stata questo per Veronica. Lei che credeva di essere l’unica mentre la cosa bella della letteratura è farti sentire meno solo. Lei si è ritrovata non solo nel suo modo di scrivere ma anche nel modo in cui affronta la vita come una giovane donna. 

Per concludere, Veronica ha scelto una frase che, secondo lei, racchiude al meglio le sue riflessioni:

 Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni».

Francis Scott Fitzgerald


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...